Parodia

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Le vostre madri vi stanno ancora facendo
quello che hanno sempre fatto:

così voi non riuscite a volare,
a staccare il cuore dai fili
che senza amore si sono intrecciati
come rovi a difesa di un sonno non voluto,
di un sogno non sognato.

Le vostre madri non so se hanno colpe,
certo hanno commesso delitti:
il più grave, scagliare le pietre
per credere sé stesse immuni dal peccato:
credere di esserlo, forse, per diritto.

Ma ora alzatevi, donne bambine:
sarà inteso ciò che avete da dire.
Matura il tempo contro ogni presagio,
non c’è inverno tanto freddo da fermare
la forza delle gemme, delle spighe.

Viene l’ora del perdono che condanna
il male a farsi chiamare per nome:
svestito dell’inganno, sgretolato
da una voce che ormai non ha paura
il male non potrà più farvi male.


Scritta nel 2019.

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Il cielo

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il cielo è bello in questi giorni
ha le sue pennellate di luce
di colori, di toni di grigio
con certi riverberi che nessuno scenografo
saprebbe inventare
si regala ai tetti, alle pareti
agli alberi cittadini, collabora
con il vento, fa spazi
e li modifica – noi sotto
non sappiamo che farcene, corriamo
dal farmacista, dal commercialista
da un bambino che piange

forse il cielo è deluso, è una madre
che per tanto che faccia per te
non ti vede felice

ma no, è fantasia, il cielo
nemmeno sa di noi, quando alzo
lo sguardo mi perdo
in grembi immaginari, le nuvole
non trattengono cadute, accompagnano
come le musiche in sottofondo
nei bar di periferia
dove ragazzi sbottano, digrignano
sguardi gli adulti, la rissa
inutile è nell’aria


Scritta nel 2019.

La bellezza trasversale

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LA BELLEZZA TRASVERSALE

a S. de S.

Non tornerà la bellezza trasversale
delle vetrate della biblioteca
di Lettere, polverose.
Dalla tradotta, scorrono le cose:
oggi qui ti trovi in faccia
una bellezza grossa, gonfia, frontale.

Si può fuggire, forse. Di mio, ti porterei
intanto a Genova in un albergo
a ore di via Prè (ne conosco due buoni).
Non sarebbe necessario scopare:
basterebbe, sfiorandoci, inspirare
un certo odore di porto, di mare.


Scritta nel 2019.

L’esistenza

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, , ,

Ti ho detto ti amo per la seconda volta
in un mese. Nella vita quasi mai
l’ho detto ma con te viene spontaneo
come un grido o un sospiro.

Non che ora io sappia che cos’è l’amore.
Non l’ho saputo mai e non lo so.

Eppure, con te mi sento
come fossi sicuro
di cose che non so
pensare, immaginare. È strano.
Forse è così quelli che credono in dio
– mai ho capito, nemmeno lontanamente
come facciano. Eppure.

Per davvero non credo in nessun dio.
Ed è tragico, è brutto, il nulla della morte
ha fauci retroattive, mi divora
in certe notti e contro il nulla nulla
io posso fare.

Mi consolo sognando numerose
fiche accoglienti, larghe come valli
dove cammino da non forestiero
spruzzando sperma come le ninfe spruzzano
acqua benedicente dalle dita.

Non esistono le ninfe, non esistono
le fiche larghe come valli e infine
nemmeno esisto io, lo so, però
sognare è confortevole.

Nel mio non esistere
ti ho detto ti amo per la seconda volta
in un mese, e so quello che dico
pur non sapendo nulla, ed è un mistero
in cui mi allento, mi lascio
sciogliere come un nodo. Ciò che sento
è che allentare i tuoi nodi vorrei:
che un tuo sorriso
ha più senso che ogni paradiso,
un senso così forte
che esistere quasi non è necessario.

Poi, la Pro Vercelli è prima in classifica
nonostante abbia giocato meno partite
delle inseguitrici, tranne l’Entella che
ne ha giocate ancora meno, l’Entella
è la vera rivale, ormai quasi tradizionale;
poi ci governano i criminali
Putin Trump Salvini, poi c’è il cancro,
il sole, la cirrosi, i campanelli, l’Isee,
c’e il nipotino che dorme nel passeggino
e mi lascia scrivere, al suo primo lamento
smetto per prenderlo in braccio,
è un’ottima ragione, poi
io sfilaccio le poesie, non le chiudo col botto:
diffido delle belle frasi sbang,
diffido del concentrato di verità ed emozione:
se esistono, la verità e l’emozione
sono nei trucioli di lavorazione,
nelle tracce, nella diluizione,
nel filo di ragno fra quadro e cornice.


