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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi tag: amore e morte

Il sepolcro

18 giovedì Ago 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore e morte, scenari

Non so chi pregare e non so nemmeno stare
in raccoglimento. Ho bevuto alla fontana
del cimitero e ho riempito la borraccia:
è acqua dei tuoi monti. Parlare con te
o illudermi di farlo, quando viene viene
in qualsiasi luogo e di sicuro
tu non abiti qui, in questo condominio
di scatole d’ossa sigillate in piombo.

Però ogni tanto ci faccio una visita:
è un sacrario di segni, e se l’urne dei forti
a egregie cose pare possano accendere
il forte animo, alla mia debolezza
concedo un rito di pellegrinaggio
così fra noi, per la lapide semplice
che bella e santa a me fa Casario:
non se lo merita? perché, Firenze sì?
i fiorentini, te li raccomando!

Ma, soprattutto, vengo a questi boschi
e a questa valle, dove la bambina
ancora gioca e ride e qualche volta
più grandicella, io l’ho vista ridere
(un privilegio enorme): ti ricordi
la sera che proprio non siamo riusciti
ad accenderla, quella stufa a legna?

Non so chi pregare, va bene così:
se c’è speranza e spazio, ci sarà
e già c’è: mi confondo in un immenso
che non ha certo bisogno di me.

Però mi manchi, manchi dappertutto:
manca un pezzo a ogni cosa. Dove sei?


Scritta nel 2022.

Il canto delle valli

26 martedì Lug 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore e morte, cose di dentro, scenari

Non pensarci, mi dicono. Non posso
non pensarci, ma poi perché
non pensarci? Ti vedo arrivare
sotto casa, scesa forse dal quindici
apri il portone, sali a piedi i cinque piani,
apri la porta del tuo appartamento,
entri e chiudi. Non la aprirai mai più.

Ti vedo, non lo so cosa tu faccia
e quanto tempo passi, ma ti vedo:
metti accanto alla ringhiera la scaletta
con le tue braccia agili. Scrivi
l’ultima frase a penna su un foglietto
e lo appoggi sul tavolo con cura.
Forse ormai calma, non ti trema la mano
e c’è silenzio. Ti vedo interamente
pur non vedendo, ti vedo senza il rumore
del flusso vano di immagini che ingozza
quest’epoca gommosa, solitaria.

Ti vedo come sul muretto nella piazza
dove aspettammo che ci mostrassero un alloggio
e si parlava di modeste, ordinarie
cose: ti vedo come la mattina presto
sul lungodora, o a mangiare ciliegie
nello slargo, sulla panca arcobaleno.

Ti vedo come nessuno ha rubato
né in parole né in foto, custodita
in un’aria sospesa dove il sole
svela senza intenzione gli sciami dei corpuscoli.

E vedo la mia assenza, l’impotenza:
gli istanti alla rovescia del salire
ancora quattro scalini di metallo
tu delicata, debole, dolcissima
nell’attimo reale irreversibile
cadere in volo, sciolta, immolata:
“nemmeno i capelli degli uccelli
hanno gli intrichi dei miei”.

Sia benedetto il dolore perché è vero:
il suo ago trapassa il vaneggiare
fatuo che ci stordisce in prigionie
irretite di suoni e di bagliori:
fa sanguinare le nostre parole
e riesce ancora a ricucire mondi.

Sii benedetta, nel dolore, tu
che hai donato penombra e brezza lieve:
ti vedo dove non si trova traccia
di nessuna di quelle che non eri
né di me che nemmeno so chi fossi:
dove c’è spazio in cui si può ascoltare
il canto delle valli, delle foglie,
delle nubi, degli angeli, di noi.


Scritta nel 2022.

Notturno sul Po a San Mauro

26 martedì Lug 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore e morte, scenari

Sotto la chioma dei rami di un tiglio
osservo nella corrente i fantasmi
di luce rovesciata dalle case
dell’altra sponda. Inquadro con le dita
porzioni della scena, cerco fughe
limitate, per sogni non dispersi.

Rinuncio. Ciò che manca, dove manca?
Che cosa è qui? Sento il suono di scia
d’un uccello staccarsi dall’acqua.
Ci sono uccelli acquatici notturni?
Non vedo molto: il fiume, le frange
dei rami colmi di fiori odorosi.

