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Non voglio far parte
del tuo harem – dice pacatamente.

Nessuna mai ne ha fatto parte, perché
sono l’uomo meno incline al possesso
che io abbia conosciuto:
è inconcepibile un harem per me,
foss’anche un harem per una sola donna.

Però capisco: nel profondo
dell’ovattato squillante mio mondo
un harem c’è. Vi si entra
dopo anni d’amore condiviso
o uno sguardo improvviso
e non si esce più, è un ergastolo, lo ammetto:
scade al finire della vita – la mia.

Non ha nessuna implicazione concreta:
non obblighi, non limiti, niente.
C’è chi lo abita senza saperlo
e morirà senza averlo saputo.
È tutto quanto dentro la mia testa,
dove l’amore non ha dimensione:
non esiste davvero, perciò esiste tutto intero
e può essere eterno
come eterno è il pensiero.

Non ha nessuna implicazione:
ma lei è sensibile, lo percepisce
il mio harem innocuo segreto
e vagamente se ne infastidisce
e con un sorriso rimprovera: – Sai,
il problema non sono sempre gli altri,
tante volte il problema sei tu.


Scritta nel 2019.

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