Scritta nel 2019.

L’idea di paradiso

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Prima di stare con te
pensavo che le notti, le notti intere di baci
con i cuori che scavano nei cuori
delicati e sicuri
fossero roba di letteratura:
fanfole di poeti, me compreso.

Pensavo questo a sessanta suonati,
io gran pezzo d’idiota.

Ora noi non abbiamo
nessun rito di congedo:
per distaccarci
è necessario che si cada esausti.

Tu
sei il gol di Grosso al centodiciottesimo,
l’urlo che non sapevo
di avere nei polmoni.

E molto ancora più
sei tutto questo essendo tutta tu:
la mia callida incallita fantasia
nemmeno un capello
ti aggiunge o toglie via.

Tu
quando sorridi in faccia al mio sorriso
rendi bene l’idea di paradiso.


Scritta nel 2019.

L’utile, il buono e il corretto

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forse è vero che dialogo meglio
approfondisco psicologie
con le ragazze giovani
d’altronde un po’ di zucchero
sulla fatica

la natura si basa su questo
i colori dei petali
le penne sontuose dei pavoni
tutta fuffa
per lo stesso merdosissimo fine
ampliarsi, riprodursi

è un lavoro
che soltanto ingannando lo fai fare
dai un poco di nettare al moscone
e mentre succhia
gli attacchi al culo il polline
perché la vita sia

non so che conclusioni
trarre da questo
forse che l’utile, il buono e il corretto
mica si ha voglia

ma
ho un po’ di nausea delle conclusioni
non sono mai sicuro
fottetevi, magari


Scritta nel 2019.

I colori dei fiori

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Nei solchi delle nostre cicatrici
scorrerà vero amore? Porta nausea
il flusso di parole. Componiamo
carmi per nozze che nessuno mai
poté né può né potrà celebrare.

Appòggiati al mio petto silenziosa:
senti il rumore delle pulsazioni
fragile come un mormorio di foglia
per una breve non prevista brezza.

Senti l’odore inutile dei giorni
nell’arduo privilegio di sapere
i colori dei fiori, delle case:
la bellezza di cui si ha nostalgia.



È attraverso ferite che vediamo.
A un assassino innalziamo preghiere
perché ci tolga ciò che ci ha donato:
questo lume confuso di ragione
che fa parlare, parlare, parlare.

Appòggiati al mio petto silenziosa.
Nei solchi delle nostre cicatrici
scorrerà vero amore.


Scritta nel 2019.

Srotolare

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nella camera a ore
per acconciarsi in stile lingerie
srotola una calza autoreggente
su una gamba, lentamente

dopo sette minuti
srotola sul cazzo del cliente
un preservativo, la puttana
e s’accovaccia guidandolo a entrare

il trigesimoquinto del Paradiso
il centesimoprimo del poema
è scritto dentro una rima vulvare
frequentatissima, eppure

a l’alta fantasia manca la possa
– intuisco il perché, ma trattandosi
d’un perché non verbale
non lo posso srotolare


Scritta nel 2019.

Le sette del mattino del quattordici gennaio

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C’è stato vento stanotte, sbattevano
tettoie malferme, cigolavano
infissi, sventolavano e scorrevano
tende su guide metalliche: sentivo
questi suoni nel trasogno,
in minuti abbracciato con te, in altri
minuti no. Vorrei andare
a trovare Federica ed Erika,
anche Michela, a est a sud a ovest
farei l’amore con tutte ma non è
più strettamente necessario, anzi
non lo è mai stato, posso guardare
un porno di pissing e fist fucking
con ragazze giovani, sognare
slargati firmamenti, vie lattee
pervie, scombinabili come
i bambini le biglie o i coriandoli
nell’accennarsi d’un mattino terso
di cirri velocissimi, lontani,
irrelati con me – parlavamo
d’infanzie, ieri sera, dell’essersi
o no azzuffati, alla complicità
serve uno scopo e non l’ho mai avuto.

(Ho aperto la finestra sul cortile,
la primissima luce disegna i comignoli
del palazzo di fronte, ho respirato:
è stato caldo il vento di stanotte,
ha odori molli, quasi già di petali
primaverili, c’è ancora silenzio
ma è in agguato l’armata del giorno:
ecco parte il clangore dei problemi,
il battaglione delle cose che
fanno di norma le persone sane;
nel mio squilibrio stabile rimango
seminascosto a osservare, ascoltare.)