Serve altro? Dove posso trovarti?
Questa lanterna magica dei sensi
è la vita, è l’amore? Dietro i vetri
colorati c’è luce? Com’è fatta?
Si vede senza occhi, senza lenti?

Vorrei morire, non morire, stare
sospeso, forse arrivi col tuo passo
di trampoliera magra, dalla riva
mi prendi in giro, mi dici: ma dai!


Scritta nel 2022.

Il vento nero

26 martedì Lug 2022

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amore e morte, scenari

Il vento nero
non dipende da me, non lo posso
evitare né causare.

Non viene dal pensiero: io posso pensare
a te intensamente, ricordare, persino
immaginarti, sognare – e non succede.

Di colpo succede, in qualsiasi momento:
parte forse da un minimo variare
di qualcosa di piccolo, si scatena, porta via
tutto da dentro.

Mi ritrovo – è difficile spiegare –
con la gabbia toracica vuota:
le costole come resti del fasciame
di una nave distrutta
dall’uragano.

Nessun organo più, né cuore né altro:
spazio deserto, mancanza
assoluta, mancanza di te
nel più intimo luogo, nel sacro del corpo
dove eri venuta ad abitare.

La pressione fa implodere in quel nulla
lo spirito, l’anima, il mondo, non so:
è solo buio, non esisto, cado
nel vento nero.

Il vento nero
finito il suo mestiere
si allenta, si calma, con spasimi ritorna
la pulsazione, il peso delle viscere
consueto: è il corpo di un vecchio che si mette
a sedere, si alza, compie azioni nel giorno
e pensa, sogna, spera di trovarti
per indulgenti varchi, si concede
la domanda del folle: dove sei?


Scritta nel 2022.

Dissipazione

19 martedì Apr 2022

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amore e morte, cose di dentro, scenari

Sei partita. Mi osservo decadere:
è più lungo il mio soggiorno. Non dico
manchi bellezza in quest’isola sferica
che tra altre sfere rotola nel vuoto.

Non manca: ma ogni incanto è assottigliato
in esile pellicola, non basta
ad avvolgere il grumo del dolore
questo miraggio d’acque, di riflessi.

Un sopore, o sensazioni forti
primarie, erotiche, vulve allargate
come vele, un rivolo di sperma
fra un seno e un ombelico, può sospenderlo.

O una rabbia, un sanguinare. Rivendica
la carne il suo dominio, il cordone
che nutre e tiene in schiavitù il pensiero:
vola in astratti cieli! – finché pulso.

“Ogni incanto”, “miraggio d’acque” – smettila!
Le tue finzioni cessano al cessare
della trachea, del fegato. L’eterno
è silenzioso, umile, nascosto.

Sei partita. Mi osservo decadere.
Qualche cosa, nel tempo, devo fare:
rivederti salire fra i rami degli alberi,
allungare radici in speranze di falde.


Scritta nel 2022.

Serale

17 domenica Apr 2022

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amore e morte, cose di dentro, scenari

Il rimpianto della tua filigrana
mi fa apparire l’arte grossolana:
la nostalgia di te così fina
– porcellana, fragranza mattutina.

Perché ti sei perseguitata tanto?

Alla finestra ho lasciato che la notte
venisse: come sono fuggitivi
– eterni – i colori del crepuscolo!

Ho nella testa voci stereofoniche
da punti nuovi, scrivendo imbroglio i tasti.
Una bambina tra un orecchio e la nuca
poco fa mi gridava, in sussurri, qualcosa.

Negli occhi ho una culla vuota, un banco
di scuola vuoto, un orto vuoto, un prato
vuoto, vedo il tratto lacerato
in ogni traccia di tempo e di spazio
anche dove non sono mai stato.

Mi butto sul letto. La casa è cambiata
ma il letto è quello dove t’ho abbracciata:
nelle mia braccia ti sei rannicchiata
allora – ora ti cerco ed è impossibile.

Come nessuno ci siamo parlati
e un poco so, un poco so con paura
perché ti sei perseguitata tanto.
“Se sai ma non è tuo, potrai averne cura”
mi dicevi con ultime, nitide, parole.

Non nitide le mie. È grossolana
la mia mente colpita, la tua filigrana
è meglio se la lascio raccontare
all’ingemmata erba, al bosco, al mare.


