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Una musica araba resa lieve dal mischiarsi
con altri suoni e rumori, dalla piazza
sale fino al mio piano, le belle di notte
ora hanno fiori di diversi colori
sulla medesima pianta e sull’altro
lato un raggio che s’incastra nel cucinino
colpisce d’oro una bottiglia quasi vuota
di plastica lasciata nel ciarpame del tavolo
credo sia da buttare, acqua vecchia:
il sole scende alla sua dolce morte
privilegiata, la replica ogni giorno
nuova e un filo di vento attenua la calura
traversando l’alloggio, tutto questo
è un inganno, come l’odore soave
che adesca l’insetto per rinnovare vita
senza volerlo, mi prende qualcosa
che mi fa usare parole da lontano:
un impeto, un empito, un braccio che da dentro
sostiene me e la sera, perché non s’accartocci:
persuade, contra spem, a rimanere.
Scritta il 16 luglio 2023.