Nella luce grigia un vecchio
si sveglia lentamente, osserva
la finestra, sente torpide sul letto
le gambe deboli e qualcosa
in gola, si alza, lo prende
un terrore sottile di ogni morte
ma soprattutto, lo ammette, la sua:
la strage più vicina di bambini
è quelli dentro, che giocano ancora
e non sanno che è già quasi finito
persino il ’24, chi l’avrebbe mai detto:
e teme il restringersi, il passare
per informi penombre, prima: meglio
sarebbe cadere d’un tratto, a capofitto
in quell’orrido immenso, pensa
che ha avuto, immenso, un amore
tardivo che nell’orrido abisso
si è lanciato via dal labirinto dei dolori
o chissà, e ha portato con sé
molto di lui: se solo riuscisse
a credere di raggiungerla, ma dov’è
tutta l’erba seccata negli autunni?
Esce, compra in farmacia dell’aspirina
e prende un cappuccino sotto gli alberi
“va già bene” “com’è?” “tiriamo avanti”
è tutto così assurdo, guarda i vecchi
che vanno lenti, le ragazze veloci:
la radio del chiosco dopo la musica dice
che Israele invade coi carri armati il Libano
e nel viale gli schiavi in automobile
premono verso il lavoro, è tutto
così assurdo, guarda intorno smarrito
la gente “siamo tutti persone” ma cosa
significa? perché nessuno urla
e se uno urla lo chiudono in reparti?
Cammina, va a sedersi più in disparte
all’Arrivore, verso il fiume, qui
c’era una volta un campo nomadi, adesso
è prato e alberi e qualche panchina
più solitaria, più lontano dalle prefiche
e dai motori, l’erba è verde come fosse
primavera, si dirizza nella brezza
e c’è un’appena percettibile fessura
d’azzurro su nel grigio: lo spiraglio.
Si dà dell’egocentrico: è soltanto
che sono vecchio io, tutto procede
in meraviglia e crudeltà millenaria:
nel tardo Medioevo ritornando
dal Santo Sepolcro i principi cristiani
per non perdere il gusto del massacro
ordinavano bambini, da rubare
ai contadini e li immolavano in sevizie:
fioriva intorno asfodelo e lupinella
e certamente qualche innamorato
incantato sognava la sua bella:
posso sognare anch’io, questa mattina
qui – pensa il vecchio, sognare
che è viva tutta l’erba che è vissuta
e lei e io e tutto il sangue versato
sarà rubino d’un’aurora mistica
o altre sciocchezze così, confortevoli.
Scritta il 1° ottobre 2024.
