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Vorrei essere primavera
per entrare da te
sicuro, senza bussare.

Così come vorrei essere sole
per illuminare la tua scena
senza alcun bisogno
d’un tuo consenso.

Così come vorrei essere vento
per scompigliarti i capelli
e carezzarti le spalle
senza chiedere permesso.

Ma non sono primavera,
sono uomo:
dunque devo con incertezza bussare
e accettare che non apri

e magari non insistere
dieci anni a bussare, perché
ti
rompo
i
coglioni.


Scritta nel 2018.

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