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probabilmente non leggi nemmeno
ciò che ti scrivo
e se leggi penserai com’è prevedibile
che ti scrivo
subito dopo averti incrociata
stamattina in corso Belgio
5 luglio 2017 ore 10 circa

lo porti ancora nel marsupio
a un anno e due mesi
sì lo so
i bambini anche quando camminano
a un tratto si stancano
e rischi di doverlo trascinare

sei sempre bellissima

tutto quello che t’ho scritto
in quasi nove anni
l’avrai buttato via
o forse lo conservi in un dossier
per un’eventuale denuncia per stalking

sai che stalking
ammetto che da quando
qualcuno m’ha detto dove abiti
ho un poco spostato il baricentro
delle mie contemplanti passeggiate
(fin da bambino ho amato girare
trasognato da solo, guardare
il mondo con amore)
dal Valentino verso la penisola
fra lungopò Antonelli e la Colletta
(ho sempre amato la Dora Riparia
grigia, selvatica)

ma non mi sono mai appostato
(inglese to stalk, «appostarsi»)
né mai mi sognerei
di suonare al tuo citofono

che tu non mi voglia sposare lo capisco
ci sono mille validissimi motivi
che tu non mi voglia parlare
lo capisco di meno

tu con me
sei peggio dell’embargo degli USA su Cuba
nella guerra fredda
¿qué he hecho yo para merecer esto?
non lo so

sei sempre bellissima

ti penso senza quasi più parole
non so che lingua usare
de toute façon
mi querida
t’estimo


La poesiuola è stata scritta subito dopo la fugacissima visione. Ripensandoci, forse è difficile che il bambino nel marsupio avesse un anno e due mesi. Sembrava più piccolo. Forse è il bambino di una tua amica. Ma non ho potuto osservare bene. Sto cercando di rassegnarmi all’idea che tu non vorrai mai passare del tempo con me. Ma è una rassegnazione difficilissima, forse impossibile.

 

Scritta nel 2017.

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