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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi tag: amore

Lode

03 giovedì Ago 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore

[…] se ne dai a lui quanto è a bastanza
non si vuol gettar via quel che t’avanza.

Angelo Poliziano, Rispetti, XVI

Lodata sia la donna ch’offre i baci
e i toccamenti e le carezze e il conno
aperto a molti, senza parsimonia:
accresce al mondo la felicità.

Lodata sia la donna che si fa
chiavare sì ma non chiudere a chiave:
decide lei con chi, quando e perché:
accresce al mondo la fraternità.

Lodata sia la donna che si dà
spazio e tempo a godere ed esplorare
la vita in sorridente libertà:
accresce a sé medesima la gioia.


Scritta nel 2017.

Variante del pazzo su Catullo

31 lunedì Lug 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, bellezza, tempo

( disse il pazzo: )

T’amo e t’odio. T’amo perché sei tu,
meravigliosamente tu. T’odio
perché non sei una fragrante ventenne
appena sbocciata a primavera
e dunque distorci l’immagine
in doloranti contraddizioni.

M’amo e m’odio. M’amo perché son io,
presuntuoso ed egocentrico. M’odio
per il ventre gonfio, il petto floscio,
il disagile barcollare
con cui distorco l’immagine
in doloranti contraddizioni.

La bestemmia della vecchiaia
non la so accettare
– e con essa non accetto
il mondo, gli dei eventuali,
la realtà, le cose.

(La luna e la vita non sono mai piene:
terminato di crescere, declinano.
La luna ogni mese rifà il giro,
la vita no.)

Bene. Detto questo, viviamo.
Respiriamo l’odore che mandano gli spigoli,
l’apparizione d’un colore all’angolo,
il tepore che sa restituire
la notte in piena estate.

( :disse il pazzo )


Scritta nel 2017.

Dormire abbracciati è una gioia durante

13 martedì Giu 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro

Dormire abbracciati
è una gioia durante:
è importante
per uno come me che le cose
quasi sempre le gode più dopo:
perché durante c’è ansia,
ansia di dire, fare, capire, ascoltare.

Dormire abbracciati
se sento il tuo respiro
regolare, sereno, un respiro
contento, e se sono
contento io di sentirlo
c’è dentro tutto, non c’è nulla
da dire, fare, capire, ascoltare:
è felicità in atto.

Non importa nemmeno
chi sei tu, chi sono io, e questo
non importare chi si sia
è meraviglioso, eppure
per molti è orribile: molti
ci tengono troppo a essere sé.

Forse è
che io ho un io così fragile
che gode a non dover essere qualcuno,
forse è
che altri hanno un io così fragile
da voler essere sé in ogni momento
senza eccezione alcuna,
forse è, forse è,
ma mi annoia la psicologia, quel che so
è che dormire abbracciati
è una gioia durante.

Poche sono le cose che so.


Scritta nel 2017.

Un altro tipo

08 mercoledì Mar 2017

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore

Ci dev’essere un altro tipo d’amore,
una specie d’empatia calda, indifesa
e quasi priva di sagoma, molle
nello riempire le scabrosità, nel colmare
gli spigoli inglobandoli: un sogno che anziché
volare sottile, intatto, con timidi scambi
di luce, si condensa in materia
scura, densa, si plasma in oggetti
conservabili come zuccheriere
per un tempo, in un spazio: oggetti
frangibili come ricordi in ceramica
sulle madie nei tinelli, rinunce
teneramente opache ai polpastrelli
che trepidi o non trepidi ne sfiorano
la forma, la sostanza. Ci dev’essere
un amoroso storpiarsi, rovesciarsi
come teste di polpi battute su pietre
per farle commestibili, un accogliere
la crudeltà dei profili dei giorni,
lo strazio di piccole lame banali
a scorticare adagio, come se esistesse
qualcosa oltre che pacatamente
sarà da non capire, non raggiungere,
recuperando l’inconsapevolezza
innocente, sicura, del lombrico.


Scritta nel 2017.

La distanza

21 lunedì Nov 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, cose di dentro

