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Quattro di meno
dicono per i braccianti bruciati vivi.
Due di meno
dicono per le attiviste arrestate in Libia.
Uno di meno
dicono per il ragazzo che si schianta inseguito dalla polizia.
Cinquanta di meno
dicono per i migranti annegati in mare.
Uno di meno
dicono per il detenuto che si impicca in carcere.
Due o tre di meno
dicono per gli stranieri che si accoltellano in strada.
Uno di meno
dicono per il matto ucciso in una caserma
dal ginocchio di uno sbirro.
Una di meno
dicono per la puttana che pretende
che l’abbiano stuprata, poi muore.
Una di meno
dicono (forse appena più sottovoce)
per la disadattata
che non voleva lavorare
che non si sapeva arrangiare
che non era per nulla produttiva
che si è lanciata da un balcone.
Questa è una poesia per te
e non è scritta di getto:
ci penso da tanto
e adesso l’ho scritta.
È una poesia del mio amore
ed è crudele:
centinaia di milioni di meno
saranno (saremo) costoro prestissimo:
è come se non lo sapessero
o troppo lo sapessero:
quanto veleno secernono!
Infelici assassini.
Io che per me tu sei
tutto il mondo di meno
io colpevole non di meno
osservo un punto, sconcertato sogno
che si possa, che tu voglia riabbracciare.
Scritta il 6 giugno 2026.