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Giuro che non avevo fatto caso alla data, la data in cui furono scattate le fotografie: è scritta in piccolo in verticale. Il calendario è del 2008, logico che sia stato realizzato verso la fine del 2007. Ma non avevo presente la data precisa in cui furono scattate le foto. Eppure stamattina, 24 novembre 2017, mi è venuto in mente quel calendario, e sono andato a riprenderlo dal cassetto in cui l’avevo riposto. Mi è venuto in mente così, a un tratto, non so perché. L’ho sfogliato, l’ho guardato di nuovo bene. E stavolta l’ho vista, la data delle foto: 24 novembre 2007. Esattamente dieci anni fa. Dieci anni fa oggi. Incredibile, no?

Allora ho preso il calendario, l’ho appeso al muro in camera, al posto del calendario di quest’anno. L’ho appeso sulla pagina di luglio, viva l’estate. Ci ho infilato dietro una riproduzione di un quadro di Miró che ho comprato due settimane fa al suo museo a Barcelona, e basta, le cose intorno le ho lasciate stare. E ho scattato una piccola foto Instagram con il telefono. Ecco, ho compiuto questo minimo rito per un decennale che mi ha colto di sorpresa, una data che mi ha cercato lei, senza che io sapessi.

Dieci anni fa oggi, tu eri al Caffè Fiorio, lo storico locale di via Po, a posare, ora nuda ora vestita, per un gruppo di fotografi: uno stage di una scuola di fotografia. Eri nuda, bellissima, in via Po. Io non ti conoscevo ancora, ti avrei conosciuta dieci mesi dopo, il 25 settembre 2008.

Non era la prima volta che posavi nuda per un gruppo. Di una volta mi hai raccontato tu, divertita: “Mi hanno dato quattrocento euro per passare la giornata nuda su una spiaggia con dieci arrapati a fotografarmi”. E quell’altra volta, nuda a camminare per una via del Raval! “En el Raval, fue muy curioso porque hubo de todo, abuelas que te gritan «guarra», los paletas flipando, los niños…” raccontavi. Posare era uno dei tuoi lavori, sei una bravissima modella, vestita o nuda o in qualsiasi modo, ma posavi più spesso nuda perché è la cosa più richiesta, soprattutto dai “fotoamatori” paganti. Fotoamatori, dilettanti, ma con te dentro anche la foto scattata dall’ultimo degli incapaci non può non essere meravigliosa.

Per me no, non hai mai voluto posare. “Con te non me la sento”, dicevi. E poi non ti sei più sentita nemmeno di parlarmi, di vedermi. Ho provato (con scarsa convinzione, lo ammetto) a dimenticarti. Ma tu mi chiami da dentro un cassetto per un decennale che io nemmeno so. Avremmo magie da giocare, ma tu non vuoi. Forse hai ragione tu: le magie sono incantevoli, entusiasmanti, ma possono essere anche pericolose.

Vivi felice più che puoi. Io però, nel mio incomprensibile modo, ti amo tutta, tutta la tu che tu sei.


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Il quadro astratto in alto è della pittrice Luisa Rinaldi. Il quadro figurativo in basso a destra, raffigurante il campanile di Santa Zita visto dal mio terrazzo, è della pittrice Graziella Vercellotti Molinaro. La riproduzione infilata dietro il calendario è “L’ala de l’alosa aureolada pel blau d’or arriba al cor de la rosella abaltida damunt la plana ornada de diamants” di Joan Miró. Nel calendario, realizzato a Torino al Caffè Fiorio in una sessione collettiva dell’Accademia Torinese di Fotografia, la fotografa Silvia Mosso ritrae la modella Eva Escañuela Sánchez.

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