I colori dei fiori

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Nei solchi delle nostre cicatrici
scorrerà vero amore? Porta nausea
il flusso di parole. Componiamo
carmi per nozze che nessuno mai
poté né può né potrà celebrare.

Appòggiati al mio petto silenziosa:
senti il rumore delle pulsazioni
fragile come un mormorio di foglia
per una breve non prevista brezza.

Senti l’odore inutile dei giorni
nell’arduo privilegio di sapere
i colori dei fiori, delle case:
la bellezza di cui si ha nostalgia.



È attraverso ferite che vediamo.
A un assassino innalziamo preghiere
perché ci tolga ciò che ci ha donato:
questo lume confuso di ragione
che fa parlare, parlare, parlare.

Appòggiati al mio petto silenziosa.
Nei solchi delle nostre cicatrici
scorrerà vero amore.


Scritta nel 2019.

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Srotolare

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nella camera a ore
per acconciarsi in stile lingerie
srotola una calza autoreggente
su una gamba, lentamente

dopo sette minuti
srotola sul cazzo del cliente
un preservativo, la puttana
e s’accovaccia guidandolo a entrare

il trigesimoquinto del Paradiso
il centesimoprimo del poema
è scritto dentro una rima vulvare
frequentatissima, eppure

a l’alta fantasia manca la possa
– intuisco il perché, ma trattandosi
d’un perché non verbale
non lo posso srotolare


Scritta nel 2019.

Le sette del mattino del quattordici gennaio

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C’è stato vento stanotte, sbattevano
tettoie malferme, cigolavano
infissi, sventolavano e scorrevano
tende su guide metalliche: sentivo
questi suoni nel trasogno,
in minuti abbracciato con te, in altri
minuti no. Vorrei andare
a trovare Federica ed Erika,
anche Michela, a est a sud a ovest
farei l’amore con tutte ma non è
più strettamente necessario, anzi
non lo è mai stato, posso guardare
un porno di pissing e fist fucking
con ragazze giovani, sognare
slargati firmamenti, vie lattee
pervie, scombinabili come
i bambini le biglie o i coriandoli
nell’accennarsi d’un mattino terso
di cirri velocissimi, lontani,
irrelati con me – parlavamo
d’infanzie, ieri sera, dell’essersi
o no azzuffati, alla complicità
serve uno scopo e non l’ho mai avuto.

(Ho aperto la finestra sul cortile,
la primissima luce disegna i comignoli
del palazzo di fronte, ho respirato:
è stato caldo il vento di stanotte,
ha odori molli, quasi già di petali
primaverili, c’è ancora silenzio
ma è in agguato l’armata del giorno:
ecco parte il clangore dei problemi,
il battaglione delle cose che
fanno di norma le persone sane;
nel mio squilibrio stabile rimango
seminascosto a osservare, ascoltare.)


Scritta nel 2019.

Il piccolo contropasso

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mi sono accorto, ora
del piccolo contropasso inavvertito
con cui rallento sempre l’andar via
che sia un andare di dolore o sollievo
o di non sapere se dolore o sollievo
quel piccolo contropasso inavvertito
ora l’ho avvertito
mi sono reso conto, mai
sono andato via davvero, né tornato
in ogni viaggio mi turba
qualcosa che è sbagliato


Scritta nel 2019.

Titfuck day

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in un bordello a Tarragona
una trentenne popputa puttana
genuinamente catalana
offre il titfuck day:
giorno della spagnola
che qui chiamano cubana

il cazzo fra le tette
solo quello promette
prezzo promozionale
per fare solo quello:
concludere schizzando
sperma fra seno e collo

oggi soltanto quello:
ma se vuoi penetrare
nella vasta ficona
o nel culo slargato
puoi tornare domani
con il prezzo consueto

è una bella ragazza
gioviale e sorridente:
la immagino a notte
dopo l’ultimo cliente
con le poppe odorose
di cazzi innumerevoli

di certo non si lava
non perde troppo tempo:
dall’uno all’altro uomo
passa fra tetta e tetta
soltanto una salvietta
umida usa e getta

in un bordello a Tarragona
una trentenne popputa puttana
è bellissima e vorrei
di questo titfuck day
esser l’ultimo cliente:
sentirla tutta aulente

forse ciò manifesta
omofilia latente:
o più semplicemente
mi piacciono gli odori
che lasciano gli amori
sui corpi delle donne

in un bordello a Tarragona
una bella fanciulla
in una dolce sera
il cuore m’innamora:
e per qualche momento
m’allontana dal nulla


Scritta nel 2019.

