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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

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La festa dei morti

30 sabato Ott 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, amore e morte

Già s’avvicina la festa dei morti – i morti,
questa strana parola: se esistono ancora
non sono morti, se non esistono più
perché dar loro un nome? Due vecchie
al chiosco di corso Taranto discutono
di fiori: “la rosa dura troppo poco, meglio
il crisantemo o la margherita”. Valutano
la durata di un vaso di fiori
davanti al nulla o all’eterno o a chissà.

Forse cederò a ritornare al cimitero:
per fare qualcosa, aggrapparmi a un’usanza.
Ma tu, se sei, non sei lì certamente
e di ciò che sta nella bara zincata
ho orrore e terrore: la tomba murata
(follìa!) allunga la putrefazione:
meglio sarebbe la nuda terra, o il fuoco.
E i loculi… T’hanno messa al quarto piano:
dove li attacco i fiori, eventualmente?

Anche nel piccolo cimitero di montagna
(in sé quasi bello) han fatto i condominî.
S’avvicina la festa dei morti – e i nati
provvisoriamente ancora non morti
fanno cose, da mostrare a sé e agli altri.
È umano. Io però ti sono accanto
in ogni istante e mai, non credo nulla
e credo che nel nulla che non credo
ci troveremo, amore. Dove sei?


Scritta nel 2021.

Su un treno una sera d’ottobre

15 venerdì Ott 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, scenari

Che meraviglia sono i treni e la notte e il vento
Cristina, i vagoni merci carichi di cereali
a cigolare sul primo binario, in attesa, eppure
tutto questo non basta, nemmeno più conta.

Non so paradisi senz’erba e ferrovie, traversine
pregne di piscio, creofenina, radici:
non so luoghi vivi d’una vita che non sia
questa che vivo, che viviamo, che hai vissuto:
coglionate i nirvana, la perfezione immobile
dei teologi di tutti gli orizzonti. Sono in treno
stasera e manchi, manchi, ti vedo arrampicarti
sugli alberi o rubare una maglia al mercato
o ridere, piangere, correre: ma queste sono cose
di qui, sono le cose che scompaiono al corpo
quando la morte lo ferma e lo scioglie, la morte
è dunque davvero la fine di tutto, la sua cappa
di maga nera, ciò che è ritrascina nel nulla?
Non lo sopporto. Non di tutto! Sia la fine soltanto
di ciò che so pensare, immaginare! Merda!
Sia la fine di me solamente!

Contemplo gli occhi rotondi degli scambi
delle rotaie, Cristina, vorrei che fossi qui
tu dentro il limite in cui ci abbracciavamo
ma invece oltre, fuori c’è, ci sarà… che…

Queste poesie mi abortiscono tutte:
ne sono contento, è anchilosato il mio utero,
il seme caduto è d’un gene che trascende
ogni mia gestazione, tutto esplode più grande
e se muoio di parto è la morte migliore:
muoio di cose a me molto maggiori,
innascibili, immense: poterti trovare
in sagome di treni, dietro il vento.


Scritta nel 2021.

Fili di spazio e tempo

14 giovedì Ott 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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scenari, tempo

Mentre un colombo camminava accanto ai piedi del bambino
sull’asfalto irregolare rugoso come un tronco del marciapiede
e il sole s’era appena spento dietro le cupole degli alberi
e sul marciapiede c’erano rametti spezzati e foglie accartocciate
e appoggiato su una panchina il bambino scortecciava con le unghie
un rametto raccolto a terra, meticolosamente, e lo osservavo
nell’attento lavoro, ho visto per un attimo i fili di spazio e di tempo
solitamente invisibili che tutto percorrono avviluppandoci:
assomigliavano ai fasci dei muscoli in certe illustrazioni anatomiche
o a lunghi capelli galleggianti su onde o a intrecci di ferro sottili
o a lunghe ragnatele fluttuanti o alle nasse in cui i pescatori
catturano per ucciderli pesci lucidi guizzanti o a tratteggi a matita
per simulare chiaroscuri in disegni su banchi di scuola, assomigliavano
a vasi capillari d’interscambio di qualcosa, non so dirlo preciso:
di certo ci tenevano e prendevano e sostenevano e imprigionavano
mentre il bambino finiva di ripulire il rametto dalle scorie
trasformandolo in un bastoncino nitido e io seduto osservavo:
poi passato l’attimo non li ho più visti perché sono invisibili
i fili di spazio e tempo, è stato un errore di un sistema o degli occhi,
il bambino era stanco, avevamo camminato molto a lungo
dalla scuola materna per il fiume verso il parco, cominciava
a ciondolare, a fare ostruzionismo e volere la mamma, perciò
ci siamo incamminati verso casa, ho sentito ancora un poco
sul viso i fili, come quelli dei ragni che volano in certe stagioni.


