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furono nel principio furibonde
giaculatorie d’eiaculazioni
troiette introiettando immaginarie
divine in vero vino veramente
anagrammando in merda grame madri
schizoidi schizzi in vizi di servizio

il dissenso a un consenso per compenso
fu assenso a un senso senza sensazione
con ree reazioni a realizzazioni
di flautati falsetti e falpalà
sfocati in prefissati fuochi fissi
stonati in toni di finti perdoni

bramassi bassi ammassi di successi
non sfiorassi furenti fiori fuori
alibi d’albe scialbe scioglieranno
gli indecorosi morsi dei rimorsi

non tarderà un sereno troppo tardi
dissolverà l’assalto del tumulto
guarirà i guasti d’impudichi sguardi
nello scuro sicuro del mio muro
nel sommesso riflusso di me stesso
dove fantasmi medicano spasmi
dove nulla nessuno può ferire

d’un tratto finalmente fissai forte
la porta del timore, il ritmo scese,
venne un urlo, misi un punto. Mi chiesi
a quale agguato fossi inadeguato.

A nessuno, risposi, e fuoriuscii
così com’ero, acqua sangue sperma
sogno da spargere, quasi più nulla
da dimostrare.


Scritta nel 2016.

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