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Dunque stasera alle undici meno due
arriva primavera. Lo dicono gli astronomi.
Terrò la porta socchiusa
per farla entrare, d’altronde lei non bussa
entra sicura per ogni fessura
e trovo strano che adesso abbia dato
un talmente preciso appuntamento:
le undici meno due, mah.

Ricordo di averla sentita arrivare
in momenti qualsiasi, da zolle di terra
o finestre sbattute o gambe di ragazze
dischiuse come occhi, da budini
appoggiati su tavoli fioriti.
Le undici meno due, stasera, non so.
Mi fido poco degli orari esatti:
temo sempre il bidone, la disillusione.

Ma grosso modo è marzo, si risveglia
del verde fresco dentro la stagione.
Sono indizi. Come quando una donna
forse ti sorride, forse no, ha gesti
che non è agevole interpretare.
Il fico sul terrazzo ha messo gemme,
è rispuntato il giacinto in un vaso
dove neanche sapevo ci fosse.


Scritta nel 2019.

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