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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi tag: amore

Alla fine del compito

07 sabato Mar 2020

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, relazioni

Se tu fossi stata felice con me
saremmo stati felici in due:
la massima umana perfezione
– e invece quasi certamente
non lo sei stata mai, nemmeno
nei momenti in cui sembrava.

È durissima ammetterlo, è come
quando alla fine del compito in classe
di matematica – ardua materia –
mi pareva di averci azzeccato
stavolta e invece all’ultimo calcolo
non quadra, ed è finito il tempo.


Scritta nel 2020.

La quattro stagioni

02 lunedì Mar 2020

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, cose di dentro

La casa è silenziosa, fioca
la luce, fuori il morbo, tonfi
e scie di copertoni sull’asfalto
viscido, e la gente: perlopiù
zoomorfa la immagino, deforme
come in quadri d’Altan.

La casa è silenziosa, vuota
– ma piena di ricordi sgretolati
non soltanto dal tempo: un acido
ulteriore li scioglie in una melma
informe, ne sbava
come pioggia su acquerello
il colore, che era buono e amabile.

Mio figlio l’altro giorno mi parlava
di Heidegger, il pensiero, la memoria
che non è solo del passato:
non so se ho capito ma so
che in una vacua penombra neppure
la memoria m’è più tesoro né
mi giova il sogno. Forse
ciò che s’è vissuto ha destino
simile al corpo: s’ammala, imputridisce.

Donne con cui qui ho fatto l’amore
lo revocano, partono, alcune
ora mi dicono uomo da poco,
insensibile, molestatore. La morte
è meno crudele, uccide e basta, questa
è invece morte retroattiva, terge
via ciò che s’è, nella vita, dipinto
di meraviglioso.

Il morbo ha chiuso il ristorante cinese:
cercherò una pizzeria, guarderò
il forno, i vetri, le tovaglie, le sagome
delle persone, soltanto le sagome:
siano paesaggio e basta, non disturbino
con coglionate la mia solitudine.

Me la cavo da me: una bismarck
con l’uovo al centro che mangio per ultimo
o una quattro stagioni, è da tanto
che non la prendo, la quattro stagioni.


Scritta nel 2020.

La spazzola

24 lunedì Feb 2020

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, relazioni

Le persone non sono quadretti
m’hai detto un giorno strappando una foto
e Pasolini: «Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto».

Ora che tu mi consideri morto
come potrò conservare i momenti
meravigliosi che abbiamo vissuto?
Se li rinneghi, non sono esistiti:
pur se in me vivi germogliano ancora.

Parlarne è uno sberleffo.
Resta un dolore muto, irrilevante
al modo che irrilevante è la tragedia
dell’insetto schiacciato
che la spazzola toglie dal vetro.


Scritta nel 2020.

Ø

12 mercoledì Feb 2020

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro

gestire il vuoto io ero abituato
ma era un vuoto sempre stato vuoto
erano stanze finestre cortili
spazi che da bambino non riempivo
se non di sogni perché tutto l’altro
erano cirri in cieli lontanissimi

tu mia nube odorosa m’abbandoni
è un vuoto che mi trova impreparato
è come entrare in casa dopo i ladri
riconoscere sagome, mancanze
dove c’erano cose, dubitare
che davvero ci fossero, impazzire


Scritta nel 2020.

Per qui

21 martedì Gen 2020

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, cose di dentro

Creammo un dio perché ci creasse,
disegnammo infiniti in cui cadere.

Sarei io dio se tu mi sorridessi
in un cortile piccolo, fra case.


Scritta nel 2020.

L’incavo

07 martedì Gen 2020

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro, scenari

L’incavo d’un petalo di rosa
non ho un modo normale di vederlo:
né l’incavo del tuo orecchio
né altro. Non ho un modo normale,
un modo buono: che tu dici: è buono.

Guardare, contemplare
rispettosamente attendendo
la sfioritura, il corso di natura.

O mordere! Brucare il fiore
perché muoia subito, diventi
un sapore nei denti, un ricordo
ancorato nel corpo, nella mente
a morire con me.

Abbiamo addosso bellezze formidabili
e orrori orripilanti. Tutto questo
sta prima, non ha nulla da spartire
con le umane relazioni, tardive
sovrapposizioni, divine
costruzioni di spirito, di verbo.

L’incavo d’un petalo di rosa
sfiorarlo, un compromesso. Annusarlo.
Toccarlo. Ma se è ala di farfalla
già è danno. Astenersi. Il tuo orecchio
baciarlo: è la maniera
che abbiamo escogitato.

Tutto è sempre incompleto:
riempire il vuoto è un impulso di morte.
L’albero non ha gli occhi né le mani:
forse in ciò è la sua pace.

Ma io ho gli occhi, e bruciano
di visioni, ho le mani, e tremano
insicure, vogliose. Non le sfama
il pane d’un amore che milioni
d’anni di cure e manipolazioni
han reso inconoscibile.

