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Giusta la legge sul revenge porn
– benché, io credo, esistesse già:
fanno spesso questo gioco
di aggiungere nuove parole straniere –
ma a proposito di parole
perché revenge, vendetta? Se a me
sfuggisse divulgata un’immagine
intima non autorizzata (e sarei
condannabilissimo, è chiaro) sarebbe
per bellezza, non certo vendetta:
vendetta di che cosa? È che
non capisco le dinamiche, provo
solitudine. Ho pubblicato una foto
di bei colori su un argine, cascate
di vestiti, un divano sfondato,
sembrava lo spaccato di una casa
affascinante e commentano: che schifo
e che inciviltà, quei vandali trasformano
in discarica un argine in città.
D’accordo, è anche inciviltà
ma non è questo che volevo dire,
non è questo che ho visto e mostrato.
Non capisco le dinamiche, provo
solitudine. Sono un mostro, lo so.
La ragazzina che minorenne faceva
(non a me) pompini sui gradini
di una chiesa in via Nizza negli Ottanta
ritrovata sui social è una grassa
signora ottusa con marito ottuso
senza luce negli occhi, due figli
già obesi, nei selfie sorride
e magari è felice, più felice
di quando inghiottiva sedicenne sperma
di molti sui gradini, per disfida:
in me non desta più il minimo interesse
e questo dimostra
che sono un mostro – a parziale
attenuante invoco che, se è felice,
del mio interesse non ha bisogno alcuno
– e nemmeno se è infelice, d’altronde.

Di che cosa poteva discorrere Jones
con tutti quegli altri che nel vortice
vedevan siccità? Di nulla o di quisquiglie.
Sono vecchio, sento ortiche, dubbi
– avrei dovuto coltivare campi? –
e stanchezza, vorrei qualche abbraccio
così, senza motivo.


Scritta nel 2019.

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