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Carlo Molinaro

~ poesie e altre cose

Carlo Molinaro

Archivi tag: amore

La tua voce

24 martedì Ago 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, scenari

L’autobus fino a Porta Susa, un treno
fino a Fossano, un altro per Ceva,
da Ceva la corriera per Priola,
a piedi da Priola la salita
fino a Casario, al tuo cimitero.

È stupido, lo so, tu non sei lì
(per fortuna) ma sono debolezze
concesse, piccoli segni rituali:
un riquadro di marmo da guardare,
la tua foto, le date. E nel percorso
la tua casa, i tuoi boschi, i tuoi prati.

È stato al ritorno, sulla corriera
che osservando i nomi dei paesi scorrere
li ho sentiti come quando li dicevi
tu raccontando: Pievetta, Nucetto
non che tu li dicessi con affetto
ma li ho sentiti nelle orecchie e c’era
qualcosa, non so cosa, qualcosa
che quasi mi spingeva a voler bene
a quei luoghi, per come li dicevi
e come sono impressi nel mio udito:
qualcosa di dolcissimo, commosso
e non so, non lo so che cosa fosse:
io di spiegarlo non sono capace,
forse era solo che era la tua voce.


Scritta nel 2021.

Per i lungodora

11 mercoledì Ago 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore

Ti immagino in in luogo ampio
dove però non ti perdi, un luogo pieno
d’un voler bene che non lega e non schiaccia:
un luogo dove tu puoi ricomporti
o se preferisci restare scomposta
perché è revocato il requisito dell’ordine
all’essere sé stessi, all’essere felici.

Questo luogo ovviamente non esiste
ed è quasi inimmaginabile, quasi:
quasi, dal momento che lo immagino
e ti ci immagino. Solo un dio schizofrenico
può esserci e non essere tiranno:
ogni altra idea di dio è un’angheria.

Mie vane fantasie. Da quando tu
– lucente realtà, limpido specchio –
sei nell’altrove che nessuno sa
io ti ascolto in silenzio, così tu
attraversi il mio corpo come fanno
le brezze forti: la pelle non le ferma
e arrivano a soffiare fino al cuore
se m’abbandono e lascio che sia terra
la schiena e rami gli ossi e fiori gli occhi.

Per un momento. Poi cammino fuori
nel mondo, che è confuso e sparpagliato.
Mie fantasie. Ma era bello davvero
averti accanto per i lungodora.


Scritta nel 2021.

Le disconnessure

22 giovedì Lug 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, riflessioni, scenari

«io so chi sono, tu no» mi hai detto
tre settimane prima di morire
e già altre volte avevi rimarcato
quanto fosse impossibile per me
vederti, saperti

forse era impossibile anche a te
nel mosaico divelto, tra i frammenti
le disconnessure sanguinavano
le ricostruzioni rovinavano
e tutto vacillava

scoprire chi sei, conoscere te stesso
la questione antichissima
γνῶθι σαυτόν
mi sembra a volte che il problema posto
sia inadeguato, sia psicologia
euclidea, in qualche modo superabile:
psicologia tolemaica, con un centro
da ridiscutere

la scienza ha fatto passi da gigante
ma dentro noi s’è poco camminato
nessun Riemann, nessun Galileo
ha rivoluzionato:
Eschilo e Sofocle ancora descrivono
quasi perfettamente ciò che siamo

quell’io da scoprire è forse un principio
d’autorità, è qualcosa d’imposto
dagli avi? dagli dei? da un ineffabile
potere che s’è generato in sé
per scelta di nessuno?
è indefinito indimostrato assioma?

senza un io solido è penoso vivere
sì, ma
l’impulso, l’individuo, il collettivo…
di certo non va bene un io qualsiasi,
un io di colorata fantasia:
no, è richiesta una validazione
da un noi che ci sta dentro ma che spesso
è storto in ghirigori, in sabotaggi
e non c’è spazio, non c’è libertà
tu lo sai, che per lei vita rifiuti

per lei vita rifiuti

a prescindere da questo vaneggiare
su psichiatrie non ancora pensabili
credo – per quel che vale –
che
se tu ti fossi vista veramente
– come un cuore che è messo in piena luce
nell’intervento aperto
per l’occhio e lo strumento del chirurgo –
tu ti saresti assolta e soprattutto
ti sarebbe bastata la tua assoluzione

ecco, a me ora non basta la mia
ho bisogno di te, tu dove sei?