I gatti non è vero che sanno
cosa fare: è che non c’è bisogno
per loro di sapere. Io umano
devo sapere: essere nocchiere
dell’occhio, della mano.

L’incavo d’un petalo di rosa
si fa demone in me, demone che
ribelle costruisce paradisi
da cui precipitare.

Stai lontana da me, è la scelta migliore.


Scritta nel 2020.

Capodanno 2020

31 martedì Dic 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro, relazioni

Cominciano i botti. Un anno fa
eri con me, in questa casa, qua.
Io nutrivo sogni impropri, tu
a volte sorridevi, poi cambiavi
fra il bacio e l’ira, fra il dolce
dialogare e il silenzio più duro.

Sono qua ora da solo. Sto bene
da solo, non vorrei nessun’altra:
per sbagliata che fosse la storia
m’ha pervaso, m’ha intriso.
Archivierò questo pieno di vuoti
che sento in petto, andrò oltre, vorrei

solo che tu fossi felice, tu.


Scritta nel 2019.

Cinema e letteratura

27 venerdì Dic 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, letteratura, scenari

Il film è semplice, quasi una commedia.
Titoli di testa, stazione
di campagna, sguardi, si studiano.
Automobile, declivi, una piazzuola
a caso, curiosi, nervosi.
Stacco. Altra campagna, camminano
fra campi assolati, promana
calore la terra, casolari
oltre un rado orizzonte di rive.
Dissolvenza. Altri ambienti, uffici,
ambulatori, vie, piazze, caffè.
Fiume, lungofiume. Sguardi
si ascoltano, a lungo si ascoltano.
Stacco. Città. Stazione
più grande, le mani si toccano,
al treno un bacio, inatteso, improvviso.
Dissolvenza, messaggi. Non so,
forse so, non capisci, capisci?
Stacco, appartamento, divano letto.
L’amore, il non amore. Dissolvenza.
Casa, cucina. Abitano insieme
ora provvisoriamente. Poltrona.
Dialogo d’amore, furore, mangiare.
Uscire, parco, le scatta foto fra gli alberi,
al chiosco dei panini sottofondo
musicale sbagliato, carrellate
avanti, indietro, panoramiche inquiete.
Impossibile vivere insieme,
luce nel bagno, porte, bicchieri
tolti dal tavolo, spalle, tensione.
Stacco. Altra casa, altre case.
Fermata di tram, parole, ascoltare
pianti fughe aggressioni, brevi intarsi
di collera e dolcezza. Come d’uso
nella cinematografia contemporanea
titoli di coda repentini, niente
epilogo, si lascia all’intuizione.
Il film è semplice, quasi banale.

Ma il romanzo da cui è stato tratto
per intero nessuno l’ha mai letto.

Per intero nessuno l’ha mai scritto.


Scritta nel 2019.

La luce

14 sabato Set 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, cose di dentro, linguaggio

In una sera percepire a un tratto
l’egoismo di tutte le canzoni d’amore:
cadere oltre, dove non è più cantabile
l’amore – dilatato, schiacciato, teso
come pelle concia su chiodi
disposti male, in modo disarmonico
nel disegno inconcepibile del vero. Non più
dire né fare né baciare, passate
le lettere vergate in eleganza, inutile
il testamento. Eppure non fu inganno:
fu sogno caparbio, rannicchiato
come un bambino, la fronte sui ginocchi.
Il giorno respinto s’accumula a strati
sulle palpebre chiuse: attutisce
il rumore di ciò che accade intorno
al prolungato dormiveglia, ovatta
la scena incongrua. Percepire a un tratto
il giro in folle di tutte le canzoni:
lo stacco fra le mani e gli strumenti,
la porzione di vuoto in cui si slitta.
Cadere oltre, in un risveglio bianco
male rappreso, non disteso ad arte
ma irto di di scaglie, scabro d’ombre mobili
a brulicare. Sei qui e non posso fare
nulla – nulla, proprio ora che
il canto dolce dei fantasmi tace
e squarcia ogni sontuosa nostalgia
la luce in cui ti mostri.


Scritta nel 2019.

Poesiuola sbilenca

18 martedì Giu 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, relazioni

Nel periodo che ne prendevo assai, la benzodiazepina
la prendevo non di sera ma di mattina:
non per dormire, ma
per affrontare la giornata, le persone.

Non sono mai riuscito a lubrificare
l’ingranaggio relazionale.
Stride, si arroventa, s’inceppa, a volte grippa
e bisogna rifare il motore.

Quanto all’amore
è stato sbilenco, come questi versi senza ritmo
né misura: qualche esaltazione, qualche avventura
felice, e molte ferite.


Scritta nel 2019.

Lavaggi

29 mercoledì Mag 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore

Dato che non ti sei innamorata
e non vivremo insieme per sempre
ho ripreso a fare lavatrici a modo mio:
un’ora a quaranta gradi
con un goccio di un detersivo qualsiasi
tutto insieme: maglie mutande asciugamani
camicie lenzuola strofinacci calzini.

