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Carlo Molinaro

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La puttanella di Monte Mario

31 sabato Ago 2024

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

bellezza, eros, scenari

La puttanella
di Monte Mario
quando c’è un uomo
apre il sipario.

Questi quattro quinari di poesia non eccelsa
ma, va detto, tecnicamente perfetti
erano la didascalia di una fotografia in bianco e nero
su un giornaletto porno degli anni Settanta.

Non era nemmeno una foto di grande formato
occupava solo un quarto della pagina
il paginone era riservato alle prime dive emergenti.

L’anonima puttanella di cui poco sappiamo
forse Monte Mario era solo per la rima
dischiude appunto la rima
vulvare, usando l’indice e il medio
della mano destra mentre sta accovacciata
a gambe aperte
nuda tranne le calze e il reggicalze
che erano (sono) una sorta di livrea.

La metafora del sipario è calzante
(nelle riviste porno lavorarono autori valenti):
la ragazza apre i labbri della vulva
come lembi d’una cortina di broccato
aprendo un ampio boccascena che fugge
in quinte umide ombrose
verso il nocciolo profondo dell’intreccio
d’ogni umano teatro.

È un gesto che sempre m’ha eccitato e commosso
(eccitazione e commozione si assomigliano, sono
vibrazioni ribelli del corpo e dell’anima).

Non so se Neruda ce l’avesse in mente scrivendo
«te pareces al mundo en tu actitud de entrega»:
io lo interpreto così, la poesia appartiene a chi legge:
veo entrega (y mundo) en ese coño abierto.

È un gesto sacro, solenne, non volgare:
il volgo ad altro è votato, non lo pratica.

Quell’apertura di sipario invita
a entrare in scena, soltanto in fantasia
come nel caso della foto porno
in bianco e nero, oppure per davvero
in amicizia o amore o in altri casi
versando un obolo, nulla di male:
spesso si paga il prete per la messa.

Al teatro Alcyone, sempre anni Settanta
un operaio che lo frequentava
ed era valente fresatore e semiologo
mi spiegò che delle otto, nove, dieci stripteaseuse
che si succedevano sul palco, quelle che
si aprivano il gioiello con le dita
le ritrovavi nell’attiguo bar
pronte a salire in camera, era un segno.
Non ho verificato la sua tesi.
La realtà è assai più complicata
– l’idea era comunque suggestiva.

La puttanella di Monte Mario
immortalata ad aprire il sipario
avrà avuto dieci anni più di me
quindi adesso, se in vita, è un’ottantenne.

Vorrei dirle che m’ero innamorato
che il giornaletto a lungo ho conservato
poi, lo sappiamo, quasi tutto va perduto.

E l’autore dei quattro quinari?
Io con versi non credo migliori
quel gesto l’ho cantato, per esempio
in un libro dell’ottantotto
che adesso, con i potenti mezzi
della modernità
metto la foto della pagina qua.

E nella realtà? Qualche compagna
e qualche amica e amore me l’hanno concesso
dal vivo e da vicino il gesto bello
– è un gesto solenne e commovente davvero:
non c’è nessuna ironia nel mio dire:
se per vostra convenzione la dovete inventare
fate almeno il favore
di non attribuirmela.

E qualche modella, delle dieci o dodici
che nella vita mi sono concesso, perlopiù
modelle “da fotoamatori”, qualcuna
aveva come tutto portfolio
un selfie nello specchio, una si meravigliò
che volessi fare delle foto, insomma
simpatiche ragazze, guadagnavano
qualche soldo così, non osai
(timido) chiedere l’apertura del sipario:
un paio lo fecero spontaneamente
e fecero bene.

La puttanella
di Monte Mario
quando c’è un uomo
apre il sipario.

Andrebbe messo in qualche antologia.
Ci sono antologie di tutti i tipi.
Ritrovare l’originale non dovrebbe
essere impossibile ma è difficile:
è roba di prima dei motori di ricerca.


Scritta il 31 agosto 2024.


Le nove e mezza e una foto di Cristina

07 mercoledì Ago 2024

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

Le nove e mezza. Il cielo
ha ancora una luce sua
ma non abbastanza per illuminare le cose.
Finisce il giorno. Non ho
voglia di cena, ho mangiato un biscotto:
e scrivere, non dovrei scrivere, ma
non so che cosa fare.
Andare ancora in giro, sono stanco.
Ho sistemato due vasi sul balcone:
la portulaca e una quercia:
adesso sono grandi uguali
pur avendo destini d’altezza diversa.
Ho guardato qualche minuto di porno
ma non riesco nemmeno a farmi una sega.
Un libro, un film, non ho nessuna voglia.
Così scrivo, è un riempitivo.
Posso scrivere anche sgangherato
o forse no: un ritmo, un’eleganza
sempre mi giudica e attrae
e se la manco provo fastidio e colpa
come colui che tradisce sé stesso.
Rinunciare, rinunciare
a queste pretese. Riguardo una tua foto
(cerco sempre, alla fine, tue cose)
che non abbiamo messo nel libro
perché non eravamo sicuri se fosse
una foto scattata da te o a te:
nel libro abbiamo voluto mettere
solo roba fatta da te, un criterio
doveroso e rigoroso. È pur vero
che anche la modella è autrice delle foto
(odio i fotografi che non la citano col nome,
benché a volte sia lei a non volerlo)
ma se avessimo aperto
alle foto dove agisci da modella
(alcune sono dei capolavori)
nascevano problemi perché nelle migliori
sei nuda, naturale, bellissima
e per alcuni questo genera problemi
che sono poi i soliti, come altri più gravi
ma simili, è quasi un unico problema:
il problema dell’inadeguatezza
non di te al mondo ma del mondo a te.
Questa che oggi riguardo mi piace
perché evoca molto, è una ragazza (vestita)
che scende, sì, diciamo, in una selva oscura
con rami secchi, eppure non sembra
andare incontro al male: c’è una luce artificiale
debole, che rende visibile
la scena, ed è spettrale ma non proprio spettrale
– non sono obbligato a trovare aggettivi.
Scendi, forse sei tu nella foto e la scattò
qualcuno, scendi ma sei esploratrice, fiduciosa
che ci sia, lì dentro, un cammino
non smarrito, forse solo nascosto.
Un bosco buio dà sempre timore
(io mi ci perdo in pochi passi) ma tu
eri e sei creatura di bosco, credo l’unica
di cui lo si può scrivere
senza che sia né lezioso né retorico.
Così ho scritto, mi sono fatto aiutare
da te ancora, sono passati tre quarti d’ora
e adesso il cielo è nero, non c’è più
quello squilibrio delle nove e mezza
che aveva luce ma non dava luce.


Scritta il 3 agosto 2024.

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