Scritta nel 2021.

Le foto dei morti

22 giovedì Lug 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore

Sarà anche vero che i morti assomigliano
col passare del tempo alle fotografie
i morti, gli altri morti – te, ti vedo
all’improvviso, per esempio da sotto
tu seduta su me, dall’incavo del collo
pieghi il capo in un’ombra, pensierosa
e mi appari, oppure accanto ti volti
di scatto con in mente qualche idea
disegnata sul viso, e mi appari:
intera, trasparente, sei impressa
in uno spazio che non è ricordo
ma è i miei occhi, è i miei occhi adesso
così viva che niente lo è altrettanto
non sei nessuna delle fotografie
e nessuna parola che so dire:
stai ancora cambiando, stai crescendo
e io attonito, mutilo mi arrendo
a questa vita che mi vivi dentro
e fuori e dappertutto – e poi sapere
che no, sei morta, e non poterlo credere
ma nemmeno ignorare: spezzarmi.

Come sei bella sempre! Forse i morti
che col tempo assomigliano alle foto
lo sono sempre stati, siamo aridi
ed è un raro miracolo vederci:
quando succede, come può finire?


Scritta nel 2021,

Dappertutto

20 martedì Lug 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro, scenari

Oggi mi sono frullati per la testa
diversi inizi di poesie per te
e non nasceva niente, dopo un po’
ho smesso di sforzarmi, di cercare:
sono rimasto a lasciarti passare
dentro di me: intorno, sì, un bel cielo
e voci e una sera di nuvole aperte:
contorni belli, ma senza costrutto:
tu sei, semplicemente, dappertutto.

(Fissando il vuoto lunghissimamente
forse ho capito che nuvole nere
hanno chiuso il tuo cielo, che alluvioni
han tagliato le strade, quale filo
fuori controllo ti ha legato l’anima:
e le mani dell’uomo senza volto
l’hanno raggiunta, nelle delicate
tue spalle senza pelle l’hanno presa:
ti sei divincolata, l’hai salvata
in quell’unico modo, a precipizio.)


Scritta nel 2021.

Compatriota

05 lunedì Lug 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, scenari

Di che reggimento sei, sorella?
Ci siamo incontrati, noi compatrioti
esuli disertori di una guerra non nostra:
esuli prima dell’inizio del tempo
da un paese in cui non ci è stata
insegnata la lingua: così muti, con sguardi
ci riconosciamo, o cercando di trovare
costrutti nella lingua del paese di adozione
che si avvicinino al nostro indicibile:
ai lemmi della nostra lingua orfana.

L’adozione si paga: alla guerra
si è chiamati per una vita senz’anima:
una vita che valga sul campo del mondo.
Esuli disertori ci si incontra, ma è difficile
fidarsi senza le radici: solo
la memoria di foglie, gli odori che si alzano
da una terra su cui non camminammo.

Di che reggimento sei, sorella?
Feriti nel bosco ci siamo abbracciati
e per sentieri impervi sostenuti
anche senza capire, anche senza sapere
se fosse davvero la medesima guerra:
ogni tanto t’illuminavi, sorridevi o ridevi
e questo è valso la pena di vivere.

Poi ti ho perso, tu mia compatriota
nei labirinti di voci, di rumori.
Su una porta un dispaccio militare
ha dato la notizia: sei caduta
crivellata dal plotone che ha eseguito
la sentenza per la tua diserzione.
Con gli occhi aperti, guardandoli in faccia
sei stata tu che hai gridato: fuoco!


Scritta nel 2021.

