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vidi una volta in un video porno nella vasta fica d’una fanciulla entrare
una mosca e subito uscirne, si era in un prato, d’umori
era rorida la fica, aperta, la mosca vi si era abbeverata
brevemente, mi parve eccitante la scena, molto bella la fanciulla, pensai
che volentieri l’avrei conosciuta – ma ciò non era possibile, era ella
un’anonima modella d’un video porno non sapevo nemmeno
dove girato, dunque dovetti accantonare l’idea di cercarla, osservai
tutto il video, si alternavano grossi cazzi nel culo e nella fica
della fanciulla, bella, e altre mosche talvolta volavano, poteva
essere un’estate di pianura in un punto qualsiasi d’Europa, dove

famiglie oscure stravolgono nomi e con nomignoli rivestono
gusci di sensi e sentimenti, non c’è un filo di vento che muova
i fantocci, è statica la ballata dei beati impiccati che impiccano
vite che in stretto tempo, macabre, si dimenano, subito
immobili come presa al collo la preda dalla bestia feroce
è carne macellata, cibaria del perpetuo genocidio
che ha nome natura – famiglie oscure stravolgono nomi
e berciano, scimmie oscene, nomignoli consacrati da comprofanare
in piccole orge di pessimo gusto: come vermi da teschi i tentacoli
si sporgono a ghermire parole vergini, tirandole alle fauci
molli di madri insaziabili, concettrici d’omicidi cicalecci, vidi

a Brusson uccidere una scrofa, fu issata ancora viva, enorme
guizzante sui ganci, sgozzata e quasi simultaneamente
tagliata per il ventre fino al taglio della gola, sgorgarono
gonfie e merdose le interiora, il sangue s’allargò su piastrelle
e grembiuli, mi parve eccitante la scena sacrificale
ma volgarissimi gli ambigui sacerdoti, irrispettosi, mirati
a un utile di salumi – così come se baciano una donna
mirano a un utile di case, di famiglie oscure che stravolgono
l’essere, sovvertendo la giustificazione in doppie partite
per chiudere cerchi di bilanci d’ovili, fuori dei quali
vaghino fiere di bellezza, penetranti insidie d’incubi divini
contro le quali afferman sia pietà l’esser crudeli: ed è

perché mai non si componga il desiderio a illuminare
la scena affascinante, insopportabile sarebbe di essa
l’inesorabile perdita, meglio stare chinati al riparo
di quiete zanzariere, giaculare stravolti nomignoli
tristissimi in penombre di salotti nauseabondi
anodini, cumulare bacini e soldini, convincersi che
sia il salume il perché del maiale sgozzato


Scritta nel 2016.

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