Vorrei bere un anno luce cubo
di latte di mandorla, fresco, in un sorso,
e baciarti, e che tutto
fosse possibile.
Scritta nel 2016.
28 giovedì Lug 2016
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Vorrei bere un anno luce cubo
di latte di mandorla, fresco, in un sorso,
e baciarti, e che tutto
fosse possibile.
Scritta nel 2016.
17 domenica Lug 2016
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So palpare le ombre, so insidiare
da dentro la purezza del fanciullo
che sono: liberando in polluzione
nitidamente nascoste virtù.
Ho lasciato canizie nell’embrione,
imbiondisco alla fine del tramonto
che m’ha ingannato gli occhi: quasi più
non mi curo di ciò che è o non è.
Fluttua, parola, fluttua al litorale:
consumata la sabbia, c’è scogliera.
Non ho necessità di farti entrare:
perché da sempre t’ho tenuta in me.
Scritta nel 2016.
18 sabato Giu 2016
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I
Stamattina nella mia testa,
mentre aspetto il tram 3,
ci sei tu che mi dici
«vivi tutto nella tua testa»:
lo dici bene, proprio con la tua voce,
e mi viene da ridere.
Poi l’ombra del tram,
nel sole del mattino,
si sovrappone a quella delle foglie
dei platani di corso Regina
e ci salgo, sul tram,
fra la gente con le grosse borse
che va a Porta Palazzo,
forse fuori dalla mia testa
– ma come esserne certo?
II
Stare attento a quello che faccio
mi ruba sogno e sguardo, cioè vita:
non dico che non sia necessario,
dico che è alto il prezzo da pagare.
III
Sul lungofiume i cinofori,
qualche bianco pensionato,
i corridori sgargianti,
i ciclisti ronzanti
e io che lento, straniero, cammino.
IV
Sul tronco mozzo d’un albero abbattuto
erbe prendono vita, creando
una bizzarra forma vegetale.
L’albero morto di questo non sa nulla,
nulla sanno di questo i nuovi steli
germogliati per caso sul ceppo:
moriranno d’autunno, forse prima
se passerà una falce comunale.
E io, che osservo, so meno di loro.
V
In via Rimini porta una vecchia
un borsone a rotelle ancora vuoto:
va al mercato in corso Chieti.
Forse anch’io comprerò della frutta:
non posso stare
sempre a lato, a guardare.
VI
Sull’altro lungofiume c’è un sentiero
umido e stretto. Dentro un fiore azzurro
fa colazione un insettino verde.
Due cinofori s’incrociano. I cani,
mentre i guinzagli li tirano via,
compongono in guaiti lamentosi
il poema dell’impedito amore.
VII
In lungodora Voghera angolo corso Cadore
un’agenzia d’investigazioni
offre in vetrina
investigazioni accurate per scoprire
l’infedeltà del coniuge
e indagini patrimoniali per scoprire
quanto potrai spillare
al coniuge infedele.
Che tristezza assoluta.
Eppure tutto questo
è accettato, è normale.
Io se entrassi a domandare
indagini per sapere
lei che vestito ha messo stamattina
e se sorride, e quanto, e come sta
sarei guardato come un criminale.
VIII
Al capolinea del 77
giocano a palla tre ragazzi, dicono:
«le ragazze sono al cancello
ma non possono uscire»
«andiamo al cancello, poi escono»
«casa mia è libera».
Penso a Romeo e Giulietta,
a oscuri conventi d’orribili suore.
Ma è solamente un uscire fra poco
dal cortile d’una scuola,
e per fortuna c’è una casa libera.
IX
A San Maurizio credo Canavese
(ho preso un treno a caso)
minaccia pioggia il cielo.
Arabi e romeni alla stazione
parlano di cose di lavoro
e di famiglia. Gli alberi accucciati
attendono il rovescio, silenziosi.
X
Alla fermata dell’aeroporto
un viaggiatore con radi capelli,
con una giacca grigia come acciaio,
carica in treno una valigia a quadri
e se la tiene stretta fra le gambe.
XI
Passano orti e poi ortensie e campi
e recinti con reti lacerate
e boscaglie e viadotti al finestrino.
Io ne compilo l’inutile elenco
incompleto, seduto sul sedile
di stoffa decorata con triangoli
azzurri, rossi, arancio, neri, blu.
XII
Via Cecchi vista dalla stazione Dora
oltre l’immensa rotonda di cespugli
e d’erbe incolte di piazza Baldissera
dove più non ricordo cosa c’era
prima che tutto fosse raso al suolo,
è una via nuova, edificata oggi.
XIII
Torno a casa col bus 52.
Non ho comprato nemmeno la frutta,
non sono andato da nessuna parte.
XIV
Nella quieta stanza, riparato
dagli öh e dai vah che non mi fanno vivere,
io finisco di scrivere.
