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Lo scultore inseguendo perfezione
ridusse il marmo in polvere, tutto
il marmo in polvere: quella
– la sua disperazione –
fu perfezione: la sagoma
fu inghiottita da baratri in cui
buio come budella
bolliva, montando, l’ineffabile.

Proferita, ecco, la crudele verità
gli parve meno vera
di quando la negava:
si sgretolò in rumori da nulla,
svanì in crolli e almeno
la desolazione di macerie
che gli apparve da nebbie luminose
indusse trasognando
un benché dubbio amore
che perdonò la colpa deforme
delle cose, degli uomini: a lui
la noia disertata, il rancore
di mai raggiunte madri, gli inganni
definitivi: sull’orlo dello smangiato
cratere, nello spazio di taglio
tra fuoco e fuoco
brevemente profumarono nicchie
d’avambracci, di natiche, grembi:
gli occhi accesero gli occhi,
ci possiamo, pensò, persuadere.


Scirtta nel 2016.

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