Scritta nel 2022.

Sottilissima

17 domenica Apr 2022

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amore e morte, scenari

Ogni alba ti contiene, ogni tramonto.
O tu, sottilissima, ogni alba
contieni, ogni tramonto. Sottilissima.

Tramontano parole e non ne sorgono
a nessun orizzonte. Mi allontano
quando riesco, dal mal dell’intelletto
perché in me un taglio, confuso, ti veda.

È meglio sfarinarmi nel franare
di scisse alture odorose di te
che opporre terrapieni, fondamenta
di palazzi ammirevoli, vuoti.

Le mani aperte, bambina, sei tu
casa e strada, sorella, montagna
e bosco – la tua carne è diventata
ciò che già era: la restituzione
a un cielo della luce a te maltolta:

un’iride sensuale in cui rinviene
– come uno stelo al presagio dell’acqua –
il disegno perduto del crinale.

[Sottilissima. Scusa il mio grosso
cercarti in vita, nel peso del sogno:
nel vizio, ancora, di raffigurare.]


Scritta nel 2022.

Loculo 22

25 venerdì Mar 2022

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amore e morte

Il loculo 22, quello accanto al tuo
è libero, ho pensato in un quadretto-delirio
di prenotarlo (si affittano? o come?)
per farmi tumulare accanto a te
ma al quadretto-delirio si oppongono
tre (almeno tre, forse di più e magari
le più importanti mi sfuggono) obiezioni

1) non è detto che tu vorresti, la nostra
è stata una relazione con scontri
e muri solo in parte abbattuti
e i momenti più intimi, più belli
erano sempre nell’ombra di un’ombra
dunque potrebbe essere
uno stalking postumo
roba da farti incazzare di brutto

2) detesto le tumulazioni, i cimiteri
non sono il vero luogo, se si è
dopo la morte, si è, spero, altrove
in luoghi belli, vasti, impensabili
il cimitero è solo un simbolo
così, per chi rimane, per un po’
e comunque meglio la terra o il fuoco
che le casse di zinco moderne
non so chi le ha inventate

3) creerei un bel problema a chi
dovrebbe occuparsi della cosa (i figli?)
il trasporto, le pratiche, i cazzi
e mazzi, in un momento magari
già difficile, boh

Dunque niente. I quadretti… Cristina
quanto ci siamo visti? A volte
mi dicevi che non ti vedevo
e che ognuno si rifugia nel suo mondo
immaginario. Anche altri me lo dicono.
La verità, la realtà, è qualcosa
di accettabile, di sopportabile?

Mi sembra di averti conosciuta
in una sfera profonda emotiva
più che chiunque altra e forse è vero
ma questo non vuol dire che sia molto.
Lo scolaro che prende sempre quattro
la volta che prende cinque e mezzo
si esalta, ma non ha la sufficienza.

Certe notti mi parlavi per ore
e ti ascoltavo attento e innamorato
ma ho imparato? Non solo le parole
ma anche certi fremiti, un tremore
della mano, un sussulto
del capo, ha ogni cosa un alfabeto
che non credo sia innato.

Eravamo entrambi spaventati
dalla vita, dall’essere, ma in modo
diverso. Ce lo siamo spiegato?
In parte… La tua frase che dicevi
spesso, “confessare di esistere
è una condanna a morte”, l’ho capita
o è scivolata a combaciare
con un sentire mio, deviandosi
in quadri miei, già sedimentati?

Ognuno parla solo di sé stesso?
E pure su ciò, con scarsa competenza?
Possono le anime toccarsi
senza usarsi violenza?
Tu forse non lo credevi possibile
– non esiste amare! – ne hai tratto
la conseguenza. Non lo so, non so niente.

Ogni parola che entra demolisce
qualcosa in noi, ci vorrebbero città
interiori robuste, resilienti
non di rigido fragile cristallo
come – forse, forse… – la tua e la mia.

Ci voleva più tempo o sarebbe
stato sempre impossibile. Credo
– questo lo credo – di averti amata.
Lo credo io. E credo che anche tu
per brevi tratti abbia amato me.
Così come si può. Lo credo io
e non è sufficiente, nulla è mai
sufficiente. È un sei meno meno
forse concesso con manica larga.