Scritta nel 2021.

Una sensazione sul bus

04 lunedì Ott 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore e morte, scenari

Confusamente, annusando la pioggia
vivace e sul bus la gente viva, il ritmo
della strada, le strisce delle gocce
pensavo a come è tutto questo scorrere
e a ciò che c’è e a ciò che manca insieme
confusamente, che anche ciò che c’è
manca e anche ciò che manca c’è
in un gioco di vortici o di porte girevoli
ma sono inadeguate queste similitudini
meglio non provarci nemmeno, è solo
che ho sentito voglia di vivere e insieme
voglia di morire, quasi fosse lo stesso
ma non so spiegare, un baciarsi e inseguire
autobus nell’oltretomba, tenersi per mano
qui nella vita con la pace d’essere morti
un sorriderci oltrepassati i cimiteri
però di qui, osservando un vecchio al bar
che sfoglia un giornale, ma da un’altra parte
fantasmi uscire bambini vociando
da una scuola, sotto alberi mostruosi
che abbracciano universi accovacciarsi
fare pipì, guardarla tiepida fumare
– ma niente, no, non lo posso spiegare
è stato un attimo, una sensazione sul bus.


Scritta nel 2021.

Un momento quasi sopportabile

03 domenica Ott 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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scenari

La barista Elena, minigonna cortissima
a fiorellini antichi e scollatura generosa
su generose poppe, si china al tavolino
e mi dà il cappuccino sussurrando:
“Ti ho messo il cucchiaino piccolo
perché quelli grandi sono tutti occupati”.

Così all’aperto nel bar di periferia
penso alle cosce, alle poppe e ai cucchiaini
piccoli liberi e ai grandi occupati
(in che senso? non li avrà ancora lavati…)
ed è un momento quasi sopportabile.


Scritta nel 2021.

Il frastuono

03 domenica Ott 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, finezza, scenari

C’è mancanza di finezza nel disegno di oggi:
si salva qualche bustina di zucchero con alberi
tratteggiati in leggerezza. Persino Topolino
è più aggressivo: linee spesse, tinte forti, contrasto
e non sfumatura. I francobolli commemorativi
che ancora emettono benché più nessuno
spedisca lettere, sono orrende patacche
pubblicitarie. Non ricami ma strutture di tubi
grossi, protervi, è questo il disegno di oggi:
non discorso ma urlo, solo urlo, le automobili
di sera tengono gli anabbaglianti anche dove
è illuminato a giorno e le luci di posizione
basterebbero e in molti bar, non tutti per fortuna
ti inseguono musiche che sono colpi di martello.

E anche in questo non posso non pensare
(lo so, può diventare un’ossessione)
a te così fine e così fina, sussurravi sottovoce
parole precise come miniature d’amanuensi
o taglienti come lame di Toledo, tu nitida
pittura fiamminga su carta velina e insieme
dipinto impressionista tentato con gessetti
da un madonnaro su un lastrico scabroso:
tu filigrana fragile preziosa, tu altre cose
che non so dire e che nessuno ha detto:
tu elegante nel pianto e composta e severa
fino all’ultimo gesto dilaniato – i tuoi sorrisi
conservo nello scrigno provvisorio
del mio cuore, delicatissimi prodigi:
li difendo, per un poco, dal frastuono.


Scritta nel 2021.

Now here

15 mercoledì Set 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore

tonight, a night like any other, I can’t sleep

tonight I have to hold a wake over you

over you, my sleeping princess

you, my princess of nowhere

you, my princess of now here

nowhere, now here, for ever


Scritta nel 2021.

Almenoché

14 martedì Set 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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relazioni, scenari

Ho ritrovato ancora messaggi, una videolettera
dell’aprile del duemiladiciannove:
mi sono accorto che in tutto il nostro tempo
non c’è mai stata nemmeno una bugia
né tua né mia.