Il bene di vivere

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Spesso il bene di vivere ho incontrato.
È la ragazza che a un tratto m’abbraccia
premendo sul mio petto la sua faccia,
è la donna che dopo una tristezza
solleva il viso
schiarito in un sorriso, è la bellezza
d’un’ombra che percorre una scarpata,
è un ricordo che affiora
da una storia perduta, è un soleggiare
che tutto ricolora. Spesso il bene
di vivere ho incontrato
e spesso il male, certo, ma di questo
s’è già troppo parlato.

(Torino, stazione di Porta Nuova, mattino di Natale del 2018)


Scritta nel 2018.

Si potrebbe essere

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Si potrebbe essere in amore
non le due mezze mele che combaciano
o qualche altra sciocchezza
– non esiste l’interezza –
ma i due lembi, i due labbri, i due bordi
d’una ferita da rimarginare:
labbri che congiungendosi
rifanno pelle dove c’era taglio:
pelle tenera e nuova
col segno fiero della cicatrice:
pelle vera, che protegge ma sente:
difende ma percepisce e risponde:
pelle, non ottusa fasciatura, pelle
sana – guarigione
dove c’era infezione, emorragia.

È spaventosa ed è meravigliosa
questa ipotesi su ciò
che si potrebbe essere in amore.

Non ci badare, non ti spaventare
– è solo un frutto della fantasia.


Scritta nel 2018.

Bellezza di cielo

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Quando un viso ha bellezza di cielo
non importa che sia sereno o nuvolo:
il cielo è cielo sempre, nell’azzurra
quiete o nel sabba dei lampi: è sincero
con tutti – ma non svela il suo mistero.

Quando un viso ha bellezza di cielo
uno lo benedice, uno bestemmia:
secondo l’estro, secondo l’umore.
Gente sanguigna. Io muto spingo avanti,
a illuminarsi, un’anima di polvere.


Scritta nel 2018.

Bellezza fiera

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Con le mammelle lucide di sperma
spalmato appena con le dita, dopo
la svelta prestazione alla spagnola,
tirava su il corpetto del vestito
macchiandolo, ne regolava il bordo
perché la scollatura confinasse
con la circonferenza delle areole,
tornava nella sala delle danze.
«Di certo non mi lavo dopo ognuno»
– ma non era pigrizia, le piaceva
che le presunte caste sibilassero
ai fidanzati indotti in tentazione:
«Bel décolleté, però puzza di cazzo».


Scritta nel 2018.

(…)

Tag

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Anima che rispondi
Ti dedico la pioggia
Che scende sui binari
Ti dedico i colori
Tenui di questa sera

Ti dedico i pensieri
Che mi soffiano in testa
Come fra panni stesi
Le onde di batticuori
Che mi salgono in gola

Finite le parole
Ti dedico le cose
Il corpo il viaggio il senso
Del mio muto guardare
Di non saper parlare


Scritta nel 2018.

Densità

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È così denso e concreto
ciò che abbiamo scambiato
e ogni giorno ci scambiamo.
Non posso sapere
come finirà. Forse
ci perdiamo domani, scopriamo
che non c’è una possibilità
– ma sarebbe un delitto
buttare via tutto. Comunque
di una cosa sono certo: tu non sei
la donna dei miei sogni, tu sei
la donna della mia realtà.


Scritta nel 2018.

Gli occhi

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Passerei minuti e minuti e minuti
a guardarti negli occhi. Mi rende felice
guardarti negli occhi. Ed è la prima volta
in vita mia: ho avuto paura,
sempre, degli occhi puntati della gente.

Gli occhi sono voragini di luce
abbacinante e buio: dietro il buio
come dietro la luce si appostano cecchini
pronti allo sparo. Ma i tuoi mi riconoscono:
con un cenno che so, mi lasciano passare.

Cammino cauto fra i tuoi fiori fragili.
Evito, come un uomo, i trabocchetti.
Tengo per mano te e l’insicurezza
che ci accompagna ammansita. Potremmo
cadere, certo, ma rischiamo insieme

e forse è questo, vivere la vita.


Scritta nel 2018.

Fotine serali

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Qualche sera tu prima di dormire
mi mandi con Whatsapp alcune foto
di te nel letto o intorno al letto. Ieri
volevo ricambiare, mi sono scattato
una foto, poi un’altra, in luce spietata
e ho visto qualcosa di terribile, un vecchio
con le pieghe sul collo, il viso sfatto.

Allora ho spento la lampada più forte,
quella appesa al soffitto, e t’ho mandato
quasi soltanto un’ombra. Oh, mi vedo
ogni mattino in bagno a lavarmi la faccia
e farmi la barba, non è che non so
come sono. Ma il contrasto, mio Dio,
con te che sei così tanto più giovane
di me e per peggiorare le cose
sembri ancora più giovane, sembri
una bambina e sei bellissima e
m’innamori e parliamo ore e ore
e camminiamo ore e ore, stanno bene
le nostre anime insieme, i corpi
mica tanto, mica tanto, ma come
non volerti abbracciare, baciare
e tutto? Mi coglie un po’ di sorpresa
questo deteriorarsi dell’involucro
esterno in cui resta chiuso il ragazzo
che da ragazzo ti guarda ragazza.

