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Prima di stare con te
pensavo che le notti, le notti intere di baci
con i cuori che scavano nei cuori
delicati e sicuri
fossero roba di letteratura:
fanfole di poeti, me compreso.

Pensavo questo a sessanta suonati,
io gran pezzo d’idiota.

Ora noi non abbiamo
nessun rito di congedo:
per distaccarci
è necessario che si cada esausti.

Tu
sei il gol di Grosso al centodiciottesimo,
l’urlo che non sapevo
di avere nei polmoni.

E molto ancora più
sei tutto questo essendo tutta tu:
la mia callida incallita fantasia
nemmeno un capello
ti aggiunge o toglie via.

Tu
quando sorridi in faccia al mio sorriso
rendi bene l’idea di paradiso.


Scritta nel 2019.

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