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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi tag: scenari

Le cose più importanti

08 domenica Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

≈ 3 commenti

Tag

amore respinto, amore vissuto, cose di dentro, scenari, una città

La fontana che piace ad Antonella
sul lungomare di Chiavari, le piumette
nelle buste di Diletta, le bolle
di sapone palleggiate con Clara,
un bicchiere d’aloe con Romina,
un disegno di nei sul seno d’Eva,
i passi di Marì per via del Campo,
Claudia che si riprova gli orecchini
e poi sì, sì lo so, sposarsi, fare figli
e far crescere i figli e lavorare
e guadagnare i soldi ed ammalarsi
e poi morire, sì lo so, ci sono
cose più serie. Ma credo che se un giorno
sarò immobile tra fiale e fleboclisi
(Dio non voglia: vorrei morire di schianto
ma non ci è dato scegliere) quel giorno
rappreso, opaco, senza più speranza,
l’ultima ombra di sorriso sarà
per la fontana che piace ad Antonella,
per queste cose futili che ho detto
qui nei primi otto versi e per le altre
che non elenco: perché allora è vietato
ammettere che infine sono queste
le cose più importanti?

Forse si fanno tutte le fatiche,
forse si fanno e si crescono i figli
perché anche loro possano domani
avere bolle, piumette, fontane,
passi, orecchini, disegni, bicchieri.

Se no, perché?


Da Una città, Edizioni Manifattura Torino Poesia, 2010.

Un giorno dopo l’altro

08 domenica Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

cose di dentro, scenari

Stamattina picchiando il filtro della caffettiera
contro il bordo della pattumiera
per fare andare giù il caffè vecchio
mi è venuto in mente mio padre
che picchiava la pipa sul portacenere
per fare andare giù il tabacco vecchio.

Adesso in una finestra di fronte
s’è accesa la luce gialla della stanza
dietro una tendina con disegno floreale
e due ante che disegnano una croce
mentre fuori è ancora quasi buio e piove:
poi una donna ha aperto i vetri
e scostato la tenda e s’è visto
un armadio e dell’altra mobilia.

Comincia un giorno
con lavori, scuole, riunioni, visite mediche,
code negli uffici, pulizie, malattie,
pensieri, speranze e disperazioni.
Vorrei essere un terremoto
che scuote tutto questo, o un vento
che lo agita o un sole che lo scalda
o una pioggia che lo bagna – sono
uno fra gli altri che esce di casa
per fare delle cose.


Scritta nel 2014.

Vecchio bar torinese

08 domenica Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

scenari

Al bar di via Oropa angolo via Mongrando
che non so come si chiama perché
non c’è scritto da nessuna parte
e la signora non mi ha fatto lo scontrino
del cappuccino
all’ora del tramonto
un vecchio seduto su una sedia
messa fuori dalla porta
fuma
e quattro uomini, dentro, giocano a scopa
«c’era in giro ancora un quattro»
si lamenta uno.

Un vecchio in piedi prende un frizzantino,
la signora versandolo finisce un bottiglione
e correttamente
dato che manca un dito
per colmare il bicchiere
ne apre un altro
e bevuto in fretta il primo frizzantino
forse per onorare il nuovo bottiglione
il vecchio fa un altro giro.

Fa un altro giro anche uno più giovane
che beve vino bianco con aperol,
la signora dice che fa ancora molto caldo
in questo ventinove d’agosto
e l’uomo risponde
«meglio, vuol dire che l’estate
non è ancora finita».

Arriva un uomo da fuori
con un bottiglione vuoto
e lo cambia con uno pieno,
al tavolo della scopa giocano ancora
parlando piemontese
«chiel a lu sa nen, ma…»

Il cappuccino è un cappuccino d’altri tempi,
è troppo caldo, niente schiuma, sa
di caffelatte delle suore
però mi va bene,
lo bevo lentamente:
dev’essere una strana ordinazione
un cappuccino qui
all’ora del tramonto perdipiù.

È tutto molto quieto, è tutto
molto quieto, io sono qua
e ho mediamente la loro stessa età
ma non c’entro – o forse
è solo una mia idea che non c’entro:
il mio motivo per essere qua
è a loro inconfessabile ma
l’eventuale confessione non desterebbe
nessun interesse né curiosità,
dunque non c’è problema.

Fra poco la signora chiuderà,
i quattro della scopa rincaseranno
in qualche casa, chissà
se qualcuno di loro è felice:
forse il loro segreto è che semplicemente
tutto questo
non ha importanza.


Scritta nel 2015.

Il posteggio dei camion

08 domenica Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

allo sbocco del vortice, la parola rinvenuta, poesie del Novecento, scenari

Il posteggio dei camion, largo,
sterrato, con le macchie di grasso
a bollicine nere, ruvide, rotte,
e l’odore dei motori, i campi
intorno, la meliga, i rumori
liberi, staccati, la mia bicicletta,
qualche grossa latta arrugginita
piena d’acqua anche quando non piove,
qualche straccio, qualche preservativo,
molte cose già sfatte, già ridotte
(non c’era ancora il rifiuto di massa
persistente di plastica, lattine
molli e colorate e stupide di adesso),
era uno dei miei mondi, uno dei tanti
che ormai non vale nemmeno la pena
stare a raccontarli, non interessa,
le mamme sono intente a fare igiene,
allontanano i figli da posti così,
anche nella memoria fanno pulizia,
vogliono tutto a posto, tutto bene
tutto chiaro tutto giusto tutto lustro.


Da Allo sbocco del vortice, Edizioni Joker, 1996; poi ristampata in La parola rinvenuta, Genesi Editrice, 2006.

Improvvisamente

07 sabato Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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rinfusi, scenari

Improvvisamente tutto è bello:
il sole che riflette strisce
sul telefono di mio figlio,
l’ombra del palo sul tavolo,
il tappeto colorato appeso
alla staccionata:
tutto insomma, tutto:
io non posso sopportare questa bellezza
né la sua mancanza
e allora tolgo di qui me stesso:
mi trasformo
in striscia in riflesso in tappeto
in figlio:
provo a essere
ciò che non sono capace né di avere
né di non avere:
provo a essere
improvvisamente tutto bello.


Da Rinfusi, Genesi Editrice, 2011.

La scusa

07 sabato Nov 2015

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

scenari, una città

Il cielo grigio al terrazzo è una scusa:

siamo a fine novembre, quale cielo
pretenderesti? La malinconia
non è questo sfilarsi di stagioni
dalla matassa della vita: è
perderle nella svoglia d’un lavoro,
sentire muta l’anima che ieri
cantava, non sapere se domani
potrà cantare ancora e soprattutto
perché non canta oggi: dubitare
della canzone stessa.
È impallidito
l’intonaco dei giorni. Non è stato
il tempo a consumarlo, ma l’assenza:
è tinta delicata, è arricciatura
da mantenere e ritoccare spesso
con spatola e pennello. Ciò che dura
non è perché sia forte o resistente:
è perché c’è una mano che amorosa
ripara, aggiusta, ricolora, inventa:
disegna ghirigori sulle crepe
per farne un gioco, una scoperta nuova:
un arabesco da sgranarci gli occhi.

Il cielo grigio al terrazzo è una scusa.


Da Una città, Edizioni Manifattura Torino Poesia, 2010.

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