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La fontana che piace ad Antonella
sul lungomare di Chiavari, le piumette
nelle buste di Diletta, le bolle
di sapone palleggiate con Clara,
un bicchiere d’aloe con Romina,
un disegno di nei sul seno d’Eva,
i passi di Marì per via del Campo,
Claudia che si riprova gli orecchini
e poi sì, sì lo so, sposarsi, fare figli
e far crescere i figli e lavorare
e guadagnare i soldi ed ammalarsi
e poi morire, sì lo so, ci sono
cose più serie. Ma credo che se un giorno
sarò immobile tra fiale e fleboclisi
(Dio non voglia: vorrei morire di schianto
ma non ci è dato scegliere) quel giorno
rappreso, opaco, senza più speranza,
l’ultima ombra di sorriso sarà
per la fontana che piace ad Antonella,
per queste cose futili che ho detto
qui nei primi otto versi e per le altre
che non elenco: perché allora è vietato
ammettere che infine sono queste
le cose più importanti?

Forse si fanno tutte le fatiche,
forse si fanno e si crescono i figli
perché anche loro possano domani
avere bolle, piumette, fontane,
passi, orecchini, disegni, bicchieri.

Se no, perché?


Da Una città, Edizioni Manifattura Torino Poesia, 2010.

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