Insomma, non esiste soluzione
per me, tu sei bellissima, è meglio
parlare di te, convincere te
di ciò che è vero: che tu sei bellissima,
hai mondi che ti brillano negli occhi
con città dove sì, fuori dal tempo
troviamo posti visitati insieme
prima che tutto fosse ciò che è:
condividiamo ricordi di viaggio
in pianure di demoni mansueti
e sorridi talvolta, prendi forza
per il bel viaggio che è ancora da fare.


Scritta nel 2018.

Pecetta creativa

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Mia madre diceva
che la donna anche nuda
è coperta dal triangolo di pelo;
oggi tale triangolo è tolto del tutto
o è molto ridotto
soprattutto di sotto;
belle sono le nude modelle ma
sui lavori di rete sociali
(social networks)
copre il solco la pecetta
che scoprì la ceretta
e pure la tetta
nel generale rimbigottimento
va soggetta
a nascondimento
sui lavori di rete sociali.

Ci si può certo spostare
in siti meno limitati
e meno frequentati
però se vuoi postare
un bel nudo su un social network
Facebook YouTube Instagram
e compagnia bella
su fica e mammella
ci va il nero francobollo:
per non parlar del cazzo
che agli animi gentili
dà ancora più imbarazzo.

Ho inventato un cancelletto
#pecettacreativa
fermo restando
che odio la censura
che odio la pecetta
mi sono detto:
«Perché non giocarci un po’?»
Ed ecco la pecetta creativa
per prendere in giro la pecetta
e per prendere in giro, anche, i creativi.

Ora mi volgo in prosa, cioè smetto di andare a capo a cazzo, per spiegare le opinabilissime e personalissime e flessibilissime regole del gioco.

La pecetta creativa è una pecetta diversa dai quadratini neri che coprono le parti che non si possono mostrare sui social network. Questo è chiaro.

Però ci si deve impegnare un po’, dai. Sostituire semplicemente il quadratino nero con una stellina, un fiorellino o un cuoricino, non vale. Non cambia la sostanza.

Soluzioni fotoscioppose si possono accettare se un po’ fantasiose, tipo così.

Ma io direi che è meglio rivolgersi a soluzioni fisiche, materiche, non elettroniche, agendo su foto stampate da rifotografare, appoggiandoci sopra per esempio del temperamento di pastello o delle matite o dell’erba per tisana o una bustina di preservativo – e infinite altre possibilità.

Oppure piazzando le foto nei meandri di una bicicletta, o in infiniti altri luoghi, modi, situazioni.

Oppure, se si ha la possibilità, si può coprire direttamente la modella, per esempio con un libro  – e qui la fantasia può sbizzarrirsi.

Direi che però, a livello di modella, non valgono come pecetta creativa capi di abbigliamento: non è pecetta creativa fotografare una ragazza con un ridottissimo bikini, diciamo.

Anche se esistono pure accessori d’abbigliamento che sono vere e proprie pecette creative, perché sono stati studiati apposta per ingannare la censura, come i tassellini del burlesque.

Insomma, le possibilità sono infinite.

Divertiamoci e creiamo, mettiamo in ridicolo la censura con la #pecettacreativa.

000calq

Quasi niente

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Schiudendo le gambe, rilascia
un profumo che non è di fiore schiuso,
sciocca similitudine, ma
di sé, dell’utero, del macero
dolce che ha principio in primavera
rovesciandosi in brecce di cortili.

«Rilascia» in questa accezione
è neologismo d’un lessico scientifico
inglese, non avrei potuto scriverlo
quarant’anni fa. Ma è sciocco arroccarsi,
è meglio schiudersi a contaminazioni
fertili, come le gambe accoglienti.

Rilascia o emana, dunque, un odore
che nel mio olfatto si mescola al mio
e m’eccita e m’attrae – ma
non è detto che avvenga il medesimo
in lei: ogni cosa è diversa
secondo le diverse ricezioni.

«Ricezione» in questa accezione
l’ho imparato lavorando all’Atlante
del Cristianesimo della Utet.
Lo usano per le encicliche: un conto
è come scrive il papa, un altro conto
come chi di dovere lo riceve.

Ho imparato parole lentamente.
Alla laurea ero quasi analfabeta.
Parole. Buoni attrezzi. Ma non servono
a far sì che l’odore di noi
ecciti lei come eccita me.
Dunque servono a poco, quasi niente.


Scritta nel 2018.