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Al bar di via Oropa angolo via Mongrando
che non so come si chiama perché
non c’è scritto da nessuna parte
e la signora non mi ha fatto lo scontrino
del cappuccino
all’ora del tramonto
un vecchio seduto su una sedia
messa fuori dalla porta
fuma
e quattro uomini, dentro, giocano a scopa
«c’era in giro ancora un quattro»
si lamenta uno.

Un vecchio in piedi prende un frizzantino,
la signora versandolo finisce un bottiglione
e correttamente
dato che manca un dito
per colmare il bicchiere
ne apre un altro
e bevuto in fretta il primo frizzantino
forse per onorare il nuovo bottiglione
il vecchio fa un altro giro.

Fa un altro giro anche uno più giovane
che beve vino bianco con aperol,
la signora dice che fa ancora molto caldo
in questo ventinove d’agosto
e l’uomo risponde
«meglio, vuol dire che l’estate
non è ancora finita».

Arriva un uomo da fuori
con un bottiglione vuoto
e lo cambia con uno pieno,
al tavolo della scopa giocano ancora
parlando piemontese
«chiel a lu sa nen, ma…»

Il cappuccino è un cappuccino d’altri tempi,
è troppo caldo, niente schiuma, sa
di caffelatte delle suore
però mi va bene,
lo bevo lentamente:
dev’essere una strana ordinazione
un cappuccino qui
all’ora del tramonto perdipiù.

È tutto molto quieto, è tutto
molto quieto, io sono qua
e ho mediamente la loro stessa età
ma non c’entro – o forse
è solo una mia idea che non c’entro:
il mio motivo per essere qua
è a loro inconfessabile ma
l’eventuale confessione non desterebbe
nessun interesse né curiosità,
dunque non c’è problema.

Fra poco la signora chiuderà,
i quattro della scopa rincaseranno
in qualche casa, chissà
se qualcuno di loro è felice:
forse il loro segreto è che semplicemente
tutto questo
non ha importanza.


Scritta nel 2015.

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