Se esiste il paradiso, è un luogo dove
gli alfabeti si baciano e i cuori
senza nessun bisogno di difendersi
né di aggredire, capiscono:
esplorano e si lasciano esplorare
fino in fondo, con gioia.
E si trovano belli, come sono.
Sogni, sogni, sogni, sogni!

Perché non ci vediamo al lungodora,
alla panchina della prima notte?
A poter fare qualche passo ancora
nei boschi delicati, pian piano
vedendo meglio i rametti, le gemme
le zolle tonde, i buchi delle talpe
il sottosuolo misterioso, scavarlo
piano – attenta, ti tengo, mi tieni
la mano…

È tutto da impazzire. Non è certo
inscatolando la vecchia carcassa
putrescente nel loculo 22
che ti starei vicino, ma succede
di delirare, per non sgretolarsi
del tutto – ugualmente ci si sgretola
contro l’inconfessabile esistenza
si va via, si va via.


Scritta nel 2022.

Il sei di marzo

09 mercoledì Mar 2022

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amore e morte

Il sei di marzo. Un anno, il funerale:
la prima volta che rimasi ore
nel piccolo paese: con te viva
era sempre di corsa, di sfuggita:
non era bene incontrare parenti
a cui giustificare chissà che.

Avevo dovuto certificare al Governo
che andavo alle esequie di una persona cara
e non essendo congiunti non è detto che valesse:
sai, non hanno ancora smesso con quelle stronzate
anzi han fatto di peggio, ci prendono gusto
i maledetti. Al casello di Ceva
la polizia fermava a caso, la scampai.

Precedetti, sono ansioso, di almeno due ore
l’arrivo della bara da Torino. Vietato accoglierti:
tutti in chiesa da prima nei posti fissati
distanziati, mascherati. Il prete disse
parole non banali, che ci si conciliasse
e fosse rispettata la tua scelta.
Ti cercavo e ti sentivo in ogni angolo.

Ma dalla chiesa al cimitero fra i boschi
si camminò vicini, io senza mascherina
vicino a non so chi. Poi la scena, il loculo
aperto, la bara dentro, il lavoro
di muratura, mattoni e cazzuola:
che strana usanza, ma in fondo che importa?
Tu eri già parte di tutte le valli.

Fu conflitto lungo, fra te e il tuo paese
ma fu anche l’infanzia, l’erba, il sogno
la passeggiata fino al lavatoio.
Per questo l’ho adottato – ti dispiace? –
e lo conservo in cuore, fra le cose
che, benché poco, tengono di te
un suono, un odore, un battito degli occhi.

Non è un granché la cronaca. Un bisogno
di commemorazione, le date, si fa
quel che si può, lo scenario del mondo
è cupo e stretto, non ti può contenere
e infatti sei altrove, ma di questo
non so dire, solo in lampi di grazia
fulminea confondermi, sentire
per davvero l’infanzia, l’erba, il sogno
la passeggiata fino al lavatoio.


Scritta nel 2022.

Il manifesto sul portone

05 sabato Mar 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore e morte

annunciano
annunciano la nascita
annunciano la nascita al cielo

si capiva da lontano dalla grafica e dalla posizione sul portone
che era una morte

mi sono sforzato di guadagnare qualche attimo ancora
un vecchio nel condominio, magari

no, non usano quella formula per un vecchio
nascita al cielo
casomai cristianamente mancato

la foto e il nome non si mettevano a fuoco
ma ormai sapevo
ha preso forma la riga sotto
di
di anni
di anni 30

avevo notato da lontano la luce spenta
lassù nel cucinino – sarà uscita
non sempre in casa, bene, non…

il tuo nome era bello, in carattere grande
il tuo nome è sempre bello
scritto, detto o pensato
è sempre bello

ho visto tutto
malore o incidente ipotesi remote, scartate
ho visto il volo
poi nulla

nulla
il mondo, un anno dopo, non è ancora ricomparso
non del tutto, qualche tratto
che non si unisce

e le parole, come quelle insegne
con pezzi spenti RIST NTE
ERIA

manchi negli alberi, nelle lavanderie
a gettone, nelle vie
ci sono fessure da cui spira
qualcosa di te o così credo

se qualcuno mi dicesse “voglio uccidermi”
lo guarderei muto
non ho argomenti per incitare a vivere
e ogni conforto è soltanto un ferire

ah, certo, il sole sorge
e le gemme si aprono di nuovo
in foglioline, come tu ci fossi
ma ci riguarda, questo?