Tu torni nella testa e mi ripeti
le cose che già so. Però mi va
che tu sia lì: mi piace la tua voce.
Figura per il IV

Figura per il VI

Figura per il IX

Figura per il XII

Scritta nel 2016.
09 giovedì Giu 2016
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«Fa’ ch’io t’ami ancora». Ti stringo
piano con le mani le caviglie
sul divano, ci accarezza
misteriosa la sera nel silenzio
della camera linda. Nessun albero è
perfetto come il seme che lo genera:
appena germogliato si contorce,
ingorga linfa a cercare sostanza,
dipana con fatica
fragili foglie assetate di luce.
«Fa’ ch’io t’ami ancora». Un dolore
mi percorre le braccia, raddrizzo
le spalle, sgranchisco i polmoni
per guadagnare aria. La gloriosa
disfatta brilla nel trionfare tenero
delle fronde mature, la bellezza
magnifica si piega al divenire
della realtà, paga il prezzo dovuto
all’essere qualcosa.
«Fa’ ch’io t’ami ancora». Don Chisciotte
vuole, commosso, portare del pane
a Dulcinea: lasciata l’armatura
diventa molinaro, entra nel corpo
fra i meccanismi, accende la lanterna
oscillante alla trave, accudisce
la macina vorace: ascoltando
il cigolare dei perni, il vibrare
delle pale abbracciate dal vento
dubita che sia sogno la farina
e soffi il vero in vortici profondi
che presto, presto ci riprenderanno.
«Fa’ ch’io t’ami ancora». Nel racchiuso
tepore impasto ciò che serve oggi:
la maldestra vivanda che imbandisco
dovrai credere tu che sia buon cibo.
Io trasognato lascio che i frammenti
del desiderio combacino a ruote
d’un paradiso sparso, dove tu
imprevedibilmente puoi sorridere.
Scritta nel 2016.
21 sabato Mag 2016
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l’amore e la morte
in arco voltaico di luce e di buio
altissimi oltre un cielo
nemmeno immaginabile
riverberano su di noi
il chiaro e lo scuro
mentre noi siamo intenti
a fare altro, a chiamare altre cose
con il nome d’amore e di morte
Socrate al decimo spritz di cicuta
con il beneficio dell’ebbrezza
mormora: buon morente
è chi sa di non saper morire,
buon amante è chi sa
di non saper amare
Scritta nel 2016.
10 domenica Apr 2016
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diretto verso un lavoro
osservo dietro i gasometri
il cielo che è tornato azzurro
con lievi strie chiare
e penso che sì, sono stato fuori
abbastanza fuori
dal mondo ma
è che del film intitolato realtà
mi piacciono luci colori
riflessi odori
qualche scena
– ma non capisco l’intreccio
la trama la storia:
e il poco che qua e là
occasionalmente capisco
il più delle volte
o m’irrita o m’annoia
Scritta nel 2016.

27 sabato Feb 2016
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Il volo savio o folle gira in tondo
sugli imprecisi limiti d’un mondo
che dallo stesso volo è generato.
L’oltre? È un otre immenso senza senso,
un ulteriore utero impregnato
da semi celibi in ovuli nubili:
parto di parti sempre incomponibili,
esploso d’esplosioni irritornabili
e insieme imploso, senza via di fuga.
Questa ferita è il nostro desiderio:
non può desiderare di guarire:
la sognata salvezza è l’omicidio:
ogni dio che s’inventa è l’assassino.
Fammi volare dunque, fammi tu
– altro da me – volare, che si voli
rimbalzando sui vetri e sugli spigoli:
abbia furore l’intelletto e sia
giudiziosa nocchiera la follia.
Non la speranza è l’ultima a morire:
va un attimo più in là l’attorcigliarsi
dell’addome schiacciato dell’insetto
nel bianco delle sue viscere sparse.
Se mai fosse possibile svelare
non il mistero ma al mistero almeno
un’esistenza, in quella bava molle
di fertile infezione vomitevole
si dovrebbe, disfatti, naufragare.
Fammi volare dunque, perché voglio
svagarmi ancora in qualche sensazione
prima che il cielo sopra me si chiuda:
sappi che t’amo d’un amore eterno.
Scritta nel 2016.
14 domenica Feb 2016
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«Stavolta ti ho visto io»
dici sulla soglia del metrò
poi un tavolo insieme
fortunatamente
così si parla, si parla
com’è normale, dicono
e a me sembra raro
com’è raro il miracolo
che non quando vuoi
succede che succeda.
Scritta nel 2016.
