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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi della categoria: poesie

Sera, 8 febbraio, piazza Sofia

15 giovedì Feb 2024

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari

Comincia una pioggia lieve, quasi
solo un vapore, si attacca ai capelli
e al vetro degli occhiali, sulla pelle
sembra tiepida, in certi punti fa
una spuma, come l’acqua ossigenata
nelle ferite aperte. Un ondulare
di presenze inavvertibili abbraccia
con prudenza il mio corpo, propone
di rannicchiarmi, se voglio, un momento.


Scritta nel febbraio 2024.

Spritz

28 domenica Gen 2024

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, impegno civile

Cade un albero, ne cadono due
poveri alberi, sì però si sa
che un albero che cade fa più rumore
di una foresta che cresce
cade qualche albero, pazienza
ma c’è tutta la foresta che cresce
sicuramente c’è da qualche parte
quindi stiamo tranquilli, beviamoci uno spritz.

Cade una ragazza da un balcone
ne cadono due, forse tre, ma non fanno
rumore, si buttano lato cortile
per non disturbare i passanti
poverine sono casi patologici
disperati, è penoso, sì ma
guarda qui quante ragazze e ragazzi
sereni, allegri, guardano le vetrine
e si danno il cinque e ridono forte
una massa di lieti ragazzi ai tavolini dei bar
quindi stiamo tranquilli, beviamoci uno spritz.

Cadono i sogni, sì ne sono caduti
di sogni, anche tante illusioni
sono cadute e cadono, ogni giorno
ne vanno giù, come gli alberi, come le ragazze
ma morto un sogno te ne inventano altri
alla tivù, nei centri commerciali
o sui telefoni, sogni solidi robusti
progettati per la nostra sicurezza
e innocui, senza ansie né dolore
quindi stiamo tranquilli, beviamoci uno spritz.

Cade l’arte, cade la bellezza, cade anche l’amore
e l’entusiasmo, cade quell’impazzire
per lei, per lui, o per una canzone
di quelle profonde, o un quadro, cade
il sentimento di tutte le cose, ma va detto
che l’amore, la bellezza, il sentimento
e l’arte, in fondo sono grattacapi
è roba che ti agita, forse è meglio se cade
e per un artista che cade ci sono tanti
divertimenti con tutte le luci
anche culturali, eh, Van Gogh Experience
e l’emozione di un viaggio in un villaggio
turistico, dove non succede niente
di pericoloso, te la godi
quindi stiamo tranquilli, beviamoci uno spritz.

Cadono bombe. Bombe? Ma là, non qui.
No, ascolta, qui. Senti i colpi, vedi il fumo?
Qui dietro. Una sulla tangenziale
verso Caselle, una sulla stazione Porta Susa
e ne cadono altre, sugli stabilimenti
senti che rumore, senti, trema la terra,
viene giù tutto… Ma dove correte?
Perché correte, in disordine, tutti?
Siete impazziti di terrore, adesso
dove correte, sapete dove andare, cosa fare?
correte come animali spaventati, un momento
avete dimenticato sul tavolino lo spritz.


Scritta il 28 gennaio 2024.

Mitù

10 venerdì Nov 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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scenari

Ho trovato, infilato in un vecchio libro, questo strano componimento, scritto a penna su carta grezza. Non è di grande finezza, sembra il tentativo poetico di un artigiano alfabetizzato (penso al commesso farmacista gozzaniano) o di uno scolaro. C’è un riferimento manzoniano, con la differenza che qui agli azzeccagarbugli (alla “legge”) si è rivolta la ragazza stessa, non un promesso sposo. Ci sono alcune parole indecifrabili, forse di un gergo locale o di un idioletto familiare: che cosa sono gli smarti e gli engioi? Il mitù che si ripete potrebbe essere il nome o soprannome affettuoso dato alla fanciulla, oppure un semplice espediente ritmico. Complessivamente, il testo non è oscuro, e potrebbe datarsi intorno alla metà dell’Ottocento: a simboleggiare le caste alte c’è la classica tradizionale regina, ma compaiono già anche i potenti della rivoluzione borghese industriale. Il finale è tragico, con un suicidio. L’ambientazione è rustica, forse con una migrazione a breve raggio tipica di quell’epoca (i paesi non suoi) – migrazione che potrebbe essere simbolica, se vogliamo attribuire questa capacità all’ignoto anonimo autore, spinto probabilmente a scrivere, in modo occasionale, da una storia vera da lui vissuta.

