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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi Mensili: luglio 2023

Certe volte sono stanco

29 sabato Lug 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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scenari

0202 2020 è un palindromo di merda
tagliasti i contatti con me
mentre per tutto gennaio ci eravamo visti ogni giorno
ed eri contenta della tua nuova casa
tagliasti i contatti all’improvviso, ti isolasti

e intanto il mondo precipitava
in un isolamento generale forsennato
con il pretesto di un’influenza
un po’ più virulenta di altre
ricordo che a metà marzo potei ancora andare
a tenere il nipotino
(ma sommerso di critiche: i bambini
asintomatici uccidono i nonni, orrore orrore)
poi stop, arresti domiciliari

una somma di cose
nel particolare nell’universale
t’iscrivesti all’università e la chiusero
e tutto buio alle sei del pomeriggio
ne fece di vittime il delirio del potere
e non smette

ora vogliono abbattere gli aceri di corso Belgio
e sostituirli con dei peri che non fanno pere
è solo un giro di soldi, è sempre
un giro di soldi

sotto quegli aceri ci siamo sorrisi per l’ultima volta
sotto quegli aceri è passata l’ambulanza
a raccoglierti morente
sotto quegli aceri hanno appeso l’avviso
che eri morta

che ci mettano dei peri, o dei banani
o radano tutto al suolo, fanno prima
tanto è quello lo scopo

poi verrà la vendetta redentrice dell’erbaccia
a sommergere i loro sepolcri imbiancati
i sorrisi osceni dei loro gusci
zincati della sapienza di nulla

sono stanco, certe volte sono stanco
these wounds won’t seem to heal
this pain is just too real


Scritta il 29 luglio 2023.

Benevola

18 martedì Lug 2023

Posted by carlomolinaro in Senza categoria

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relazioni, scenari

Cadrà nel mio settantesimo compleanno la trentesima
luna piena da quella, tu avevi trent’anni. Si gioca
con i numeri e con le fantasticherie
innocue, forse. Si poteva davvero stare insieme?

A volte scattano piccoli relè (sono andati in disuso
i relè, mi pare) che neanche li vedi e deviano
il corso di tutto. Avresti fatto contenta
in qualche modo mia madre, la razzista
che le vuole alte bionde e piemontesi.

Sciocchezze, lo so, frammenti di sciocchezze.
Perso per perso, vado a ruota libera.
Oggi nella calura ho incrociato due tizi
massicci e truzzi, uno diceva all’altro: “ecco,
ecco, proprio, è quello che dicevo
anch’io, hai ragione, io l’ho sempre detto:
se a trentacinque anni sei messa così…”
Aveva il dicente un cane tracagnotto.

Non si giudicano pezzetti di frasi isolate
colti nel tempo d’incrociarsi per strada:
chissà qual era il contesto. Eppure
mi ha dato una ferita, certo piccola, chissà
come è messa la trentacinquenne
che quei due truzzi sempre avevano detto
e che forse non ha loro dato retta…

Sul bus c’era una giovane donna
tutta velata, i capelli nascosti e una veste
fino ai piedi, ha tirato fuori una tetta
per allattare il bambino, in questo caso è concesso
perché il motivo è buono, già immagino
il borghesazzo che benché infastidito
(queste immigrate sono come conigli
e potrebbe stare a casa) avrebbe finto
tenerezza per criticarne delle altre
(sono diabolici): “queste donne hanno princìpi
e le tette le usano per la cosa giusta
mica come bla bla zinne fuori troiazze
ragazze tik tok che poi non si lamentino
se le stuprano, signora, non ci sono più valori”.

Sono un po’ malmostoso, lo so. Su un altro bus
c’era un enorme nero in carrozzina
sembrava un monumento, era gioviale
e opimo (opimo si può dire?) gli è caduto
il telefono e un ragazzo lo ha raccolto,
grazie, poi gli è caduto lo zaino e io
gliel’ho raccolto, grazie, simpatico
la carrozzina era tecnologicissima
ma non c’è un’app per raccogliere le cose
che cadono per terra, c’è darsi una mano.

Scattano piccoli relè. Se per un tragico
incidente tu fossi rimasta orfana
a due anni (povera bambina che disgrazia)
saresti ancora viva? Se nel settantasei
anziché mio padre fosse morta mia madre
che è ancora viva, sarei tutto diverso?

Cazzate. Sono piccoli relè, che neanche li vedi:
comandano scambi in fasci di binari:
ogni deviazione esclude tutte le altre
per sempre, è definitiva, si vive
solo una vita, talvolta neanche quella.

Si poteva davvero stare insieme?
Di certo io l’avrei voluto ma
non è accaduto, punto. Mi ricordo
che in quei mesi con tutti gli errori
che commettevo da stupido, tu eri
benevola con me, li ho qui davanti chiari
i tuoi sguardi benevoli, come
se fosse adesso – non era poco, sai?

Quanto a quella che a trentacinque anni è messa così
speriamo che i truzzi non le facciano del male.


Scritta il 18 luglio 2027.

Sera del Carmelo

16 domenica Lug 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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scenari

Una musica araba resa lieve dal mischiarsi
con altri suoni e rumori, dalla piazza
sale fino al mio piano, le belle di notte
ora hanno fiori di diversi colori
sulla medesima pianta e sull’altro
lato un raggio che s’incastra nel cucinino
colpisce d’oro una bottiglia quasi vuota
di plastica lasciata nel ciarpame del tavolo
credo sia da buttare, acqua vecchia:
il sole scende alla sua dolce morte
privilegiata, la replica ogni giorno
nuova e un filo di vento attenua la calura
traversando l’alloggio, tutto questo
è un inganno, come l’odore soave
che adesca l’insetto per rinnovare vita
senza volerlo, mi prende qualcosa
che mi fa usare parole da lontano:
un impeto, un empito, un braccio che da dentro
sostiene me e la sera, perché non s’accartocci:
persuade, contra spem, a rimanere.


Scritta il 16 luglio 2023.

Un punto

07 venerdì Lug 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore e morte, cose di dentro

«Se camminando hai paura di cadere, cadi»
dicevi, m’è salita questa frase
nella notte, c’è la luna calante
e silenzi abbastanza lunghi, alle tre
fra un’auto e l’altra – di giorno è un frastuono.

Ho notti che sono antologie di te:
ti riascolto tutta viva e non posso parlarti:
ogni tua intonazione colora uno spazio
illimitato, ma non posso parlarti
né toccarti, nemmeno sperare
che domani, o fra un mese, mi chiami.

«Se vado via per la mia strada non essere triste
ma felice per me che cammino» dicevi
e potevo riuscirci, saperti camminare
avere qualche notizia, l’iscrizione
a filosofia, sperarti stare meglio, ma ora…

«Mi manchi» è un pensiero egoista, anche se
viene preso, certe volte, con amore.
Ogni cosa è ambigua e oscura.
Quando suona nella notte la tua voce
dentro me, vedi, io… è come…

«Il candidato esprima in breve ciò che sente».
Professore, ho buttato nel cesso
un milione di aggettivi e di similitudini,
il dizionario è vuoto, ma mi creda
che cosa sento lo so molto bene
e in fondo, guardi, sono quasi contento
di non poterlo dire, è un filo…

Lo sapevamo insieme, con parole o senza
in fioca luce abbracciati:
forse in quel tiepido grumo di nulla
c’è – c’è adesso – un embrione inammissibile,
un punto (senza segni né quote)
di partenza.


Scritta il 7 luglio 2023.

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