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C’è quiete stasera. La monofaga
mangia in cucina, decide
se andare o no a ballare da sola. Ho letto
qualche pagina delle lettere a Bruna
di Ungà, disteso sul letto. La pioggia
è scesa, oggi, lieve. Ci sono
poche luci basse nella casa.

Penso alle lente lettere manoscritte
che in venti giorni traversavano
il mondo – nemmeno così lente, in fondo:
la monofaga si dispera in tempo reale
col ragazzo riottoso, non riesce
a mangiare nemmeno se la lascio,
come chiede, in cucina da sola.

Lettere a inchiostro su carta, voglio scriverne
una a Vanessa a Madrid, che ha
cambiato casa: inaugurare
il suo nuovo indirizzo. Ma ormai
si sa che è un gioco, che ci si accerterà
su Whatsapp: non è ancora arrivata?

Nel 1966, simultaneo a Ungà
scrivevo a Miho a Tokyo, ad Ángela a Madrid
con il mio inglese e spagnolo di bambino,
discúlpame Ángela porque lo estudio
solamente desde hace un mes:
era per sempre un mese, in realtà leggiucchiavo
pagine sparse d’una grammatica
senza nessun metodico progresso.

Per settimane o mesi aspettavo risposta,
di solito arrivava. L’innamorata in cucina
non riesce a deglutire, cerca tracce d’amore
sul cellulare. Alla velocità della luce
non arrivano. Ci sono poche luci
basse nella casa. Qualcosa è cambiato,
qualcosa resta uguale. La ragazza
non ce la fa, esce sotto la pioggia
digiuna. Qualcosa
da sempre e per sempre resta uguale.

Ho scritto su carta dalla Catalunya
una lettera a Torino: nell’ufficio postale di Reus
l’impiegata gentile mi ha dato un francobollo
molto bello. Ma è stalking. Qualcosa
da sempre e per sempre resta uguale,
mentre qualcosa cambia. Spero
non prenda troppo freddo la mia
ospite disperata: il cavaliere
riottoso è un deejay. Quanto a me,
ora lo so, non m’innamoro più.

Ci sono poche luci basse, dolci
nella casa. Prendo un foglio di carta
e una buona penna scorrevole:
voglio mandare una lettera a Madrid:
tutto il vuoto del nulla che ho da dire
sarà confortato dal lieve frusciare
e piegare e poter infilare
nella busta una piuma, un biglietto
del tram consumato, qualcosa
che sia da sé, non detto da me:
e soprattutto poi
la lunga attesa di tutto o di nulla
con lunghe pause quiete:
non lo spasmo a ogni bip di cellulare
ma solamente quando passa il postino.

Però niente, indietro non si torna:
qualcosa è cambiato anche se
la gola chiusa d’amore resta uguale.
Ecco, ora è tornata, la ragazza, la vorrei
confortare ma dice
che intender non lo può chi non lo prova
– e ha ragione, ha da sempre ragione.

La aiuto a mandare dei curriculum
in formato europeo a qualche bar
e centro commerciale, bisogna lavorare.


Scritta nel 2018.

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