MITÙ

Mitù, mitù, se tu
fossi stata regina!

canta la ragazzina
nei paesi non suoi
fra gli smarti e gli engioi
che da ogni vetrina
urlano meraviglie
di brutte paccottiglie.

Ha in una tasca i fogli
degli azzeccagarbugli
con un’archiviazione
del regio tribunale:
non s’abbia a sparger male
sulla reputazione
del signore potente
che a suo piacimento
per il suo gradimento
si prende chi gli pare.

Mitù, mitù, se tu
fossi in nobili arti
fossi in giri potenti
figlia di grandi padri!

allora guai ai ladri
e forca ai delinquenti
che hanno osato rubarti!

Ma sei contadinella
bella come una stella:
lo sanno il bosco e il fiume
la luna che fa lume
lo sanno il pino e il noce
l’erba che ti conosce.

Mitù, mitù, non più
cerco qui una salvezza:
mi vince la tristezza.

Tace la ragazzina
e adagio s’incammina
per i sentieri suoi
dove canta il torrente
dove l’acqua è lucente:
quasi sorride, poi
lascia i fogli sulla sponda
si abbandona nell’onda.


Rinvenuta nel 2023, scritta forse alla metà del sec. XIX.

Fine

11 mercoledì Ott 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro, scenari

Inviluto sono li scolosmini
di quello tempo, ricordate
ch’erano sì gai e fini.

Giacomo da Lentini

Eri così fine, nel cappotto grigio ruvido
o nuda sul tuo letto, tu eri fine.

Per disegnare il tuo viso e i tuoi capelli
serve un pittore non di questo mondo.

Tu dimostri che il corpo è metafisico:
restituisci lingua ammutolendo.


Scritta il 9 ottobre 2023.

Tras

23 sabato Set 2023

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amore, cose di dentro, scenari

C’è quell’aria di prima di un trasloco.
Tu hai già portato di là delle cose.
Il giorno è uggioso ma non è nel meteo
l’uggia: piccole spighe non si fermano
dall’oscillare contro il marciapiede
ed è vita, te la vorrei mostrare.

Tu hai già portato di là delle cose
nostre e non ritorni. Ovunque guardo
mi confondo: le cose che hai levato
ne reggevano altre che ora cedono
rimescolando tutto, e quando parlo
mi manca nella voce la tua voce.

L’umanità ha nostalgia d’un sogno
che chiama età dell’oro, che sta prima
d’ogni memoria, e la vaghezza è balsamo.
Ma tu, tu d’oro, noi siamo vissuti:
da svegli e sobri nelle nostre età
l’abbiamo fuso insieme, il nostro oro.

«Dove sono i miei fiori?» tu scrivevi
sulle pareti dei tuoi disincanti.
«Dove sei tu?» io domando ogni giorno
e fuggo le risposte, mi rannicchio
per trattenere o dissipare mondi.
Si fa buio e né so né sono nulla.


Scritta il 21 settembre 2023.

Fiori per caso

22 venerdì Set 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, natura

I fiori più belli sono fiori per caso
(già è stato detto ma è bene ribadirlo):
fiori nati sui cigli delle strade
o delle rogge, o in fessure di cemento
o in boscaglie di rovi
o in altri luoghi impossibili, strani.

La gente tira dritto e non li guarda
per non correre rischi. Se li guardi
ti puoi innamorare. Innamorarsi
è roba grande, però se t’innamori
di uno di questi, tu devi sapere
certe cose. Non lo potrai portare
via con te: lo faresti morire.
Potrai tornare a vederlo ogni giorno
anche per ore, se d’altro non sei schiavo:
ma non portarlo via.

Chiunque passi, invece, lo potrà
strappare e uccidere senza averne biasimo
ma anzi lode: “ho tolto un’erbaccia”.
Se tu pieno di furia e di dolore
lo abbatterai con un pugno, finirai
in galera o in reparto psichiatrico:
“un pazzo colpisce al volto un passante
nella via tale, confusi i moventi:
arrestato, delira di un fiore”.

Se non saranno passanti assassini
pure il Comune potrà provvedere
a una strage con motofalciatrice
per “pulire la strada”.