07 domenica Feb 2016
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tutto ciò che esiste mi opprime
-rime -rime -rime
perché non mi combacia
-bacia -bacia -bacia
la serena vita normale
è la cosa spaventosa
che non augurerei
al peggiore nemico
perciò fatico – con strazio, con dolore –
a ravvisarla
in chi mi piace
in chi mi muove amore
-ore
-ore -ore
già s’alza intorno l’orribile coro
-oro -oro -oro
tu sputi su noi
che siamo gli eroi
modesti e preziosi
del vivere normale
-male -male -male -male
non sputo
non sono capace di sputare
mi sbavo se provo
ma perché la vostra scelta?
chi vi spinse alla causa
del normale?
certo dopo una polineuropatia
apprezzai il tornare
guarendo
a un normale
semplice camminare
sia pure con inciampi
ma non puoi
tutto il tempo che campi
star lieto a litaniare
che culo che ho che posso respirare
è pure vero
ma non può funzionare
e comunque poi cessa
tutto ciò che esiste mi opprime
-rime -rime -rime
perché non mi combacia
-bacia -bacia -bacia
ho bisogno di pensare
grandine nella neve
perché la nevicata
già s’attenua e finisce
anche la grandinata
finisce
ancora più veloce
ma la nevigrandinata
è eterna
perché non esiste
tutto ciò che esiste mi opprime
-rime -rime -rime
perché non mi combacia
-bacia -bacia -bacia
tutto
cose paesaggi animali persone
e anche la mia voce
e anche il mio corpo
e anche
per quanto
possa strano parere
mi opprime il mio pensiero
perché non mi combacia
-bacia -bacia -bacia
l’io eterno immateriale
l’unico io che è io
s’immerge dilaniandosi
fra cose di molecole
e cerca innamorandosi
te eterna immateriale
l’unica tu che è tu
trafitta dagli aculei degli atomi
sfigurata dall’acido del tempo
agonizzando
ti prova a ricomporre
per un istante prima della fine
Scritta nel 2016.
25 lunedì Gen 2016
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del lavoro la schiavitù
è madre della virtù
mentre l’ozio è padre del vizio
se ti vizia ti sevizia
le obese insaccate con frotte di bambini
di cui i maschi già le guardano protervi
mi irritano i nervi
così come
le finestre abbandonate del settimo piano
ennesim’Eden lasciato da Eva
così come
l’idiota tranviere che vuole sopprimere
i tram di sera perché c’è poca gente
solo tossici e troie
così come
l’obesa non insaccata che al tranviere pontifica
in lingua oscura d’Italia meridionale
ch’avrebbe il sindaco a scacciare
gl’immigrati
contestualizzare?
io dovrei cordialmente contestualizzare?
e a quale immondo mondo?
chine sotto bollette luce e gas
le obese insaccate e non insaccate
secernono bava di rabbia impotente
stagnante maleolente
mai comprenderebbero il dramma ventoso
d’Eva che non mi parla
io come posso comprendere il loro
blatte lente con zampe malate
sotto natiche abnormi
adoratrici di un breve suolo
grumo che imbratta i cieli e gli abissi
è da voi che vorrei poter difendere
io prode paladino
la bella Eva che avvolgendo in mormorii
nella vostra pochezza attraete
io prode paladino
il mio nulla è più del vostro tutto
vola il mio nulla
sulle grevi carcasse del tutto
tarchiati insetti ciarlieri
con giacche alla moda fintamente trascurate
io ho acqua valente a lavare
la saggezza che voi vomitate
ma sono solo a passare e ripassare
lo straccio vendicatore
ed è fitta boscaglia di spine
la zizzania che voi seminate
fra Eva e me
con naturalezza perché
fra qualunque Eva e qualunque me
davanti a ogni Angelica pensata
voi ciechi gaudenti di vostra cecità
seminereste
fra voi annuendo la vostra sapienza merdosa
di lavoro e serena sicura schiavitù
mentre l’ozio terribile e divino
schianta il mio cuore nell’incessante bufera
di noia e d’ardimento
io sono preso in un turbine di vento
che voi protetti nelle crepe del fango
riuscite a credere di non percepire
ma il vento porta l’acqua
che vi sommergerà
strilleranno come scrofe le insaccate rovesciate
fra gli annegati figli
una palla di fucile farà esplodere
il cranio dell’idiota tranviere
e liberi sul suo sangue i tram danzeranno
giorno e notte
e benché la mia morte sembri uguale
sarà diversa
col braccio teso a Eva da salvare
Scritta nel 2016.
