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mi irrita nell’infanzia
il ricordo di una compiaciuta penombra irrisoria
che riduceva in piccole comiche tragedie
ogni cosa, dai cancri agli amori
con un identico, ebete, scuotere del capo,
ha il cancro, va là, fra sei mesi il funerale,
ha l’amore, va là, è roba da nulla, ridicola

ma mi rendo conto che non mi sto spiegando,
è difficile spiegare:
pensandoci, non ricordo qualcuno piangere, mai
se non bambini, o adulti per sciocchezze
rabbiose, materiali

sì, il Piemonte, la piccola borghesia di provincia
non so se basta come spiegazione

ma poi la cosa che mi irrita di più
a essere sincero
è quando mi succede ancora
di pensare che avessero ragione,
che fosse realtà quella penombra e illusione
ogni fuga nella luce, nel pianto

quando lo penso rapidamente uccido
la parte di me che lo pensa
ma non sempre è sufficiente

dal finestrino bel bus osservo
la striscia bianca di mezzeria che corre
nel sole chiaro, in corso Vercelli:
è bellissima, già muove meraviglia e nostalgia
e lacrime sapere
che non sarà più


Scritta nel 2017.

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