Se nessuna di queste disgrazie accadrà
lo vedrai appassire, da qui non c’è scampo
salvo che muoia tu prima d’autunno:
questo peraltro è anche coi fiori
dei giardini curati o delle serre.

Dai giardini curati talvolta succede
che un fiore fugga e si mescoli ai randagi:
se lo fa, perde tutti i privilegi
anzi rischia di più: “guarda, un ibisco
cresciuto in discarica, strappalo subito,
qui puoi, è di nessuno, lo portiamo
a casa, lo mettiamo in un bicchiere”.

Tu innamorati ugualmente: nessuno
è di nessuno, qui almeno siete liberi
di respirare l’acre del catrame
o l’umido del fosso verso sera:
e nelle case e nei giardini chiusi
c’è solo un gregge di imbecilli illusi.


Scritta il 22 settembre 2023.

19 settembre, san Gennaro

19 martedì Set 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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impegno civile

San Gennaro, nell’ampolla del Mediterraneo
se ne scioglie di sangue acqua marina
e quanta ferocia su tutte le sponde!

Chi viene a venerare il tuo boccetto
è assassino, come tutti. Quanto sangue
in prigione, in cantiere, nelle fabbriche
del lavoro venduto come roba
infima, quanto sangue sulle strade,
nelle case delle famiglie oscure,
nei cortili in cui gentilezze fragili
dai balconi si lanciano, estenuate.

Fallo scoppiare, una volta, il tuo boccetto
ai pii in faccia, che ognuno sia lordo
di sangue, come è: gridagli: basta!


Scritta il 19 settembre 2023.

Però l’amore sì

14 lunedì Ago 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore e morte, scenari

Tu avvicini il paesaggio, metti
desiderio in ogni più lontano dettaglio:
non dai la pace dell’immaginetta
che riduce a impressione l’orizzonte.

Ogni cosa che vedo, che mi vede
mi prende e si fa prendere. La perdita
non è ammansita come nel ricordo
che si muta in oblio senza dolore
in una resa docile, confusa.

Sei netta, annulli lo spazio: il distacco
è nella carne viva, nelle ossa. In te
mi sono innamorato dell’esistere
e della confessione: condivido
nella tua morte la morte: condanna
a non distogliere, a non rifugiare.

È pena buona: hai slegato le chiuse
di laghi immensi, chiarori di cieli
rispondono ai chiarori degli abissi
nelle acque che sorgono e ricadono
senza posa. Non ho intelletto
che possa reggere un tale infinito.

Però l’amore sì. Ti trovo in fiochi
riquadri di finestre, negli odori
densi del fiume a sera, nel metallico
battere di una porta, nel corteo
delle luci di un treno, nel veloce
sorriso misterioso di un bambino
o in un grido lontano: dappertutto.

Tu m’hai legato stretto a un’ampia vita
e a un’ampia morte, a qualcosa di cui
non sono capace, mi rannicchio spesso
come un feto che sente la minaccia
del nascere, e non sa – o mi distendo
come una foglia, sovrastato da gorghi
mirabili in cui sogno di trovarti.


Scritta fra il 12 e il 13 agosto 2023.

Sulla corriera per Chivasso

10 giovedì Ago 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore vissuto, cose di dentro, relazioni

«Ti bacio il cazzo e ti diventa duro»
– dice sulla corriera per Chivasso
una ragazza sedicenne forse
all’amico che esprime in confidenza
le sue ansie, i suoi blocchi – «funziona
vedrai, stai tranquillo». È amorevole
la dolce sorridente e per davvero
forse funzionerà, o quantomeno
migliorerà le cose. Avessi avuto
io così ragazze accanto, quando tutto
pareva arduo e fosco, sui vent’anni
“relazione” escludeva “erezione”:
funzionava soltanto in solitudine
il mio cazzo. L’avesse baciato
una ragazza così come quella
della corriera per Chivasso, parlandomi
di tranquillità, parlandone sul bus
ad alta voce, con naturalezza
senza badare agli altri passeggeri
in ascolto! Non ebbi per mano
la dolce sorridente, era opprimente
e buio il mondo, nonostante qualche
lampo di Sessantotto: con nessuno
né femmina né maschio né giovane né adulto
parlai mai dei problemi del mio cazzo.
E non c’è da scherzare, rischiai
la morte da alcolista, chiuso dentro
un’anima straziata e un cazzo molle:
due cose inconfessabili. Ci vollero
decenni, poi le cose migliorarono:
ma forse un bacio di una sedicenne
sul mio cazzo (funziona, stai tranquillo)
m’avrebbe regalato una diversa
giovinezza da giovane, chissà.
Chissà. Comunque lodo questi tempi
e non quelli, lodo che si parli aperto
e non vergognoso, lodo la ragazza
che sulla corriera per Chivasso
con fresca voce alta sorridendo
offre a un timido cazzo un bacio bello.


