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Resti comunque la prima persona
che cerco se succede qualcosa
di brutto o bello, se c’è da condividere
qualcosa di bello o brutto
o solo di curioso.

Resti comunque l’unica persona
che se per un giorno non sento mi manca,
quella che se qualcuno mi confida un segreto
lo avverto che con te non garantisco.

Hai sempre avuto cento unicità
– tranne quella che forse tu volevi
(avevo, all’inizio, sperato di no):
l’unicità che vogliono tutte
e a me pare banale.

Così l’amore che straccia i capelli
(e i coglioni, e il cuore, e molto ancora)
s’è rarefatto, diradato, è finito:
non so se ancora io lo cercherò
in altre: sono vecchio, le ragazze
è meglio forse guardarle soltanto
sedute in treno o ai banconi dei bar:
sul ridicolo del baccaglio senile
c’è satira già ai tempi di Catullo.

Resti comunque la prima e l’unica donna
a cui parlo senz’ansia, io che verso le donne
non l’odio-amore del poeta su citato
ma un amore-terrore ho sempre avuto.

È finito o cambiato. Ma se noi
la teniamo da conto questa strana
preziosa relazione e ci diciamo
le cose e spesso ridiamo e all’occorrenza
con le mie dita di pranoterapeuta
tolgo il dolore al tuo collo e alla schiena,
siamo sicuri poi che sia di meno
che certe coppie nelle nozze d’oro?


Scritta nel 2018.

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