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Carlo Molinaro

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Carlo Molinaro

Archivi Mensili: aprile 2024

La bambina che guarda l’oltremare

24 mercoledì Apr 2024

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

libri

La bambina che guarda l’oltremare
scrive un libro poetico politico.

Non è il santino di una sventurata
ma una goccia di sangue sull’ago che intesse
piccoli punti sparsi di colore
sulla sbiadita tela universale.

I bambini di Gaza sul fondo del Sand Creek
confessare di esistere è una condanna a morte
I bambini in miniera con gli occhi di cobalto
confessare di esistere è una condanna a morte
La mano alzata davanti al manganello
confessare di esistere è una condanna a morte
L’operaio che ferma, ferma ancora la macchina
confessare di esistere è una condanna a morte
Le bambine spose, le bambine in tivù
confessare di esistere è una condanna a morte
I pastori schiacciati ai confini degli imperi
confessare di esistere è una condanna a morte
L’allucinato che infine, sulla porta, grida
confessare di esistere è una condanna a morte
Moltitudini, moltitudini, moltitudini invisibili
confessare di esistere è una condanna a morte

Le donne chine dietro i veli o le cortine
se hai un’anima a ciel sereno, ti divoreranno
Le donne chine nei centri commerciali
se hai un’anima a ciel sereno, ti divoreranno
Le donne chine nei laboratori
se hai un’anima a ciel sereno, ti divoreranno
I bambini che nascondono il viso nel braccio
se hai un’anima a ciel sereno, ti divoreranno
Gli impauriti che piano, piano sopravvivono
se hai un’anima a ciel sereno, ti divoreranno
I pazzi nei cerchi delle solitudini
se hai un’anima a ciel sereno, ti divoreranno

La bambina che guarda l’oltremare
è stanca. Si avvicina alla risacca
schiumosa – la vorrebbe attraversare –
se hai un’anima a ciel sereno, ti divoreranno.
È quello che mi succede.
È quello che mi succede.
È quello che mi succede.

Anime seppellite, anime nascoste
che tirano avanti fra un conto e un tradimento
fra un rancore sedato e un accomodamento
fra un discorso sul calcio e uno sciottino
dopo il lavoro, fra lo schermo azzurrino
del televisore e lo stretto paralume
sul comodino ikea, ori sotterrati
non crescono

E invece l’anima deve poter essere.

La bambina che guarda l’oltremare
si è tuffata nel mare del dolore
da cui non si riemerge in questo mondo.

I bambini di Gaza sul fondo del Sand Creek
Il Sand Creek che lo stupra un nome inglese
Le bambine stuprate fra chiese e moschee
e sinagoghe e fiocchetti in tiktok
e tavoli da pranzo e trincee e botteghe
I bambini ipnotizzati dal cobalto
e dalle buone o cattive maniere
Le maniere, le miniere, sappiate:
confessare di esistere è una condanna a morte

La bambina che guarda l’oltremare
ha scontato la pena anche per noi.
Noi vittime e assassini, intercambiabili in
uno sguardo stupito
sbarrato dentro

Guardo attonita e inerme la mia essenza
che scorre tra le fughe del pavimento e si secca.
Guardatela anche voi (tutti i corsivi sono versi suoi)
– ma esercitate bene, prima, gli occhi:
non ci sono aiutini, non è da faciloni.

La bambina che guarda l’oltremare
scrive un libro poetico politico.


Sulla porta

23 martedì Apr 2024

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

scenari

(Questa cosa inutile, irrilevante, devo
concedermi di scriverla, forse – non c’era
chi potesse avvisarmi, non è strano.)

Quaranta passi. C’è qualcosa sulla porta.
Forse un avviso, magari dell’acquedotto:
sospensione dell’acqua per lavori.

Trenta passi. Sembra un annuncio funebre.
Ma potrebbe anche essere pubblicità
strampalata, di qualsiasi cosa.

Venti passi. È un annuncio funebre.
Sono cinque piani, tre alloggi per piano.
Qualche vecchio condomino, fra tanti…

(Il bambino nascosto fra le viscere
ha già capito, invece, e si copre
gli occhi col braccio, ancora un istante.)

Dieci passi. Non è la foto di un vecchio.
C’è del biondo, e del rosa di un vestito.
Forse non vedo bene, non c’è luce.

Cinque passi, tre passi, un passo. Lettere
grandi, in corsivo, mi pare, non so.
L’occhio le sparge, non le tiene insieme.

Unitamente ai parenti tutti annunciano
la nascita al cielo di – di anni trenta
anticipatamente quanti si uniranno…

Il nome grande, in corsivo, poi
devo averlo letto, però non ricordo,
sono finite tutte le parole.

(Questa cosa inutile, irrilevante, devo
concedermi di scriverla, forse – non c’era
chi potesse avvisarmi, non è strano.)


Scritta il 23 aprile 2024.

Driade 2019

08 lunedì Apr 2024

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, bellezza, cose di dentro, relazioni

Benché il pretesto fosse fare foto
non eri una modella quel giorno nel bosco:
eri una driade, così come nei campi
eri un bambino inventato a matita
e nei baci sull’uscio eri la sposa
lieve per il non essere esistita.

Eri una driade, come un’Euridice
sopravvissuta a morsi di serpenti
ma con veleno rimasto nel sangue
– e dubitosa di canti d’Orfei
sposati in brevi nozze, inadeguati.

Ti ho vista felice soltanto nel tempo
che non ha calendari, soltanto nello spazio
che non ha mappe né punti cardinali.

Qui tutto questo è vietato: il registro
non contempla driade né bambino inventato
né sposa inesistita, e il calendario
è rigoroso ed è bene orientato.

Ho sperato che potessimo resistere
più tempo, come certe ruote storte
che pur carpiandosi reggono carri
in viaggi inutili, solo per un monito
a cocchieri, o nei raggi piegati
per un alito a lucide pozze segrete.

Non valeva la pena, vero? Un Pan
feroce e ottuso insegue le driadi
che per salvarsi si mutano in anime
– ogni altra figura è posseduta.

Che Pan si secchi nell’irto dei boschi
pietrificati, lo soffochi il puzzo
delle carni timbrate dai macelli.

Tu con le ninfe non viste sei volata
dove non so e non sapere è salvezza.


Scritta l’8 aprile 2024.

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