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L’odore delle gambe delle donne: capitolo sessanta

10 martedì Nov 2015

Posted by carlomolinaro in prosa

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l'odore delle gambe delle donne

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Che quella doveva essere la direzione, del resto, è stato deciso tanto tempo fa, quando qualcuno s’è inventato che in principio era il verbo, e l’ha fatto credere a tutti, per imporlo alla fine come ineso­rabile, o addirittura glorioso, destino. È un mezzuccio da ragazzini, convincere che fosse stabilito da sempre, dal passato, ciò che si vuole stabilito per il presente e il futuro: e infatti l’umanità era ragazzi­na quando l’inganno fu orchestrato. Però funziona – scrisse Enea Vaschz, e sentì una grande stanchezza mista a una quasi serena rassegnazione. Il velocissimo progresso tecnologico e scientifico di quegli anni stava già trasformando i corpi degli uomini in macchine: gli organi venivano sostituiti con protesi meccaniche, per rimediare i guasti, ma ormai sempre più spesso anche per migliorare le prestazioni dell’originale.

Sostituire un braccio di carne, odoroso di sudore, con un braccio meccanico, era tuttavia, a suo avviso, solo un primo passaggio, in fondo ancora rudimentale. Il passo successivo era già prevedibile, era già ovvio: un braccio virtuale, non più biso­gnoso di vero movimento in vero spazio. Perché usare materia, sempre esposta al rischio di difetti e logoramenti, e perché occu­pare spazio, sempre problematico e limitato? Tutto poteva essere trasformato nell’immagine virtuale senza spazio e senza materia. Allora sarà compiuta la trasformazione della realtà in narrazio­ne, la metamorfosi delle cose in parole.

“Non credo però” – pensò Enea Vaschz – “che potranno nar­rare gli odori delle gambe delle donne così da far sì che la nar­razione valga l’odore, né ottenere che la parola accenda la vo­glia olfattiva primaria. No. Sanno che è impossibile, e perciò gli odori li stanno già facendo dimenticare, li stanno sopprimendo. Il verbo vince come vincono i guerrieri di latta: grezzo, povero, crudele, noioso”.

Andò a dormire, sperando di sognare l’odore vulvare di Dilet­ta, vero, conosciuto, annusato, oppure quelli di Grazia o di Fe­derica, altrettanto veri, conosciuti, annusati. Sono pochi, sem­pre e comunque troppo pochi, in una vita, gli odori di donna in cui ci si è tuffati davvero: le vulve toccate con la lingua, non con il linguaggio.


Questo è il capitolo sessanta di L’odore delle gambe delle donne, Miraggi Edizioni, 2015. Lo si trova ordinandolo nelle migliori librerie oppure sul sito dell’Editore.

L’odore delle gambe delle donne: incipit

09 lunedì Nov 2015

Posted by carlomolinaro in prosa

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l'odore delle gambe delle donne

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Alla fine, Enea Vaschz scese al compromesso: imbrattare il
suo sogno, per poterlo raccontare. Già chiamarlo sogno era un
compromesso: Enea Vaschz sapeva che ad abitare nella sua mente
era, tutta intera, la realtà. Ma chiamarlo sogno era un primo
passo necessario per comunicare. Enea Vaschz si sedette al tavolo
per scrivere. Respirò profondamente. Dubitò ancora di sé e
della propria intenzione. Sapeva di dover affrontare, di minuto
in minuto, l’assalto dell’inedia, la seducente consapevolezza
dell’inutilità. Ma volle provare a cominciare.

Si richiamò alla mente la più recente delle geniali metafore
con cui giustificava a se stesso il proposito sacrilego di sporcare
di lingua la purezza indicibile della realtà. I coloranti dei chimici.
I chimici, per vedere la roba, la sporcano. Non hanno un
altro modo. Quindi non vedono la roba davvero, vedono una
roba sporcata. Ma si accontentano. Non c’è altra via. Raccontare
è lo stesso procedimento. Sporcare con le parole, perché si
possa vedere – vedere qualcosa, quanto meno. Qualcosa, dentro
il falso dei coloranti.


Questo è l’incipit di L’odore delle gambe delle donne, Miraggi Edizioni, 2015. Lo si trova ordinandolo nelle migliori librerie oppure sul sito dell’Editore.

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