Di cose concrete

17 giovedì Giu 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, amore e morte, morte

Non posso farci niente, succede: barcollo,
vacillo, in un momento qualsiasi,
non importa come stia andando il giorno,
anche dopo un pomeriggio con la figlia
a conversare bene e mangiare sul pane
marmellata fatta in casa e più tardi
una cena con la buona amica in un posto
fresco fra gli alberi, piacevole,
in un momento qualsiasi vacillo,
barcollo: ho le mie contromisure,
appoggiarmi a un muro, a un albero
o meglio, per la mia indipendenza,
basta un passo di fianco, ingannare,
assecondandolo, il lato del cadere:
spostare il peso, aspettare, lasciare
che tutto intorno s’attenui, sbiadisca
confuso come dentro certi sogni,
muggisce al semaforo un autosnodato,
camminano accanto piedi imprecisati:
forse è mio desiderio, magari
tutto fosse qui intorno un lungo sogno
e svegliarmi, incontrarti: “Ma sai
che incubo assurdo stanotte, passavo
in bicicletta in corso Belgio, mi sono
fermato davanti a casa tua e sulla porta
c’era un foglio con scritto che sei morta!”
– tu mi tocchi una spalla: “Tranquillo,
è stato solo un brutto sogno”, respiro
e ci parliamo di cose concrete.


Scritta nel 2021.

E con questo?

22 sabato Mag 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, amore vissuto, morte

Mi hanno detto: il corpo intatto. Non sembrava
lo sfacelo d’un volo da quindici metri:
intatto il viso, e ancora respiravi:
ti sono servite delle ore per morire:
non si voleva arrendere il tuo cuore.

E con questo? Perché scrivo questo
mentre è passato un volo di rondoni
davanti alla finestra e il cielo è tumido
di nubi grigie? E perché dei rondoni
e delle nubi scrivo? Che esercizio è?

Forse è l’esercizio di un bambino
colpevole e ferito che ripete
mille volte la frase sul quaderno:
non, come crede il maestro, per estinguere
la punizione: no, per distrarsi.

Vedere qualcuno? Non ho niente da mettermi.
A pochi posso mostrarmi così.
Recitare non so. Mi distraggo
con i miei giochi, con le mie ossessioni
oppure resto fermo, imbambolato.

Il tuo corpo è sempre stato intatto.
«Quando un viso ha bellezza di cielo…»
La poesia che scrissi che comincia
con questo verso, i primi tempi con te:
è profezia la poesia, ma inutile.

Mi distraggo. Talvolta in un trasogno
t’incontro sorridente, mi tocchi
la spalla con la mano: stai tranquillo
dici – ma vola l’ombra del colpo, vacillo,
m’appoggio a uno schienale, a un mancorrente.

Dai, non è niente. Sono problemi miei.
Tu piuttosto, come stai? Dove sei?


Scritta nel 2021.

Risveglio in due passi, il terzo no

22 sabato Mag 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, morte

Stanotte t’ho sognata, eri nel letto
accanto a me, come quando era vero.
Ti guardavo senza toccarti, sussurravo
«sì, lo ammetto, ti desidero tanto»
mentre dormivi, poi mi sono svegliato
lentamente, lentamente ho compreso
che era un sogno, ma ho pensato
«forse ci rivediamo, ricominciamo»
e dopo qualche istante è arrivata
nella testa la notizia, un secondo
più violento risveglio, un dolore
come un’esplosione: non assimilo
la tua morte, risuccede ogni giorno
e non ci credo, voglio il terzo risveglio:
da quest’incubo assurdo, insopportabile.


Scritta nel 2021.

Film

06 giovedì Mag 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, morte

In un film che ho visto ieri la protagonista
cita una poesia d’amore, un po’ americana
un po’ niente di speciale, dice
che lei, l’amata, vivrà per sempre
perché lui, l’amante, la farà vivere
nei suoi versi. Bella presunzione.

Io scrivo solo per non soffocare
e ugualmente soffoco, mi schiaccia
tutto ciò che t’ha schiacciata, cerco
di salvare sorrisi, ali di libellule
nel peso del tuo corpo dilaniato
ogni ricordo più luccica più taglia:
vetro spezzato che un sole abusivo
sfrutta per fare giochi di riflessi.

Farti vivere? Non ci sono riuscito
quando dovevo, ed è finito il tempo:
adesso sono solo un parassita
che sopravvive in tracce che hai lasciato
vergognoso strisciando nei rimpianti
sul campo che tu hai di te fiorito.


Scritta nel 2021.