Quel mattino eri andata in palestra:
ero contento se facevi qualsiasi cosa.

La vita è un compromesso, chi non lo sa?
Quel famoso io che sono guai se non è solido
cresce fra come è e come occorre che sia.

Non le piace studiare non le piace lavorare
e nemmeno fare la puttana
cos’è, un’artista? dobbiamo mantenerla?
crepi! – la piccola infelice borghesia
ringhia la sua saggezza:

se non ti piace, fingi almeno che ti piaccia
per il tuo bene! – starai meglio, sforbiciando
capelli alle signore – potrai chiamarti
non parrucchiera ma hair stylist, wow!

Oh, ragazza, credi di essere l’unica?
Lo sai che devi guadagnarti da vivere?
(loro ti sono dentro, sei tu stessa che ti parli)
(e ti condanni)
(“abbandonò il campo di battaglia
traditrice ingrata”)

Vuoi fare la barbona? finisci male…
L’artista? sei capace? a quanto vendi?
Ti piacciono succhi di frutta costosi.
Abbiamo tutti il peccato originale:
il peccato: l’alienazione, la finzione
l’accettarsi per come non si è.

Bella mia, chi ti credi di non essere?
Abbiamo tutti i nostri peccati
Abbiamo tutti i nostri
Abbiamo tutti
Abbiamo
Abbiamo
Abbiamo

La morte ma non i peccati!
(finsero detto i preti bastardi
da morti male poi santificati)

Scusa. Ti amo, deliro, svanisco.

Ho sperato in qualche modesta soluzione
(anch’io piccolo borghese
– il mio buonsenso piccolo del cazzo –
chi mi credo di non essere?)
modeste provvisorie soluzioni:
sai, quelle vite non proprio felici
(qualche carezza, qualche pastiglia)
dove un colpo di reni ogni tanto
ti solleva alla luce, costruisci
roba che crolla però non crolla subito:
ci sta in mezzo un respiro:
fingi che non sia finto, fingi tanto
che poi è vero, è davvero il tuo bene.

Ma non so. Che la vita è un compromesso
lo sanno tutti, non tutti però
sanno compromessare. Chi non sa…
Io quasi non so più nemmeno parlare.

Mi manchi
(due parole: sufficienti).

Forse davvero hai salvato la tua anima.

Ti ricordi quando dicevi
“almenoché” però poi lo sapevi
che si dice “ammenoché”
“ma mi viene così!” sorridevi

(…)


Scritta nel 2021.

Le due Mini

08 mercoledì Set 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, scenari, tempo

Quando annotavi le due Mini uguali
e le suorine, per le strade in collina
erano forse tempi più leggeri
o è stato tutto sempre, in fondo, uguale?

Certe cose che bastavano, non bastano.
È un maturare, o è che la vita
chiede una dose crescente di droghe
per sopportarla, man mano che s’invecchia?

È un positivo evolversi, un conoscere
o uno stordirsi con sogni più astuti
per sostenere la consapevolezza
via via più forte del nulla che è in tutto?

Domande, domande… Ma sono, come allora
contento se ti vedo, se ci sei
e se sorridi o ridi. L’umore del mondo
è, come il nostro, un sottile mistero.


Scritta nel 2021.

Nella casa sul mare

08 mercoledì Set 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore e morte, cose di dentro, morte, scenari

Sono tornato nella casa sul mare
due anni dopo. Tu stavi rannicchiata
nella poltrona, ti guardavo, parlavamo:
altre volte volevi stare sola
e allora uscivo in giro per la costa
cercando di distrarmi con visioni.
Niente era facile, mai. Però c’eri
e c’era la speranza, ed eri bella
ed eravamo in qualche modo uniti:
commilitoni d’una strana guerra
per i deserti e i nemici improvvisi.

Abbiamo fatto tante cose insieme:
più di quel che sembrasse, ora che osservo
quel tempo terminato. Terminato.
Osservo il mondo ora privo di te:
io che ci faccio? Mah, niente, direi:
tranquillamente la morte è vicina
senza ch’io debba cercarla o provocarla.
Che esista o non esista, verrò presto
nel luogo dove sei, saremo accanto
sapendo o non sapendo, come prima.


