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Abbracciàti sul divano, la camera
linda, la luce lenta della pioggia,
l’incurvarsi su noi dell’ora tenera:
ora so che i conti con la realtà
tu li sai fare anche meno di me,
so che questo nostro involontario
fuggire via fra i giochi delle ombre,
le sbiadite assonanze delle cose,
l’indistinguersi del noto e dell’ignoto
ti è non meno che a me intollerabile:
ma tu, più caparbia, togli dalla madia
le acciughe piccanti e il finocchio,
metti un piatto sul tavolo e un disco
a suonare, sfiori il legno della sedia
come se amabile esistesse, dici:
– Vieni, mangiamo qualcosa.


Scritta nel 2016.

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