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Alla Lidl giovani fragili, duri,
avevano tatuaggi e bambini
e ragazze che a una certa distanza
discutevano di cose, avevano
canottiere sgargianti, ridicole
con scritte inappropriate
e musi chiusi tra sfottò e disagio:
avevo la sensazione che potessero
spaccarmi il naso con un pugno
per futili motivi o cadere
per caso lì fra i banchi, come nulla
fosse: i bambini su passeggini
abarth con marmitte sfondate, c’era
una tensione infelice, su qualsiasi
argomento sembravano pronti
a inveire, scongiurare.

Ho pagato alla cassa, attaccato la borsa
al gancio della Vespa. A un semaforo
un giovane in un’auto affiancata
dal finestrino aperto mi ha chiesto:
«Sei italiano, vero?» «Sì» ho risposto
e lui: «Si vede dalla pelle
che non sei marocchino». Avrei
voluto approfondire il senso
di questa strana osservazione, ma
il rosso di corso Tortona non dura così tanto.

Non sono andato a casa ma a sedermi
su una panca del lungopò, non avevo
alcuna fretta che venisse sera.

Qui sulla panca con urgente calma
scrivo – e osservo un’anatra sul fiume
che si fa portare dalla corrente in retromarcia:
guarda il fiume che la insegue.

È gonfio e ondoso il fiume nel colore
giallo dell’ultimo sole sugli alberi.
«Poldo, guai a te se mangi le porcherie
sulla riva del Po, brutto maiale» grida
una vecchia sgraziata a un cane bianco e nero.

Alla Lidl ho comprato i cornetti all’albicocca,
sei pezzi a zero e novantanove e la spremuta
cento per cento arancia. Forse
ho male interpretato quei giovani
con tatuaggi e bambini, non c’era
infelice tensione, facevano la spesa
e poi a casa ai bambini, magari, una carezza.

È che sono vecchio. Lascio scendere la notte
poi riprendo la Vespa e filando
col mio fanale acceso per i viali
già quasi vuoti, vado a casa anch’io.


Scritta nel 2018.

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