L’altra sera alla Luna Storta
Valeria m’ha accarezzato una tempia,
Lara m’ha chiesto d’un pettegolezzo
che non sapevo, poi Alessandro
m’ha parlato di Sarajevo, i treni
da Belgrado, da Salonicco, Federico
ha chiuso il concerto con la мартеница
che conobbi in Romania mărțișor
nel Novecento, Daria criticava
Tosca d’Aquino, si diceva di Gepi,
tu sei più bella un poco dimagrita
con gli occhi chiari pieni di pensieri,
ho spiegato in francese che oui, j’aime les femmes
alla Trebisonda, ma senza capire
che cosa c’entrasse, perché mi si chiedesse,
Max ha cantato che l’amore non lo passa
la mutua, Eva ha di nuovo i capelli più lunghi
e due bambini, Andrea raccontava
d’amori che non riesce a possedere,
ho accompagnato Laura col metrò
e poi a piedi fino in piazza Benefica
e avverto l’inquietudine che spando
perché si percepisce che vorrei
invadere maldestro intercapedini
di cui m’è ignota la natura, toccare
ciò che non va toccato o invece sì:
con le mie improprie urgenze contrapposte
al mio mancare le coincidenze
per viltà o distrazione. Lara m’è parsa
già irrigidirsi al mio voler protrarre
il discorso oltre il primo argomento,
ma forse non è vero, è solamente
che un altro l’ha chiamata, Valeria
è uscita salutando brevemente,
vorrei prendere un treno in Macedonia,
saper giocare, tutto preso, in fondo
al cortile, verso sera, pur sapendo
che chiameranno le madri per cena:
saper cadere in provvisori abissi
con la fiducia che dà la rinuncia,
tagliarmi a pezzi per poi ritrovarmi
steso, ubriaco, miracolosamente
rifatto intero d’un’altra interezza
tutta da riconoscere daccapo,
oltrepassati con naturalezza
pazzesca i varchi invalicabili, forse
non quelli che vedevo, ma bisogna
pure disperdersi, forse adattarsi:
anche ora non scrivo ciò che scrivo,
anche da questi versi mi separa
l’interstizio che inghiotte i frammenti
del mio specchio come acqua in fessure
di terra arida, dura, insaziabile:
mi perdo, mi confondo, non so dire
nulla a nessuno: è distante il contadino
macedone che aspetta alla stazione
l’unico treno, è distante Lara
alta e fiera, distante Valeria
più morbida, Alessandro è distante
come gli amici invecchiati in frazioni
piovose di pianura, Eva è distante
sogno vivente dietro una parete
– e tu, tu che m’abbracci con un tuo
serenamente disperato amore, tu
salda nel vacillare, sicura e imprevedibile,
onnipotente come una bambina
punti gli occhi negli occhi, rimproveri
a me la mia distanza.


Scritta nel 2016.

Vorrei

03 giovedì Nov 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, tempo

Non il tuo braccio vorrei trattenere
con la mia mano, ma altri bracci
che ti premono, ti spingono, t’assediano:
il braccio del tempo, l’insidioso tocco
della malinconia, le dita della sera
vorrei trattenere: e al tempo, alla sera
alla malinconia sussurrare
severo all’orecchio: «Lasciatela stare,
è così bella, lasciatela stare».

Vorrei scriverti versi in greco antico
o in altre lingue ancora più remote
perché nessuno capisca, perché
dall’usura del senso resti indenne
un suono indecifrabile, leggero.


Scritta nel 2016.

Nel mulino

09 giovedì Giu 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, cose di dentro, scenari

«Fa’ ch’io t’ami ancora». Ti stringo
piano con le mani le caviglie
sul divano, ci accarezza
misteriosa la sera nel silenzio
della camera linda. Nessun albero è
perfetto come il seme che lo genera:
appena germogliato si contorce,
ingorga linfa a cercare sostanza,
dipana con fatica
fragili foglie assetate di luce.

«Fa’ ch’io t’ami ancora». Un dolore
mi percorre le braccia, raddrizzo
le spalle, sgranchisco i polmoni
per guadagnare aria. La gloriosa
disfatta brilla nel trionfare tenero
delle fronde mature, la bellezza
magnifica si piega al divenire
della realtà, paga il prezzo dovuto
all’essere qualcosa.

«Fa’ ch’io t’ami ancora». Don Chisciotte
vuole, commosso, portare del pane
a Dulcinea: lasciata l’armatura
diventa molinaro, entra nel corpo
fra i meccanismi, accende la lanterna
oscillante alla trave, accudisce
la macina vorace: ascoltando
il cigolare dei perni, il vibrare
delle pale abbracciate dal vento
dubita che sia sogno la farina
e soffi il vero in vortici profondi
che presto, presto ci riprenderanno.

«Fa’ ch’io t’ami ancora». Nel racchiuso
tepore impasto ciò che serve oggi:
la maldestra vivanda che imbandisco
dovrai credere tu che sia buon cibo.
Io trasognato lascio che i frammenti
del desiderio combacino a ruote
d’un paradiso sparso, dove tu
imprevedibilmente puoi sorridere.


Scritta nel 2016.

Le tovagliette

15 domenica Mag 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore

Le tovagliette monoposto di bambù
(forse finto, ma è lo stesso)
una rossa e una blu
stanno bene una accanto all’altra
sul tavolo di legno:
ce le hai messe tu
e io resto a guardarle
mentre fai il caffè.

La vita però
è un po’ gioco e un po’ no.

Ora siamo nella condizione di “lasciàti”
(credo)
anche se passiamo
molto tempo insieme.

Tu mi hai lasciato
e io ho cercato di reagire con compostezza,
temperando il profondo sgomento
in un qualche aplomb,
perché invecchiando ho capito
che è la cosa migliore da fare.