06 mercoledì Gen 2016
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incosciente e superficiale
e stronzo
lo sono certamente: quel senso
di sgomento e rimpianto
(non so se avete presente)
proprio dentro le viscere, mordente
quando affiora il ricordo
di qualcosa di sbagliato o mancato
per propria colpa, nella vita
(credo che abbiate presente)
mi prende sì per il matrimonio svogliato,
per l’inganno più o meno consapevole
ai danni di quella che ho sposato,
per vent’anni di recitata borghesia,
per il divorzio coi bambini in età critica,
per l’essermi con inerzia adagiato
trent’anni interi in un lavoro noioso,
per un quarto di secolo annegato
in alcolismo triste, rancoroso,
per la vita chiusa in sogni,
priva di vere umane relazioni,
per aver letto pochissimi libri
e ascoltato pochissima musica
e sapere quasi niente del mondo,
e per altre cosette così
ma mi prende molto di più
per non essere andato al Teatro della Caduta
un giorno di primavera del 2009
quando in uno spettacolo di Federico
Eva dal vivo faceva Camilla
e io non m’ero accorto,
ero a cena da Malvina
e non m’ero accorto
razionalmente
poi lo so che è più importante
aver perso il maggior tempo dell’unica vita
in un lavoro di merda
in un matrimonio sbagliato
in nausea di bottiglie d’alcol da supermercato
e avere me stesso ingannato
e altre persone con me
razionalmente
lo so
ma nelle viscere
c’è molto più scompiglio di vuoto
se mi ritorna in mente
di non essere andato
al Teatro della Caduta
quando Eva dal vivo faceva Camilla
e sono le viscere che contano
non l’appiccicata estranea
finta imparaticcia
ragionevolezza
dunque non ho scusanti
e nemmeno più le cerco
sono incosciente e superficiale
e stronzo
e non so nemmeno
quanto mi sia utile sapere di esserlo
– ma forse un po’ sì
Scritta nel 2016.
30 mercoledì Dic 2015
Posted in poesie
Non mi legherò a una sola persona
perché nell’istante stesso
smetterei d’amarla,
né a una sola terra
perché nell’istante stesso
la odierei come un paese nemico.
Vi chiederei, alla mia morte,
di spargere al vento le mie ceneri,
perché nemmeno quelle appartengano a un luogo:
ma so che in Italia
è burocraticamente difficile
quindi non importa, fate com’è più comodo
ed economico: tanto le mie ceneri
come le mie radici
non hanno nulla in comune con me.
Scritta nel 2015.
19 sabato Dic 2015
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Traslocare mobili con qualcuna che ami
è bello e fa ridere
questo è comprensibile a tutti
tranne forse qualche pigro.
Non avere notizie di qualcuna che ami
dà un’angoscia profonda
questo è comprensibile a tutti
tranne in qualche specifico caso.
Non baccagliare qualcuna che ti piace
dà un malessere pungente
questo è comprensibile ad alcuni
ma con molti distinguo.
Avere una grave malattia
è una grossa disgrazia
questo è comprensibile a tutti
direi senza eccezioni.
Girare a caso in bus nelle periferie
è piacevole e dolce
questo forse è meno comprensibile
ma non importa.
Essere schiacciati dai debiti
è ansiogeno e depressivo
questo è comprensibile a tutti
sia pure con diverse filosofie.
Morire una persona amata
è un dolore di voragine
questo è comprensibile a tutti
con una varietà di reazioni.
Morire noi
è il tragico finale
questo sembra comprensibile a tutti
ma forse non lo è.
Eccetera eccetera eccetera.
Sono giunto alla conclusione
che essere compresi o incompresi
non è poi così importante.
Anzi: non sposta quasi quasi niente.
L’importante
è che cosa succede, che cosa non succede,
che cosa puoi, che cosa non puoi.
Scritta nel 2015.
02 mercoledì Dic 2015
Posted in poesie
Tag
il poeta veste di parole il grido
preumano che esce dalla gola del folle:
così vestito il grido
sembra essere riconosciuto
– ma è illusione, è indebita
proiezione: nel grido preumano non c’è
intenzione né comunicazione
sommessamente intorno
l’amore dichiara
dov’è la realtà
– non ci s’innamora d’un epifenomeno, dice:
ed è l’unico criterio postulabile
per un tratto d’esistenza
quasi possibile
Scritta nel 2015.
01 martedì Dic 2015
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colgo colori odori
immagini scenari
parole come odori
violenti desideri
d’una donna, d’un’azione
– e non conosco
il disegno
ho impressioni come indizi
dell’esistenza e
dell’indecidibile bellezza
di te, di me
cento indizi non fanno una prova
eppure ho visto
giudici sbrigativi
come gente comune
contentarsi, condannare
cento impressioni non fanno una conoscenza
ma esiste un’altra via
per la conoscenza?
voi siete sicuri, voi
che dite di conoscere?
io no, io non conosco
il disegno, forse
non lo voglio conoscere
non lo reputo utile
come in un gioco enigmistico truccato
riempi con la matita
casella dopo casella
fino al punto in cui ecco
l’intero foglio è nero
del nero della morte
che lavoro sprecato
ma ognuno inganna il tempo
come vuole, come può
– io colgo colori odori
immagini scenari
poi scenderemo insieme
senza nemmeno accorgerci
Scritta nel 2015.