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Wladim si svegliò e si alzò dal letto verso la metà della notte. Gli succedeva spesso. Talvolta aveva sete, talvolta bisogno di orinare – la seconda eventualità era diventata più frequente con l’età. Quella notte entrò in cucina, accese la luce, e non subito, ma dopo qualche secondo scorse qualcosa di nero muoversi sul pavimento. Guardò meglio, e distinse la sagoma di un animale vermiforme, segmentato, con molte paia di zampe. Sembrava una scolopendra, ma aveva la lunghezza di un gatto.

Wladim si ritrasse indietro, sorpreso e allarmato. Non poteva esistere una scolopendra di quelle dimensioni. Inoltre, in tanti anni, mai gli era entrata in casa una scolopendra: tutt’al più qualche piccolo scarafaggio, di quelli che infestano a volte le cantine delle case di città.

Prima che la sorpresa di Wladim potesse trasformarsi in vera e propria paura, l’animale corse velocemente verso la portafinestra del balconcino, che era socchiusa, e svanì nella notte. Wladim si affacciò, osservò il muro del palazzo, lungo il quale la scolopendra gigante stava forse scendendo, ma non vide più nulla.

Bevve un bicchiere d’acqua – cioè fece la cosa che era andato a fare in cucina – e tornò in camera, agitato. Gli pareva di essere bene sveglio, di non avere avuto un’allucinazione. L’animale c’era stato, aveva l’aspetto di una gigantesca scolopendra, e all’accendersi della luce era fuggito veloce proprio come fanno gli scarafaggi. La sua sagoma era rimasta bene impressa nella memoria visiva di Wladim.

Pensò a che cosa poteva fare. Chiamare la polizia? Chiamare un amico? Raccontare quello che aveva visto nel cuore della notte nella propria cucina? All’idea di parlare con qualcuno, si sentì invadere da una grande stanchezza. Dire, spiegare, e probabilmente non essere creduto. Una desolata, fastidiosa spossatezza gli toglieva la voglia e l’energia.

Per tutta la vita Wladim aveva sostenuto certe sue personalissime idee sulla vita, sulle relazioni, sull’amore, sul mondo. Idee in cui lui credeva profondamente, ma che nessuno mai prendeva sul serio. Era abituato a non essere preso sul serio, e talvolta s’incaponiva, si appassionava a sostenere le sue tesi impossibili, quasi si divertiva nello scontro con l’indifferenza o con lo scherno.

Ma, sulla soglia della vecchiaia, si sentiva ormai stanco. Verificò che tutte le porte e finestre fossero ben chiuse, e si rimise a letto. Avrebbe deciso l’indomani se raccontare o no ciò che era accaduto. Quasi con sorpresa, si accorse che l’agitazione passava, che subentrava una pacata rilassatezza: tornò a letto e si addormentò.

L’indomani, decise con facilità che non avrebbe raccontato niente a nessuno. Se la gente non prendeva sul serio le sue idee, che erano serie e fondate, figuriamoci una scolopendra gigante: tutti avrebbero riso di lui. Perché sottoporsi a una tale gogna? Era stanco. Senza nessun rimorso, stabilì definitivamente che l’animale sgusciato via dalla sua cucina sarebbe rimasto un segreto.

Passarono due mesi e mezzo, forse tre. Sulle pagine dei giornali, sui siti, nei blog cominciarono a circolare strane notizie, prima frammentarie, poi più articolate: parlavano dell’invasione di un pericolosissimo animale sconosciuto, che si riproduceva a una velocità incontrollabile. L’animale aveva l’aspetto di una scolopendra gigante.

Le fonti ufficiale dapprima smentirono, poi furono costrette ad ammettere qualcosa, e infine a dichiarare che sì, era in corso un’invasione pericolosa di animali non identificati, simili a grandi scolopendre.

Nelle trasmissioni televisive gli esperti mettevano l’accento sul ritmo di riproduzione dell’animale, che si moltiplicava in modo esponenziale. Calcolando dal numero presunto di esemplari oggi, spiegò un biologo, possiamo immaginare che i primi focolai risalgano a tre mesi fa. Se li avessimo scoperti, forse avremmo potuto stroncarli sul nascere. Ora probabilmente è troppo tardi.

Un entomologo spiegò che l’animale aveva la struttura di un insetto: la forza dell’insetto sta nella sua semplicità, nell’assenza di sistemi complessi respiratori e circolatori. Ma tale semplicità funziona se l’organismo è di piccole dimensioni, così che le parti interne possano ossigenarsi in presa diretta, senza un vero cuore né veri polmoni, e sotto la direzione di un cervello rudimentale. Come poteva un meccanismo così elementare essersi adattato alle dimensioni della scolopendra gigante? Questo era il mistero e questa era la minaccia principale: un animale più grosso di un gatto, ma con la resistenza di uno scarafaggio, è invincibile, sovverte l’ordine della natura.

Le scolopendre giganti non sembravano velenose e non erano nemmeno aggressive, ma avrebbero rapidamente sommerso e distrutto il pianeta con il loro stesso numero, come un’immensa marea nera brulicante di zampe. Poi forse si sarebbero a loro volta estinte, per mancanza di nutrimento – ma a quel punto per l’umanità sarebbe stato troppo tardi.

Le notizie, gli studi, i dibattiti si mescolavano alle fantasie e alle bugie. I religiosi parlavano di castigo divino per i peccati di donne e uomini; altri sostenevano che era stato l’inquinamento a generare i mostri, benché non fosse chiaro il modo. Gli esperti nelle riunioni segrete ipotizzavano una possibile salvezza per piccoli gruppi selezionati di umani, da rinchiudere in bunker sotterranei con acqua e provviste per un lungo periodo, in attesa che le scolopendre giganti completassero il loro ciclo di invasione totale e poi estinzione per sovrappopolazione. Ma questo non lo si poteva dire agli otto miliardi di abitanti del pianeta, destinati a soffocare in un oceano di mostruosi insetti.

Wladim se ne stava in casa a sentire le notizie. Meditava in particolare su quel fatto che, se scoperte due o tre mesi prima, forse le scolopendre si sarebbero potute fermare, annientare in tempo. Chissà se era vero. Wladim era stanco, non sentiva rimorso per essere rimasto in silenzio. Tanto, non lo avrebbero preso sul serio: era abituato. Andò in cucina a prepararsi qualcosa per cena. Il pavimento, per il momento, era sgombro e pulito.


Scritto nel 2015.

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