Scritta il 10 agosto 2023.

Carnevale

08 martedì Ago 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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scenari

Cosa mi prende, cosa ho, non so.

Sono vile ma non abbastanza
per sgusciare serpente fra le chiose:
gli asterischi, la bontà. Sono imbelle
ma non mi basta per trovare pace
chino in questo maligno grigiore.

Io la testa la chino
davanti ai fiori, ai sussulti della tosse.
Tutto è troppo ed è troppo poco.

Non è adespoto il valore
su cui sputa la morte: l’abbiamo
creato noi – non ve la caverete
con sorrisetti e sopraccigli a difendere
la cartapesta delle cause piccole
montate sui pianali, mentre sotto
le ruote della carovana schiacciano
anime, erbacce.

Io la testa la chino
a cercare sul fondo, nella merda,
ripercussioni del dio necessario:
cedo lo sfarsi delle mie pupille
a un rifratto di vuoto
che tenga lo smagliarsi dei blasoni
del vostro carnevale.

Cosa mi prende, cosa ho, non so.
Tutto è troppo ed è troppo poco.

Nella disfatta antiveduta, ineso-
rabile devo salvare qualcosa
di cui non so: perdurare in battaglia
ebete, stupefatto, sparso in fosse.


Scritta l’8 agosto 2023.

Certe volte sono stanco

29 sabato Lug 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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scenari

0202 2020 è un palindromo di merda
tagliasti i contatti con me
mentre per tutto gennaio ci eravamo visti ogni giorno
ed eri contenta della tua nuova casa
tagliasti i contatti all’improvviso, ti isolasti

e intanto il mondo precipitava
in un isolamento generale forsennato
con il pretesto di un’influenza
un po’ più virulenta di altre
ricordo che a metà marzo potei ancora andare
a tenere il nipotino
(ma sommerso di critiche: i bambini
asintomatici uccidono i nonni, orrore orrore)
poi stop, arresti domiciliari

una somma di cose
nel particolare nell’universale
t’iscrivesti all’università e la chiusero
e tutto buio alle sei del pomeriggio
ne fece di vittime il delirio del potere
e non smette

ora vogliono abbattere gli aceri di corso Belgio
e sostituirli con dei peri che non fanno pere
è solo un giro di soldi, è sempre
un giro di soldi

sotto quegli aceri ci siamo sorrisi per l’ultima volta
sotto quegli aceri è passata l’ambulanza
a raccoglierti morente
sotto quegli aceri hanno appeso l’avviso
che eri morta

che ci mettano dei peri, o dei banani
o radano tutto al suolo, fanno prima
tanto è quello lo scopo

poi verrà la vendetta redentrice dell’erbaccia
a sommergere i loro sepolcri imbiancati
i sorrisi osceni dei loro gusci
zincati della sapienza di nulla

sono stanco, certe volte sono stanco
these wounds won’t seem to heal
this pain is just too real


Scritta il 29 luglio 2023.

Sera del Carmelo

16 domenica Lug 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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scenari

Una musica araba resa lieve dal mischiarsi
con altri suoni e rumori, dalla piazza
sale fino al mio piano, le belle di notte
ora hanno fiori di diversi colori
sulla medesima pianta e sull’altro
lato un raggio che s’incastra nel cucinino
colpisce d’oro una bottiglia quasi vuota
di plastica lasciata nel ciarpame del tavolo
credo sia da buttare, acqua vecchia:
il sole scende alla sua dolce morte
privilegiata, la replica ogni giorno
nuova e un filo di vento attenua la calura
traversando l’alloggio, tutto questo
è un inganno, come l’odore soave
che adesca l’insetto per rinnovare vita
senza volerlo, mi prende qualcosa
che mi fa usare parole da lontano:
un impeto, un empito, un braccio che da dentro
sostiene me e la sera, perché non s’accartocci:
persuade, contra spem, a rimanere.


