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Non sono saggio, ma
riesco a volte a essere sereno
anche verso la vecchiaia, verso il tempo
che stringe e allontana (due azioni
apparentemente contraddittorie, ma
il tempo fa così) – a volte
ci riesco, mica sempre – d’altronde
cos’è che riesce sempre?
A me nulla, non so a voi. Pensavo
traversando il mercato deserto
di piazza Barcellona stasera
che mi sento spesso incompreso ma
altrettanto incomprendente
e dunque: c’è questa barca
che va, e non dico lasciamola andare,
questo no, io tiro le vele e mi ribello
e do colpi di timone a modo mio
e non smetterò mai, però
a volte, solo a volte, sento
che è così, che ovunque si vada
con o senza un motivo, c’è un vento
che porta odori e un cielo
che s’apre a momenti, con stelle
che paiono placide e pazienza
se placide non sono, socchiudo
gli occhi e così da me stesso sciogliendomi
mi sento più simile
ai miei simili, un poco meno solo:
ha tregua la battaglia, s’attutisce
l’urlo che sempre nel cuore mi urla,
per un minuto o due
lo lascio stare, il mondo, com’è.


Scritta nel 2015.

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