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Le vostre vulve odorano del mare
più vicino: dell’acqua che si scrolla
in mille sprizzi dalle reti alzate
o si versa dai secchi sulle vasche
del mercato del porto, e ricóla
a lucidare le pietre impudiche
tornando al mare. Le vostre fessure
umide come uno spacco di scoglio
dove un rigagnolo nutre conchiglie
si fanno larghe per il mio frugare
e premere e riempire quando cerco
di congiungervi i cieli coi piaceri
e con i vischi delle notti dove
la nera luce gorgoglia miraggi
con le scaglie dei pesci sviscerati.

Ragazze dalle vulve penetrabili
come golfi o lagune o come il vero
amore, profumate d’infinito!

Qualche goccia, impigliata al vostro pelo
o alle cosce guizzanti, s’addomestica
e fa meno lontano il dio lontano
che regna, forse, nei mari invisibili.


Da Allo sbocco del vortice, Edizioni Joker, 1996; poi ristampata in La parola rinvenuta, Genesi Editrice, 2006.

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