Ma se ti fossi innamorata
e fossi rimasta a vivere per sempre
qui con me, io per sempre con gioia
avrei fatto lavatrici a modo tuo:
programmi diversi, detersivi scelti,
suddivisioni di tipi d’indumento,
l’ammoniaca diluita, l’amore.


Scritta nel 2019.

I calzini a sacchetto

29 mercoledì Mag 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore

Mi resta di te
avere imparato a unire i calzini a sacchetto
tolti dal filo
perché non vadano spaiati.

Altre donne me lo avevano spiegato
senza successo.
Con te ho capito la tecnica, ora
mi riesce facilmente.

Sto scherzando amaramente: mi resta
di te molto altro, compresa
l’indebita speranza
dei riallacci.

Ora che so come tenere unite
le coppie di calzini
e imparo piccole pazienze quotidiane
di fare, rifare le cose.


Scritta nel 2019.

Infine

26 domenica Mag 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore

M’hai detto infine che niente era vero:
non i baci, né i dialoghi d’amore
lunghi, serrati, con gli occhi negli occhi.
E sul dolore della mia ferita
hai sparso sale d’accuse: “Dovevi
capirlo, non mi hai guardata bene”.

No. Ragazzo innamorato non potevo
capirlo, non potevo e non potrò
capire la tua immotivata recita:
mai ti chiesi né un bacio né un abbraccio
e per ore parlammo dolcemente
in confidenza intima, profonda
più che ogni altra mai provata prima.

Infatti ancora non credo che tu
sia stata attrice: ho percepito amore
limpidamente. Però se mi dici
che così è stato, lo devo accettare.
Ti amerò da lontano mentre tu
troverai, te lo auguro, te stessa:
la tua vita, il tuo luogo, la tua strada
e soprattutto la felicità.


Scritta nel 2019.

L’esistenza

07 giovedì Feb 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore, amore e morte, amore vissuto, cose di dentro

Ti ho detto ti amo per la seconda volta
in un mese. Nella vita quasi mai
l’ho detto ma con te viene spontaneo
come un grido o un sospiro.

Non che ora io sappia che cos’è l’amore.
Non l’ho saputo mai e non lo so.

Eppure, con te mi sento
come fossi sicuro
di cose che non so
pensare, immaginare. È strano.
Forse è così quelli che credono in dio
– mai ho capito, nemmeno lontanamente
come facciano. Eppure.

Per davvero non credo in nessun dio.
Ed è tragico, è brutto, il nulla della morte
ha fauci retroattive, mi divora
in certe notti e contro il nulla nulla
io posso fare.

Mi consolo sognando numerose
fiche accoglienti, larghe come valli
dove cammino da non forestiero
spruzzando sperma come le ninfe spruzzano
acqua benedicente dalle dita.

Non esistono le ninfe, non esistono
le fiche larghe come valli e infine
nemmeno esisto io, lo so, però
sognare è confortevole.

Nel mio non esistere
ti ho detto ti amo per la seconda volta
in un mese, e so quello che dico
pur non sapendo nulla, ed è un mistero
in cui mi allento, mi lascio
sciogliere come un nodo. Ciò che sento
è che allentare i tuoi nodi vorrei:
che un tuo sorriso
ha più senso che ogni paradiso,
un senso così forte
che esistere quasi non è necessario.

Poi, la Pro Vercelli è prima in classifica
nonostante abbia giocato meno partite
delle inseguitrici, tranne l’Entella che
ne ha giocate ancora meno, l’Entella
è la vera rivale, ormai quasi tradizionale;
poi ci governano i criminali
Putin Trump Salvini, poi c’è il cancro,
il sole, la cirrosi, i campanelli, l’Isee,
c’e il nipotino che dorme nel passeggino
e mi lascia scrivere, al suo primo lamento
smetto per prenderlo in braccio,
è un’ottima ragione, poi
io sfilaccio le poesie, non le chiudo col botto:
diffido delle belle frasi sbang,
diffido del concentrato di verità ed emozione:
se esistono, la verità e l’emozione
sono nei trucioli di lavorazione,
nelle tracce, nella diluizione,
nel filo di ragno fra quadro e cornice.


Scritta nel 2019.

I colori dei fiori

17 giovedì Gen 2019

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro

Nei solchi delle nostre cicatrici
scorrerà vero amore? Porta nausea
il flusso di parole. Componiamo
carmi per nozze che nessuno mai
poté né può né potrà celebrare.

Appòggiati al mio petto silenziosa:
senti il rumore delle pulsazioni
fragile come un mormorio di foglia
per una breve non prevista brezza.

Senti l’odore inutile dei giorni
nell’arduo privilegio di sapere
i colori dei fiori, delle case:
la bellezza di cui si ha nostalgia.

…
…
…

È attraverso ferite che vediamo.
A un assassino innalziamo preghiere
perché ci tolga ciò che ci ha donato:
questo lume confuso di ragione
che fa parlare, parlare, parlare.

Appòggiati al mio petto silenziosa.
Nei solchi delle nostre cicatrici
scorrerà vero amore.


Scritta nel 2019.

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