Scritta nel 2019.

Il piccolo contropasso

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mi sono accorto, ora
del piccolo contropasso inavvertito
con cui rallento sempre l’andar via
che sia un andare di dolore o sollievo
o di non sapere se dolore o sollievo
quel piccolo contropasso inavvertito
ora l’ho avvertito
mi sono reso conto, mai
sono andato via davvero, né tornato
in ogni viaggio mi turba
qualcosa che è sbagliato


Scritta nel 2019.

Titfuck day

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in un bordello a Tarragona
una trentenne popputa puttana
genuinamente catalana
offre il titfuck day:
giorno della spagnola
che qui chiamano cubana

il cazzo fra le tette
solo quello promette
prezzo promozionale
per fare solo quello:
concludere schizzando
sperma fra seno e collo

oggi soltanto quello:
ma se vuoi penetrare
nella vasta ficona
o nel culo slargato
puoi tornare domani
con il prezzo consueto

è una bella ragazza
gioviale e sorridente:
la immagino a notte
dopo l’ultimo cliente
con le poppe odorose
di cazzi innumerevoli

di certo non si lava
non perde troppo tempo:
dall’uno all’altro uomo
passa fra tetta e tetta
soltanto una salvietta
umida usa e getta

in un bordello a Tarragona
una trentenne popputa puttana
è bellissima e vorrei
di questo titfuck day
esser l’ultimo cliente:
sentirla tutta aulente

forse ciò manifesta
omofilia latente:
o più semplicemente
mi piacciono gli odori
che lasciano gli amori
sui corpi delle donne

in un bordello a Tarragona
una bella fanciulla
in una dolce sera
il cuore m’innamora:
e per qualche momento
m’allontana dal nulla


Scritta nel 2019.

Il bene di vivere

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Spesso il bene di vivere ho incontrato.
È la ragazza che a un tratto m’abbraccia
premendo sul mio petto la sua faccia,
è la donna che dopo una tristezza
solleva il viso
schiarito in un sorriso, è la bellezza
d’un’ombra che percorre una scarpata,
è un ricordo che affiora
da una storia perduta, è un soleggiare
che tutto ricolora. Spesso il bene
di vivere ho incontrato
e spesso il male, certo, ma di questo
s’è già troppo parlato.

(Torino, stazione di Porta Nuova, mattino di Natale del 2018)


Scritta nel 2018.

Si potrebbe essere

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Si potrebbe essere in amore
non le due mezze mele che combaciano
o qualche altra sciocchezza
– non esiste l’interezza –
ma i due lembi, i due labbri, i due bordi
d’una ferita da rimarginare:
labbri che congiungendosi
rifanno pelle dove c’era taglio:
pelle tenera e nuova
col segno fiero della cicatrice:
pelle vera, che protegge ma sente:
difende ma percepisce e risponde:
pelle, non ottusa fasciatura, pelle
sana – guarigione
dove c’era infezione, emorragia.

È spaventosa ed è meravigliosa
questa ipotesi su ciò
che si potrebbe essere in amore.

Non ci badare, non ti spaventare
– è solo un frutto della fantasia.


Scritta nel 2018.

Bellezza di cielo

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Quando un viso ha bellezza di cielo
non importa che sia sereno o nuvolo:
il cielo è cielo sempre, nell’azzurra
quiete o nel sabba dei lampi: è sincero
con tutti – ma non svela il suo mistero.

Quando un viso ha bellezza di cielo
uno lo benedice, uno bestemmia:
secondo l’estro, secondo l’umore.
Gente sanguigna. Io muto spingo avanti,
a illuminarsi, un’anima di polvere.


Scritta nel 2018.

Bellezza fiera

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Con le mammelle lucide di sperma
spalmato appena con le dita, dopo
la svelta prestazione alla spagnola,
tirava su il corpetto del vestito
macchiandolo, ne regolava il bordo
perché la scollatura confinasse
con la circonferenza delle areole,
tornava nella sala delle danze.
«Di certo non mi lavo dopo ognuno»
– ma non era pigrizia, le piaceva
che le presunte caste sibilassero
ai fidanzati indotti in tentazione:
«Bel décolleté, però puzza di cazzo».


Scritta nel 2018.