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Le tovagliette monoposto di bambù
(forse finto, ma è lo stesso)
una rossa e una blu
stanno bene una accanto all’altra
sul tavolo di legno:
ce le hai messe tu
e io resto a guardarle
mentre fai il caffè.

La vita però
è un po’ gioco e un po’ no.

Ora siamo nella condizione di “lasciàti”
(credo)
anche se passiamo
molto tempo insieme.

Tu mi hai lasciato
e io ho cercato di reagire con compostezza,
temperando il profondo sgomento
in un qualche aplomb,
perché invecchiando ho capito
che è la cosa migliore da fare.

Poi tre giorni dopo
tu mi hai mandato un sms così:
«com’è che se io ti lascio
tu ti rassegni subito
e con Eva invece vai avanti
a rompere per sette anni?»

Mi è scoppiata un’angoscia da ridere,
ti ho risposto che non è vero
e che inoltre le mie poesie per te
sono le più belle – e tu lo sai.

E tu hai detto che sì che lo sai,
è vero, le mie poesie per te
sono le più belle,
ma il problema è che tu lo sai
ma io non lo so: cioè
io non so che le mie poesie per te
sono le più belle.

È complesso, però in pratica ho capito,
e ti ho risposto che allora
forse è che
io ti amo inconsciamente:
che se ci pensi è una bella garanzia,
perché l’inconscio non finge.

Intanto i colori sono belli,
soffia il vento,
vola il tempo,
facciamo oggi qualcosa di buono,
domani poi
si vedrà.


Scritta nel 2016.

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