ti trovo in sogni o in allucinazioni
ti sento nell’angolo acuto
dove, per poco, l’occhio non arriva
e dovrebbe

stasera, si parlava d’altro con un’amica
m’è apparsa la vita
intera, chiara
nessun modo per dirlo
nemmeno la più vaga allusione metaforica

indicibile intera
forse dunque, in quell’attimo, vera
senza rischio di volerla confessare
senza vesti d’inganno

la porto con me nel residuo labirinto
dove pareti di spesso vetro mandano
figure doppie, sbiadite
a nasconderne altre all’infinito

crollerà, crollerò, dove sei?


Scritta nel 2022.

Alle Chiosse

01 martedì Mar 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore e morte, scenari

ho pranzato da nonna Miranda
giù alle Chiosse, dopo la messa
mi hanno fermato, invitato, ho esitato
ho accettato, spero non ti dispiaccia

nessun pettegolezzo, tranquilla
ho parlato e ascoltato, con meno disagio
di quel che prevedessi: il pranzo
domenicale dalla nonna, agnolotti
cinghiale e patate, ho parlato di te
cose belle, la tua sensibilità
la tua nitidezza fine, le fratture
forse un poco agiografico, ma ci sta

ho saputo alcuni pochi dati nuovi
(“mamma ti perdono”, le dicesti al telefono)
ho abbassato gli occhi per non guardare piangere
alcuni, tardi, ora tutto è impossibile
ma ho percepito che le parole
venivano comprese, così

mi venivano in mente le frasi banali
da non dire e non le ho dette
“se ci fosse stato più dialogo”
da non dire perché è come dire
“se ci fosse la pace nel mondo”
non c’è mai stata, dalla preistoria
ci sarà una ragione

poi ho preso congedo, mi sono fermato
per due passi a Priola, sotto il cielo
limpidissimo, nuvole veloci
alle cime dei monti

ho atteso lì il previsto contrappasso
la spada del tuo mancare
a svuotarmi, dalla gola, il torace
passa, lo sai, ho respirato vedendo
erba sui margini, fioriscono le primule

poi l’autostrada, traffico di gente
che ritorna dal mare, da Savona


Scritta nel 2022.

Allucinazione

23 mercoledì Feb 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, amore e morte, cose di dentro

Stamattina presto ho dato un po’ d’acqua
alle piante sul balcone, alle sette e cinquantuno
è uscito il sole dalle colline, limpido:
quando è limpido spara subito raggi bianchi
abbaglianti, ho pensato di farmi un caffè
ma camminando verso il cucinino
mi è parso faticoso lavare la caffettiera
e riempirla e metterla sul fuoco e accendere
il fuoco, così ho mangiato uno yogurt
che è lo stesso, mi sono seduto sul letto
fra miei pensieri e tu ti sei voltata
un attimo a guardarmi mentre ti sistemavi
la maglietta, così ti ho vista, eri seduta
sul mio ginocchio, ti sei chinata
per allacciarti, credo, le scarpe
e mi hai guardato di nuovo, come a dire
“esco, sono pronta”, era tutto normale
tranne il tuo essere un poco trasparente
e non avere peso, hai fatto un cenno
d’intesa come chi esce un attimo e poi torna:
non sei andata alla porta, sei svanita
come è naturale, penso, per le visioni:
eri soddisfatta, forse per ciò che andavi
a fare uscendo, e con un tipo di sorriso
che non è rimasto in nessuna fotografia
perché è di oggi, non di prima, mi hai reso
partecipe, è stato bello stamattina
per un istante – allucinazione? la si può
chiamare così però sia benedetta:
se la salute mentale è perderti del tutto
meglio essere malati, come in fondo
tu e io, trovandoci, siamo sempre stati.


Scritta nel 2022.

Non è successo niente

21 lunedì Feb 2022

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore e morte, scenari

Ma è ieri sera che ho fotografato la luna
incendiaria? E il sole dietro Superga, è stamattina?
Ieri, le poesie in piazza Carignano
e quella, per te, al Concertino?
Oggi ho camminato e pedalato molto,
ho portato il nipotino lungo il Po. Oggi, vero?
Non mi è nitido il tempo. Quel bacio
improvviso alla stazione invece
era nel ’18, sì, credo di sì.