Scritta nel 2021.

Trasogno

30 lunedì Ago 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro

Nella breve visione d’un trasogno
– non è sonno né veglia, è sospensione –
fuori da un orto, un uscio di legno
s’è schiuso, siamo al limite d’un bosco
due bambini usciti all’avventura:
intenti e seri, disposti al cammino.

Tu più grande (mi pare) m’inviti
a seguirti, mi guidi nella selva
che s’apre chiara, domestica, docile:
ti sostengo, mi tieni per mano,
mi guardi, ti guardo: fiducioso
un pensiero dissolve la paura.

Poi torna la realtà come uno sbirro
appostato in un’ombra: chiede conto.
Tu non ci sei, io non ho documenti.

(Resta il tuo sguardo, uguale nel trasogno
a quando eri seduta in casa mia.
Qualche cosa d’eterno. Non so dire.)


Scritta nel 2021.

La tua voce

24 martedì Ago 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, scenari

L’autobus fino a Porta Susa, un treno
fino a Fossano, un altro per Ceva,
da Ceva la corriera per Priola,
a piedi da Priola la salita
fino a Casario, al tuo cimitero.

È stupido, lo so, tu non sei lì
(per fortuna) ma sono debolezze
concesse, piccoli segni rituali:
un riquadro di marmo da guardare,
la tua foto, le date. E nel percorso
la tua casa, i tuoi boschi, i tuoi prati.

È stato al ritorno, sulla corriera
che osservando i nomi dei paesi scorrere
li ho sentiti come quando li dicevi
tu raccontando: Pievetta, Nucetto
non che tu li dicessi con affetto
ma li ho sentiti nelle orecchie e c’era
qualcosa, non so cosa, qualcosa
che quasi mi spingeva a voler bene
a quei luoghi, per come li dicevi
e come sono impressi nel mio udito:
qualcosa di dolcissimo, commosso
e non so, non lo so che cosa fosse:
io di spiegarlo non sono capace,
forse era solo che era la tua voce.


Scritta nel 2021.

Per i lungodora

11 mercoledì Ago 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore

Ti immagino in in luogo ampio
dove però non ti perdi, un luogo pieno
d’un voler bene che non lega e non schiaccia:
un luogo dove tu puoi ricomporti
o se preferisci restare scomposta
perché è revocato il requisito dell’ordine
all’essere sé stessi, all’essere felici.

Questo luogo ovviamente non esiste
ed è quasi inimmaginabile, quasi:
quasi, dal momento che lo immagino
e ti ci immagino. Solo un dio schizofrenico
può esserci e non essere tiranno:
ogni altra idea di dio è un’angheria.

Mie vane fantasie. Da quando tu
– lucente realtà, limpido specchio –
sei nell’altrove che nessuno sa
io ti ascolto in silenzio, così tu
attraversi il mio corpo come fanno
le brezze forti: la pelle non le ferma
e arrivano a soffiare fino al cuore
se m’abbandono e lascio che sia terra
la schiena e rami gli ossi e fiori gli occhi.

Per un momento. Poi cammino fuori
nel mondo, che è confuso e sparpagliato.
Mie fantasie. Ma era bello davvero
averti accanto per i lungodora.


Scritta nel 2021.

Sceso dal treno

05 giovedì Ago 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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cose di dentro, relazioni, scenari

Sono stanco di guardarvi negli occhi
attraverso le cornee antiproiettile:
è sempre conflitto, è disfatta senza lotta:
non sono interessato a sopravvivervi:
non trovo anime che in congiunzione
creino vita: e di fini arguzie sterili
non ho più desiderio. Continuate il viaggio
se vi pare, io mi fermo in stazioni dismesse
piccole, erbose, che cadono in macerie:
seguo file di insetti fragilissimi
che con le loro brevi antenne tremule
tentano le fessure, gli spiriti dei solchi.


Scritta nel 2021.

Una traccia

05 giovedì Ago 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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Tag

amore e morte, scenari

mentre nube odorosa ti componi
e ricomponi in mirabili forme
che è blasfemo ricondurre a nomi
e doni e togli alle cose l’essenza

penso che forse hai avuto ragione
non è qui la salvezza – ma continuo
a camminare, sento che leggera
sopravanzi, lasciandomi una traccia


Scritta nel 2021.

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