L’innocenza dei bisonti

05 mercoledì Mag 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro

se ferivi era perché
camminando nel tuo bosco di cristallo finissimo
succedeva
– volendo o non volendo –
che si rompesse un ramo, una foglia
e il cristallo spezzato è taglientissimo

alcuni dei colpevoli
sanguinando accusavano te
d’essere stronza, crudele

ma chi si inoltra in foreste frangibili
deve mettere in conto alcune cose
primo, camminare con infinita attenzione
con un passo più leggero di un passero
secondo, sapere che ciononostante
qualcosa spezzerà, ti farà male

ho provato a scendere, hai provato ad accogliermi
nel labirinto impervio degli abissi
dove il buio annodato alla luce
proibiva alla tua vita il dipanarsi

non per sciogliere quei nodi, soltanto
per starti accanto finché non si sciogliessero
per una terapia, per un miracolo

perché ero e sono innamorato di te

ho camminato più adagio che potevo
assottigliandomi in riva ai tuoi disegni
e se, maldestro, qualcosa spezzavo
il tuo sguardo e il rimorso mi colmavano
ogni minimo spazio, perciò
di sangue da miei tagli nemmeno m’accorgevo

il mio fine, il progetto, il desiderio era
che tu trovassi intatta una tua gioia
da cui partire, un tuo spazio invogliante
dove sgranchire le tue braccia magre
a toccare, spostare, modellare, vivere
vivere, vivere, vivere, vivere

ma per minimo che sia e involontario
un errore imprevisto dell’attento
in cui tu provi ad avere fiducia
delude più della mandria di bisonti
che tutto tritura nel modo previsto


Scritta nel 2021.

C’era la luna piena

07 mercoledì Apr 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, morte

mi sento il corpo soffocato di pietrisco
come un topo schiacciato da ruote
su una carreggiata friabile a cui
si mischia, s’impasta – non è interessante

scrivo per aggrapparmi a qualcosa
ma ha sempre meno senso, si allarga
lo spettro infrarosso o ultravioletto
il fischio che solo certi cani odono

non assomigli alle fotografie
somigli all’amore tenuto fra le braccia

(per comunicarmi come ti sentivi
quando eri lontana, mandavi
raffiche di foto sul telefono
anche in lacrime, disperata
da nessuno ti saresti fatta vedere
così – con me eri spudorata)

dio santo, lo so che è tutto un nodo
so che tutto è il rovescio di tutto, ma
se non ci siamo amati l’amore non esiste

(mi dicevi che riuscivo sempre
ad arginare le tue angosce – ma poi
non me l’hai più permesso
…
ti fossi stato accanto
afferrarti, tenerti
tenerti, tenerti, finché passa, bambina)

ho sempre pensato che i tuoi baci
sarebbero stati gli ultimi
di questa mia vita
ma ultimi i miei della tua no
no, no, no, non doveva
finire così

sciocchezze, scrivo per tenermi
non so nemmeno perché voglio tenermi
s’è spezzato l’anello
ho visto Nina cadere
fra le corde dell’altalena

il vento non l’ha presa
c’era la luna piena


Scritta nel 2021.

Aspettami se vuoi

06 martedì Apr 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro, morte

stamattina mi sono svegliato fra le tue ossa dilaniate
circondato dalla tua gabbia toracica sottile
un organo abusivo
un feto morto in un utero di costole

è stato, più che un sogno, un sentire nel risveglio
poi la sensazione si è dissolta
lasciando il vuoto

quest’impotenza così definitiva
ieri scrivendo contro i vaccini obbligatori
ho pensato che con un TSO
i farmaci psichiatrici che non volevi prendere
forse…

no

tutto si sovrappone, il piccolo fico
che t’incuriosiva sul nostro terrazzo

[il “nostro” terrazzo: curavi la casa
come una sposa – sapevamo
che era un gioco provvisorio
però che meraviglia]

traslocato qui in piazza Sofia è rigoglioso
è rigoglioso, lui, bastardo
– no, scusa, fico, non volevo, è un delirio

vive in un vaso, vive dove lo si porta
e se invece fosse nato in un bosco
sarebbe rimasto tutta la vita nel bosco
come fanno gli alberi

però la sua storia è diversa, te l’avevo raccontata
a Vercelli mia madre mi aveva detto:
togli quel rampollo di fico
che infesta l’aiuola dove non deve essere
e buttalo nella roggia

invece me l’ero portato in treno a Torino
ed è qui, rigoglioso, affacciato
su piazza Sofia, adesso

avrei voluto tenerti sempre con me
tu erba strappata
curarti, proteggerti, innaffiarti
è un discorso cretino lo so
ogni persona è un mondo indescrivibile
inconoscibile

