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C’è stato vento stanotte, sbattevano
tettoie malferme, cigolavano
infissi, sventolavano e scorrevano
tende su guide metalliche: sentivo
questi suoni nel trasogno,
in minuti abbracciato con te, in altri
minuti no. Vorrei andare
a trovare Federica ed Erika,
anche Michela, a est a sud a ovest
farei l’amore con tutte ma non è
più strettamente necessario, anzi
non lo è mai stato, posso guardare
un porno di pissing e fist fucking
con ragazze giovani, sognare
slargati firmamenti, vie lattee
pervie, scombinabili come
i bambini le biglie o i coriandoli
nell’accennarsi d’un mattino terso
di cirri velocissimi, lontani,
irrelati con me – parlavamo
d’infanzie, ieri sera, dell’essersi
o no azzuffati, alla complicità
serve uno scopo e non l’ho mai avuto.

(Ho aperto la finestra sul cortile,
la primissima luce disegna i comignoli
del palazzo di fronte, ho respirato:
è stato caldo il vento di stanotte,
ha odori molli, quasi già di petali
primaverili, c’è ancora silenzio
ma è in agguato l’armata del giorno:
ecco parte il clangore dei problemi,
il battaglione delle cose che
fanno di norma le persone sane;
nel mio squilibrio stabile rimango
seminascosto a osservare, ascoltare.)


Scritta nel 2019.

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