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Stanchezza. Non è l’epidemia
per drammatica che sia.
Certo gioverebbe far l’amore
con alcune mie amate
ma quelle ormai sono cose passate.

C’è qualcosa che non c’è.

Ho creduto aver preso colore
invece era soltanto colorante
per scoprire al microscopio
me stesso trasparente:
invisibile, forse inesistente.

Due chiacchiere? Magari
un amico, ci fosse, però
ho le parole a nausea: meglio
qualcosa guardare, ascoltare
canzoni, ancor meglio silenzi.

C’è qualcosa che non c’è.

Il miraggio di neve disciolto
non ha dato alla luce colline
pronte al fiore ma un vuoto
nero deserto: perché le colline
erano tutte, esse stesse, di neve.

Un giro per i bar
a viver vite altrui?
Non è ammesso, per via
di questa epidemia
– ma nemmeno ne ho voglia.

C’è qualcosa che non c’è.

Mi scagliassi con furia o passione
sul tuo corpo animale, nell’urto
sentirei sulla pelle la sistole
d’un condiviso cuore? Lo saprei
distinguere dal battito del sogno?


Scritta nel 2020.