[non ho imparato ad annaffiarmi da sola
– dice un verso d’una tua poesia]

ma ci siamo mescolati così
da non poter più staccare certi pezzi
pezzi di me si sono schiantati
nello schianto delle tue ossa sottili
si sono spenti nel tuo corpo inquieto

trasformarli in ricordi è un palliativo difficile
e poi perché, per farli
rimorire con me? anche i ricordi muoiono
sono così confuso, così perso

ci siamo a lungo mescolati ma
c’erano parti insolubili, dure
ghiaccio tagliente
che gelava e straziava il tuo mare

nessun abbraccio né mio né di nessuno
poteva scioglierlo

[anche il mio cuore è pieno di sassi
qualcuno tu l’hai tenuto nelle mani
con amore]

adesso
ho comunque messo la videocamera a filmare l’aurora
forse faccio il caffè
e viene primavera
vita immensa leggera
se esiste un luogo, aspettami
aspettami se vuoi


Scritta nel 2021.

Questo buio

24 mercoledì Mar 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, cose di dentro

Umiltà. Faccio il bravo poeta:
ci giro intorno, scavo dentro
i ricordi, le cose, agghindo
meglio che posso. Poi la sera
a descrivermi tutto
bastano canzonette:
freddo al cuore, tristezza, dolore,
come posso stare una vita senza te,
stasera pago io.

Agghindo. Chissà che vestito
t’hanno messo nella bara.
Ho saputo tardi dov’eri.
Forse meglio così.
È lo stesso ospedale, qui vicino
dove fui ricoverato
tantissimi anni fa.

Umiltà. Fu pieno di conflitti,
non facciamo quadretti:
forse chiamarlo amore
è un abuso: chi sa amare, di noi?
Abbiamo condiviso la ferita.
È stata, questo sì
la cosa più bella di tutta la mia vita.

Qualche illusione: “attraverso te
sto imparando ad amare me stessa”
m’ha fatto sentire – io inetto – capace
di salvare chi amavo: che è
la sensazione più bella del mondo.
Umiltà. Non era vero. Se lo fosse
stato, non sarebbe finita così.

È sera, è buio, sono qui da solo
e il tuo corpo è in un loculo
all’entrata di un minuscolo
camposanto fra i monti. La realtà
è tutta qui, si descrive in due righe.
Una riga è la lama e l’altra il ceppo.

Umiltà. Sognerò da ignorante
un paradiso accogliente
dove nulla si perde, con angeli attenti
a capire ogni cosa, a rassicurarti:
corri e gioca tranquilla
bambina, non ci sono mostri qui
ma boschi nuovi, boschi da scoprire.

Intanto è buio, ma è naturale
questo buio.


Scritta nel 2021.

I canti in chiesa

12 venerdì Mar 2021

Posted by carlomolinaro in poesie

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amore, dolore, scenari

Ti accolgano gli angeli
con cautela, che so io cosa vuol dire
sbagliare mezza parola con te

Ricorda Signore che l’uomo è come l’erba
“se ne ricorda, se ne ricorda”
– mi pare di sentirti mormorare

Quest’anima che hai chiamato
“ma che chiamato, l’ho deciso io
almeno questo”
– mi pare di sentirti gridare

come gridavi a me le mille volte
che non capivo
piccole cose o più grandi
“io t’ho amato, coglione”
furiosa, la tua dichiarazione

la mia voce era debole, fragile
“anch’io ma tu non vuoi”
chissà cos’era, cos’è, cos’è mai stata
la verità

però Gesù ti piaceva: “un tipo in gamba
e così maltrattato”

io non lo credo, Cri, ma se per caso
esistesse e lo trovi
diglielo, che è in gamba
e che sai com’è stato maltrattato

e che non dubiti che lui si ricordi
dell’uomo e dell’erba:
forse è solo, in paradisi di teologi
potrebbe avere bisogno di te


Scritta nel 2021.

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