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La foto di te nuda nella stanza
è un file con la sua data, il sei di maggio
duemilaotto: fu un bel pomeriggio
d’amore, sesso, o come vuoi chiamarlo:
fu bello, solo questo ha importanza.

Ci trovammo all’albergo dopo un viaggio
desiderante: la voglia di farlo
e la certezza che l’avremmo fatto:
che vuoi di più? L’abbraccio, l’annusarci
e poi i baci, i corpi uniti: tutto
faceva primavera. Luccicavano
gli occhi d’entrambi mentre le tue cosce
mi cingevano i lombi. Poi scattammo
anche le foto e la data nel file
dice che dieci anni son passati
ma io non lo direi: sento le lisce
tue spalle nelle dita, sento il fiato
d’una ragazza maestosa, lieta
nell’afferrare un sogno di piacere
piccolo immenso che senza clamore
riuscì con agile semplicità
a trasformarsi, ecco, in realtà.

Non mi domando perché sia finito.
Che tutto passa, l’ho imparato ormai.
Ci si evolve, si cambia, πάντα ῥεῖ.
Ma se fosse per me, lo rifarei.


Scritta nel 2018.

 

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