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Su una panchina in lungopò Antonelli
osservo a lungo il fiume verso sera.
Mi sento in pace. Non aspetto cadaveri
di nemici che porti la corrente.
Non ho nemici o comunque se ne ho
poco m’importa di loro, quasi niente.

Meglio sarebbe una persona viva
che percorrendo il viale alle mie spalle
mi facesse, vedendomi, un sorriso
amichevole: «Possiamo parlare».

Non lo riesco più nemmeno a immaginare.
Meglio anzi che non passi: ne avrebbe
fastidio e stizza. Sto in pace qui da solo,
guardo le ombre salire sugli argini,
anatre ancora insonni scivolare
sull’acqua e la mia notte dentro me.


Scritta nel 2018.

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