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Il posteggio dei camion, largo,
sterrato, con le macchie di grasso
a bollicine nere, ruvide, rotte,
e l’odore dei motori, i campi
intorno, la meliga, i rumori
liberi, staccati, la mia bicicletta,
qualche grossa latta arrugginita
piena d’acqua anche quando non piove,
qualche straccio, qualche preservativo,
molte cose già sfatte, già ridotte
(non c’era ancora il rifiuto di massa
persistente di plastica, lattine
molli e colorate e stupide di adesso),
era uno dei miei mondi, uno dei tanti
che ormai non vale nemmeno la pena
stare a raccontarli, non interessa,
le mamme sono intente a fare igiene,
allontanano i figli da posti così,
anche nella memoria fanno pulizia,
vogliono tutto a posto, tutto bene
tutto chiaro tutto giusto tutto lustro.


Da Allo sbocco del vortice, Edizioni Joker, 1996; poi ristampata in La parola rinvenuta, Genesi Editrice, 2006.

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