Scritta il 16 luglio 2023.

Un punto

07 venerdì Lug 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore e morte, cose di dentro

«Se camminando hai paura di cadere, cadi»
dicevi, m’è salita questa frase
nella notte, c’è la luna calante
e silenzi abbastanza lunghi, alle tre
fra un’auto e l’altra – di giorno è un frastuono.

Ho notti che sono antologie di te:
ti riascolto tutta viva e non posso parlarti:
ogni tua intonazione colora uno spazio
illimitato, ma non posso parlarti
né toccarti, nemmeno sperare
che domani, o fra un mese, mi chiami.

«Se vado via per la mia strada non essere triste
ma felice per me che cammino» dicevi
e potevo riuscirci, saperti camminare
avere qualche notizia, l’iscrizione
a filosofia, sperarti stare meglio, ma ora…

«Mi manchi» è un pensiero egoista, anche se
viene preso, certe volte, con amore.
Ogni cosa è ambigua e oscura.
Quando suona nella notte la tua voce
dentro me, vedi, io… è come…

«Il candidato esprima in breve ciò che sente».
Professore, ho buttato nel cesso
un milione di aggettivi e di similitudini,
il dizionario è vuoto, ma mi creda
che cosa sento lo so molto bene
e in fondo, guardi, sono quasi contento
di non poterlo dire, è un filo…

Lo sapevamo insieme, con parole o senza
in fioca luce abbracciati:
forse in quel tiepido grumo di nulla
c’è – c’è adesso – un embrione inammissibile,
un punto (senza segni né quote)
di partenza.


Scritta il 7 luglio 2023.

Come nemmeno immaginavo prima

29 giovedì Giu 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore vissuto

tu dicevi che non potevi amare
e che nessuno ti poteva amare

ti credevo, perché i bambini credono
e cercavo, perché gli adulti cercano
con te uscite, risposte, spiegazioni

ora in questa distanza che nemmeno
è una distanza, è qualcosa di più
infinito ed è nulla, mi domando

perché allora è con te che mi sono
sentito amato e sentito di amare
come nemmeno immaginavo prima?


Scritta il 29 giugno 2023.

Restituirti

25 domenica Giu 2023

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore vissuto, cose di dentro

eppure ci sono state occasioni
in cui i laghi dei nostri cuori
sembravano poter superare l’istmo
le nostre acque mescolarsi
distendersi, abbracciarsi
come i nostri corpi si abbracciavano

l’onda arrivava sulla ghiaia alta
e qualcosa filtrava, un sentore
di sorpresa, a bocca aperta
si ritirava

eri talvolta sconcertata
dal mio non capire “scusami
sono stupido e lento” ti dicevo
“no Carlo tu sei intelligente
tu sei molto intelligente” m’inchiodavi

ci sono i bui che nessuna parola
può illuminare né toccare, ma
appena in qua da quel confine, rasentandolo
pericolosamente
mi dicevi tutto il dicibile di te
mi mostravi tutto il mostrabile di te
con impudente/imprudente sconsideratezza

“hai potuto vedere le mie ferite aperte”
“cose, a te, che a nessun altro mai”

la cura…
è comodo dire che era impossibile
potevo fuggire, non sono fuggito
restarti accanto è stato farmi carico
senza attenuanti

– forse tu poi l’hai giudicato impossibile
ti sei allontanata, allontanata all’estremo –

ripercorro momenti fissati
nella mente come nient’altro in vita mia
vorrei tornare e cambiare
una sillaba, un gesto, anche solo
un moto degli occhi o un inciampo
di respiro, che bastava questo
a farti dubitare, scivolare
indietro in quel ripidissimo sentiero
che tentavamo

facile no, certo facile no
un oceano non un fosso
ma è da idioti anche solo pensare
che potesse essere facile

ci sono stati momenti sovrumani
in proporzione, è giusto, il dolore e la colpa
umani

conservo come posso tutto quanto
esista o non esista una stazione
dove sceso dal treno ritrovarti
davanti, nel viale, restituirti


Scritta il 25 giugno 2023.

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