La nozione del tempo non l’hanno contestata
quando ero giovane (quando?) e
si contestava il nozionismo, ma…

Questa settimana ripercorre la settimana
di un anno fa, del tuo congedo
improvviso. Improvviso per gli altri
ma per te forse no, quanto a me
ho sempre avuto paura, ricordi
il balcone in via Fabrizi, quel mese
da quello strano tizio
anche lì quinto piano, fumavi
una sigaretta appoggiata alla ringhiera
io ero teso, ansioso che rientrassimo
nella camera, tu te ne accorgesti perché
ti accorgevi sempre, “non soffro di vertigini
e se decidessi, non ho paura, posso farlo”
potevi, hai potuto.

Le date le amo, così un po’ autisticamente
le amo, come Gozzano, però invece odio il tempo:
pensa se le date fossero figurine
che puoi spostare, invertire, scambiare:
ce lo rifacciamo il 18 giugno del ’18?
il 27 febbraio del ’21, lo togliamo
così libera le date successive
ci vediamo domani, che è palindromo?
Scusami. So che le mie fantasticherie
t’innervosivano, a volte.

È che, date a parte, tu non abiti
nel passato, non mi stai nella memoria:
tu mi stai dappertutto, anche in questa
nuova casa, dove non sei mai entrata
trovo strano non vederti – sei in cucina?
ti sei addormentata sul divano?
mi mandi un messaggio? sul telefono
è sempre attivo quel suono diverso
(un trillo lungo) per sapere che sei tu.

È delirio. Il trillo ha trillato
per l’ultima volta nel febbraio del ’21
e irrevocabilmente, irrevocabilmente
non trilla più. Che giorno è oggi, che cosa
sta succedendo?

Che montagna di sciocchezze, Dio mio!
Tutto è più breve e semplice-
mente insopportabile

non c’è nessun anniversario
perché non è successo niente, dormi
tranquilla, ora dormi, bambina
fai un sogno bello, sorridi
non è successo niente.


Scritta nel 2022.

Tragitti e saluti

13 domenica Feb 2022

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amore e morte

parole di due amici, indipendentemente
(credo esistano fili misteriosi)
mi evocano tragitti e saluti
e te: la fermata del 15 in corso Belgio

tranne rare eccezioni
(un lento capezzale, o un kamikaze…)
non lo sai mai quando un saluto è l’ultimo

dopo, lo sai
in un dolore umiliato
la morte con la falce insanguinata
ride, punta dritto il dito d’osso
nel tuo rimorso

eri sul molo o sulla nave? è uguale
non hai visto che l’ormeggio s’allentava
già c’è un braccio di mare, nero mare
non ti fa ritornare


Scritta nel 2022.

L’orrendo febbraio

23 domenica Gen 2022

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amore e morte, cose di dentro, scenari

viene fra poco l’orrendo febbraio
è un anniversario lungo un mese
dalle nostre telefonate al tuo volo
viene pieno di vuoto e rimorso indicibile
banalmente indicibile – non è tutto indicibile?

ma è più indicibile
ha senso “più indicibile”?
sì: perché non mancano solo i nomi
e i verbi e gli aggettivi: mancano
tempi e modi verbali, sintassi, un periodo
non-ipotetico dell’impossibilità dell’impossibilità

mancano, del linguaggio, quelle cose più profonde:
chi inventò dire il passato e il futuro
con una desinenza, una flessione?
è molto più del fuoco della ruota dell’atomo
chi lo inventò?

mi ci vorrebbero tempi verbali
che non esistono, li immagino semplici
senza ausiliari, soltanto suffissi
ma non esistono

filosofi dicono che il linguaggio crea il mondo
allora mi dia un dio un linguaggio per creare
il mondo in cui trovarci

no, ti
dedico le poesie che non mi riescono
quei grumi di noi insolubili in parole
che si bloccano nei vasi della mente:
forse lì dove sei tu li puoi ora disciogliere
nella materia d’un’altra dimensione
confessare di esistere esistendo
infinito silenzio musicale
non dovere morire


Scritta nel 2022.

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