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Il vento nero
non dipende da me, non lo posso
evitare né causare.

Non viene dal pensiero: io posso pensare
a te intensamente, ricordare, persino
immaginarti, sognare – e non succede.

Di colpo succede, in qualsiasi momento:
parte forse da un minimo variare
di qualcosa di piccolo, si scatena, porta via
tutto da dentro.

Mi ritrovo – è difficile spiegare –
con la gabbia toracica vuota:
le costole come resti del fasciame
di una nave distrutta
dall’uragano.

Nessun organo più, né cuore né altro:
spazio deserto, mancanza
assoluta, mancanza di te
nel più intimo luogo, nel sacro del corpo
dove eri venuta ad abitare.

La pressione fa implodere in quel nulla
lo spirito, l’anima, il mondo, non so:
è solo buio, non esisto, cado
nel vento nero.

Il vento nero
finito il suo mestiere
si allenta, si calma, con spasimi ritorna
la pulsazione, il peso delle viscere
consueto: è il corpo di un vecchio che si mette
a sedere, si alza, compie azioni nel giorno
e pensa, sogna, spera di trovarti
per indulgenti varchi, si concede
la domanda del folle: dove sei?


Scritta nel 2022.