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Cosa mi prende, cosa ho, non so.

Sono vile ma non abbastanza
per sgusciare serpente fra le chiose:
gli asterischi, la bontà. Sono imbelle
ma non mi basta per trovare pace
chino in questo maligno grigiore.

Io la testa la chino
davanti ai fiori, ai sussulti della tosse.
Tutto è troppo ed è troppo poco.

Non è adespoto il valore
su cui sputa la morte: l’abbiamo
creato noi – non ve la caverete
con sorrisetti e sopraccigli a difendere
la cartapesta delle cause piccole
montate sui pianali, mentre sotto
le ruote della carovana schiacciano
anime, erbacce.

Io la testa la chino
a cercare sul fondo, nella merda,
ripercussioni del dio necessario:
cedo lo sfarsi delle mie pupille
a un rifratto di vuoto
che tenga lo smagliarsi dei blasoni
del vostro carnevale.

Cosa mi prende, cosa ho, non so.
Tutto è troppo ed è troppo poco.

Nella disfatta antiveduta, ineso-
rabile devo salvare qualcosa
di cui non so: perdurare in battaglia
ebete, stupefatto, sparso in fosse.


Scritta l’8 agosto 2023.