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L’ultima volta che mi sono concesso
di passare in via Oropa
al tuo balcone dalla finestra aperta
volteggiava una tenda bianca
leggera nel vento leggero
(sarà stata davvero bianca? io deformo
i ricordi in un attimo, lo so)
volteggiava una tenda lunga e dentro
c’era una luce calda e ho pensato
una sera dolce, tu, il tuo uomo
di adesso, i tuoi bambini:
non ho visto nessuno, non c’era
nessuno sul balcone né ombre alla finestra,
non ho sentito nessun suono, ho visto
solo la tenda volteggiare morbida
elegante come una lunga veste
e ho pensato a una tua sera dolce
col tuo uomo di adesso, coi bambini
a fare qualsiasi domestica cosa.

Vedi, lo so che le tende volteggiano
indifferenti anche quando nelle stanze
c’è odio o tristezza o dolore o litigio,
ma io non credo: io ho immaginato
una tua sera dolce, col tuo uomo di adesso
e i bambini, qualcosa sul tavolo, forse
dei biscotti, un libro sfogliato lentamente
mostrando le figure.

Non mi sono fermato nemmeno un istante,
ho camminato dritto, tenendo negli occhi
l’attimo del volteggio della tenda
e l’eterno mio bisogno di parlarti.


Scritta nel 2017.

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