Poi tre giorni dopo
tu mi hai mandato un sms così:
«com’è che se io ti lascio
tu ti rassegni subito
e con Eva invece vai avanti
a rompere per sette anni?»

Mi è scoppiata un’angoscia da ridere,
ti ho risposto che non è vero
e che inoltre le mie poesie per te
sono le più belle – e tu lo sai.

E tu hai detto che sì che lo sai,
è vero, le mie poesie per te
sono le più belle,
ma il problema è che tu lo sai
ma io non lo so: cioè
io non so che le mie poesie per te
sono le più belle.

È complesso, però in pratica ho capito,
e ti ho risposto che allora
forse è che
io ti amo inconsciamente:
che se ci pensi è una bella garanzia,
perché l’inconscio non finge.

Intanto i colori sono belli,
soffia il vento,
vola il tempo,
facciamo oggi qualcosa di buono,
domani poi
si vedrà.


Scritta nel 2016.

Il poco

01 venerdì Apr 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, scenari

per non far svalutare il mio amore
per non farlo considerare
da tutti
una cosa di poco conto
dovrei imparare a provare fastidio
e rabbia e dolore
se tu baci un altro
se abbracci un altro
se scopi con un altro
se ti sposi con un altro

ma niente
io riesco solo a provare piacere
e gioia ed entusiasmo
se mi guardi e sorridi
se mi sfiori la mano
se mi baci
e non m’importa chi altri tu baci
né m’importa chi sposi

quando mi guardi
il mio cuore saltella
la mia anima si fa le capriole

e questo non va bene
l’ho capito ormai
non va bene
ma non posso farci niente

già a sedici anni una compagna
di liceo me lo disse
commiserando
«ti accontenti di così poco»

certo è strano però
che così poco
sia così raro
sia quasi introvabile
nel mondo
nella vita

che a me sembra
che così poco
pochissimi lo trovino
come pochissimi trovano
l’universo intero
con l’infinito insostenibile stupore
nel filo d’erba
fra due pietre
all’orlo d’un cantiere

è difficile da spiegare
impossibile forse
e nemmeno ne ho più voglia

tu baciami ora


Scritta nel 2016.

Il non vederti

19 venerdì Feb 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore

Tu senza nemmeno farti accorgere
ti sei dipinta sugli angoli
sulle cose
persino sui miei gesti:

così nella casa
se guardo se mi muovo
vedo il non vederti, sento
presente la tua assenza.


Scritta nel 2016.

Istmo

30 sabato Gen 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, paesaggi, scenari

Ora abiti su un istmo stretto
fra il Po e la Dora
più che un istmo una penisola
perché poco oltre i due fiumi
dopo essersi ancora
leggermente allontanati
confluiscono.

Ma tu e io
dopo esserci non leggermente
allontanati
temo non confluiremo
resterà una striscia arida
a separarci
e non me ne do pace.


Scritta nel 2016.

istmo di Eva3

 

Ma tu qui

25 lunedì Gen 2016

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore

il presagio di trasparenza della pelle
quando ti accarezzo i polsi il mattino
nella luce bianca della stanza
che è entrata a poco a poco perché noi
non abbassiamo mai le tapparelle

come la luce a poco a poco il tempo
entra e ci ruba – ho inseguito ragazze
che sono fuggite in labirinti di vicoli
ma tu qui come ti tengo da questo
andare che né tu né io decido


Scritta nel 2016.

Criterio

02 mercoledì Dic 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, cose di dentro

il poeta veste di parole il grido
preumano che esce dalla gola del folle:
così vestito il grido
sembra essere riconosciuto
– ma è illusione, è indebita
proiezione: nel grido preumano non c’è
intenzione né comunicazione

sommessamente intorno
l’amore dichiara
dov’è la realtà
– non ci s’innamora d’un epifenomeno, dice:
ed è l’unico criterio postulabile
per un tratto d’esistenza
quasi possibile


Scritta nel 2015.

Le spalle

30 lunedì Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, cose di dentro, infanzia

Y besaba después,
con su mal fingido deseo,
el hombro desnudo
de una muchacha cualquiera
.

Juan Manuel Muñoz Aguirre

Le spalle nude delle ragazze dove
appoggio o vorrei appoggiare le mani
per farmi saldo nell’offrire e prendere
calore sono l’infanzia, la terra
dove non sono cresciuto, i cani
che non ho portato a correre nei prati:
sono il luogo che al sogno dà acqua e materia,
il paese dove nessuno mi conosce,
da cui partii non so quando in esilio
forse volontario, e ritorno talvolta
per un’ambigua nostalgia, fingendomi
lo straniero che sono: curioso, incantato
nell’osservare ciò che la gente del posto
con amorevole brusca confidenza
senza guardare afferra, usa, gode.


Scritta nel 2015.

Mirari necesse est, intellegere non necesse

22 domenica Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, cose di dentro, scenari

Taci. Non farmi

capire – fammi

sgranare gli occhi,

impazzire.


 

Scritta nel 2015.

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