Le nove e mezza. Il cielo
ha ancora una luce sua
ma non abbastanza per illuminare le cose.
Finisce il giorno. Non ho
voglia di cena, ho mangiato un biscotto:
e scrivere, non dovrei scrivere, ma
non so che cosa fare.
Andare ancora in giro, sono stanco.
Ho sistemato due vasi sul balcone:
la portulaca e una quercia:
adesso sono grandi uguali
pur avendo destini d’altezza diversa.
Ho guardato qualche minuto di porno
ma non riesco nemmeno a farmi una sega.
Un libro, un film, non ho nessuna voglia.
Così scrivo, è un riempitivo.
Posso scrivere anche sgangherato
o forse no: un ritmo, un’eleganza
sempre mi giudica e attrae
e se la manco provo fastidio e colpa
come colui che tradisce sé stesso.
Rinunciare, rinunciare
a queste pretese. Riguardo una tua foto
(cerco sempre, alla fine, tue cose)
che non abbiamo messo nel libro
perché non eravamo sicuri se fosse
una foto scattata da te o a te:
nel libro abbiamo voluto mettere
solo roba fatta da te, un criterio
doveroso e rigoroso. È pur vero
che anche la modella è autrice delle foto
(odio i fotografi che non la citano col nome,
benché a volte sia lei a non volerlo)
ma se avessimo aperto
alle foto dove agisci da modella
(alcune sono dei capolavori)
nascevano problemi perché nelle migliori
sei nuda, naturale, bellissima
e per alcuni questo genera problemi
che sono poi i soliti, come altri più gravi
ma simili, è quasi un unico problema:
il problema dell’inadeguatezza
non di te al mondo ma del mondo a te.
Questa che oggi riguardo mi piace
perché evoca molto, è una ragazza (vestita)
che scende, sì, diciamo, in una selva oscura
con rami secchi, eppure non sembra
andare incontro al male: c’è una luce artificiale
debole, che rende visibile
la scena, ed è spettrale ma non proprio spettrale
– non sono obbligato a trovare aggettivi.
Scendi, forse sei tu nella foto e la scattò
qualcuno, scendi ma sei esploratrice, fiduciosa
che ci sia, lì dentro, un cammino
non smarrito, forse solo nascosto.
Un bosco buio dà sempre timore
(io mi ci perdo in pochi passi) ma tu
eri e sei creatura di bosco, credo l’unica
di cui lo si può scrivere
senza che sia né lezioso né retorico.
Così ho scritto, mi sono fatto aiutare
da te ancora, sono passati tre quarti d’ora
e adesso il cielo è nero, non c’è più
quello squilibrio delle nove e mezza
che aveva luce ma non dava luce.
Scritta il 3 agosto 2024.
