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Era meglio seppellirti accanto a un albero
tu che li amavi e ti ci arrampicavi
così in alto da farmi paura, guardavo
– animale pesante – da sotto
te che agile salivi. Era meglio seppellirti
fra le radici, che l’albero potesse
in rami e foglie trasformarti, primavera.

Abbiamo strane usanze deplorevoli:
casse di morto legno duro e zinco
a prolungare decomposizioni
non fertili, inutili, in muri di loculi.

Ma tu – io credo – in luoghi che nessuno
può sapere né dire, fiorisci.


Scritta nel 2021.