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Quali svolte, quali profondità
cercare
nell’assottigliarsi di tutto? Si va
da uno psicoterapeuta
per avere ascolto senz’ansia,
da una puttana
per avere amore senz’ansia,
la tariffa è identica, all’incirca:
ciò che si paga
è non essere inchiodati
a ciò che si dice,
a ciò che si desidera.

Passarla liscia, insomma,
scamparla. Ma il gioco
comporta negare
con risolutezza
– e fingere, fingere ancora.

Cercare.
La stanchezza sugli occhi
può essere buona: riduce
gli spigoli del vero, il vuoto
incolmabile
fra questa mia stanza
e la finestra di fronte:
vuoto incolmabile
ma indispensabile:
se, per assurdo, fosse colmato,
in quale spazio muoversi, poi?
Dove passerebbe la strada?
Horror pleni.

Svolte, profondità.
Sensazioni ulteriori cercare:
più raffinate forse, più crudeli.
Me nessuna che possa pareggiare
l’impulso primo, immenso, mortale.

Non capisco chi prende allucinogeni
o si butta da ponti con funi:
la cosa più estrema
è l’odore del fango, dei capelli,
del mio cazzo, dei muri di calcina:
ciò che nessun cielo né verbo né dio
potrà mai contenere
né rappresentare,
tantomeno redimere o salvare.

Devo fare, adesso, del lavoro.


Scritta nel 2016.

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