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Anche le rocce si spaccano, ma
la vita è gelatina, delicata:
più è complessa, più è delicata.

Così come le macchine: un motore
elettrico si guasta più facilmente
che un martello o un pestello.

Più sei vivo – l’anima aperta in tutte
le sue lamelle – più sei delicato.
Chi è meno vivo – l’anima chiusa
come un sasso – è meno delicato.

Forse. Non si può giudicare. Lo pensavo
oggi parlando di cose importanti
con un’amica. Anche comunicare
se è più vivo è più fragile. Forse.

Che poi, fragile, delicato, sono parole
che non dicono bene. Ultimamente
mi scontro con mancanze di parole
e non è per sconfinamenti nell’ineffabile
sublime, no, è qualcosa più vicino.

Ora passo alla prosa. È scorretto? Sul mio foglio faccio come mi pare. Dico: in fondo il lessico è solo uno dei lessici possibili. Te ne accorgi confrontando lingue diverse. Non tutte distinguono le stesse cose, c’è chi scava più qui e chi più là. La collettività si mette d’accordo a maggioranza: a che cosa dare nome, che confini dare al nome. Di base, almeno. Poi, variano sfumature. Ci sono parole più dettagliate per le cose ritenute più importanti, probabilmente.

Ho sempre usato pochissimi aggettivi, me lo dicevano già i professori alle medie.
Avrò avuto le mie buone ragioni.
Ci litigo: fragile, delicato…

Una continuità con sezioni arbitrarie. L’arcobaleno non ha sette colori, ma si è deciso a maggioranza per quei sette. Si sono attaccate sette parole di colore sull’arcobaleno. Un altro sguardo ne può trovare solo cinque, oppure trentaquattro. Così, per dire.

Il ventaglio che contiene fragile e delicato ha tantissimi altri spicchi inosservati, innominati. Non sono sfumature di fragile e delicato. È altro, benché stia grosso modo sullo stesso ventaglio, ventaglio dove mi accontento delle parole che trovo, però non vanno bene.

E bravo poetuzzo, che genialata dare, della tua incapacità, la colpa al dizionario!

Sì, infatti, lasciamo stare. Ora provo a concludere la poesia. Dov’ero rimasto?
Ah sì, che anche comunicare
se è più vivo è più fragile. Forse.

Ma penso che valga la pena rischiare.


Scritta nel 2022.